Decreto “Salvavelox”: il MIMIT non consegna i documenti. Altvelox porterà gli atti alla Procura di Roma.
- Altvelox

- 1 lug
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Ai cittadini viene richiesto il pagamento delle sanzioni, ma gli atti necessari per verificare la regolarità del nuovo decreto restano in parte non accessibili. Dopo due riscontri incompleti, Altvelox annuncia la trasmissione del fascicolo all’autorità giudiziaria.

Il nuovo decreto ministeriale sui dispositivi di rilevamento della velocità incide direttamente su migliaia di accertamenti, sui procedimenti sanzionatori e sulle somme richieste agli utenti della strada. Proprio per questo, la sua formazione dovrebbe essere integralmente verificabile attraverso gli atti istruttori, i pareri tecnici, i documenti trasmessi alla Commissione europea e le valutazioni compiute dalle amministrazioni coinvolte.
A distanza di settimane dalla richiesta di accesso presentata da Altvelox, una parte rilevante di questa documentazione non è stata consegnata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’Associazione ha quindi deciso di sottoporre la vicenda alla Procura della Repubblica di Roma, affinché siano valutate la gestione del procedimento di accesso, la completezza del fascicolo amministrativo e le dichiarazioni rese dagli uffici ministeriali. Sarà l’autorità giudiziaria, sulla base degli atti, a verificare l’eventuale esistenza di condotte penalmente rilevanti o di altre irregolarità.
La richiesta di Altvelox
Il 9 giugno 2026 Altvelox ha presentato al MIMIT una circostanziata istanza di accesso documentale e civico generalizzato, acquisita il giorno successivo al protocollo ministeriale n. 0022319.
La richiesta riguardava ventisette categorie di documenti collegati al decreto ministeriale in materia di omologazione, taratura e verifiche dei dispositivi utilizzati per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità.
Tra gli atti richiesti figuravano i progetti di decreto trasmessi alla Commissione europea, gli Allegati A e B, la corrispondenza relativa alle procedure TRIS, le comunicazioni intercorse tra MIT e MIMIT, gli atti del tavolo tecnico, i pareri sui profili metrologici e l’indice completo del fascicolo amministrativo.
Non si trattava, dunque, di una richiesta generica o esplorativa. Ogni documento era stato individuato sulla base dei riferimenti contenuti nelle stesse note ministeriali e nel preambolo del decreto.
Il primo riscontro incompleto
Con nota prot. n. 0024527 del 26 giugno 2026, il MIMIT ha trasmesso soltanto alcune comunicazioni e due messaggi della Commissione europea.
Per la parte restante, il Ministero ha affermato in modo cumulativo che gli ulteriori documenti sarebbero stati richiesti in termini generici e che non risulterebbero formati o detenuti.
Secondo Altvelox, questa risposta non consente di comprendere quali atti non siano mai stati formati, quali non siano attualmente detenuti, quali siano stati trasmessi ad altri uffici e quali possano invece essere conservati presso differenti articolazioni del Ministero.
La distinzione è essenziale. Un documento mai formato è cosa diversa da un atto ricevuto e successivamente trasferito. Allo stesso modo, la mancata detenzione da parte di una singola direzione non dimostra che il documento non si trovi presso un altro ufficio della medesima amministrazione.
Dopo la contestazione, gli stessi documenti già consegnati
Altvelox ha contestato formalmente l’ostensione parziale con un sollecito-diffida, acquisito dal MIMIT il 1° luglio 2026 ai protocolli AOO_STV n. 0154898 e n. 0154900.
L’Associazione aveva indicato nuovamente, uno per uno, i documenti mancanti e le incongruenze rilevate negli atti già ricevuti.
Nonostante ciò, non risulta adottato un nuovo provvedimento motivato sull’accesso. I protocolli del 1° luglio documentano soltanto la ricezione della PEC e il suo successivo inoltro interno da parte dell’Ufficio relazioni con il pubblico.
Nel fascicolo risultano inoltre presenti gli stessi otto file già trasmessi con il riscontro del 26 giugno. Il confronto delle impronte informatiche SHA-256 ha evidenziato che si tratta di copie integralmente identiche.
Non sono quindi versioni aggiornate, documenti integrativi o nuovi atti istruttori. È stato ritrasmesso materiale già conosciuto, senza rispondere nel merito alle contestazioni formulate.
Gli atti che ancora non risultano consegnati
Tra i documenti tuttora mancanti figurano la nota MIT prot. n. 4437 del 28 febbraio 2025, richiamata espressamente da una comunicazione MIMIT, e gli atti relativi alla posizione assunta dai rappresentanti del Ministero nel tavolo tecnico istituito nel settembre 2024.
Non risultano consegnati neppure il primo progetto notificato alla Commissione europea nel marzo 2025, i relativi Allegati A e B, la corrispondenza completa della procedura europea n. 2025/0159/IT e la comunicazione con cui sarebbe stato chiesto il ritiro della prima notifica.
Mancano inoltre il progetto notificato il 3 febbraio 2026 nell’ambito della procedura n. 2026/0053/IT, i suoi allegati, le relazioni tecniche e l’intero scambio di comunicazioni con la Commissione europea.
Non è stato trasmesso neppure un indice completo del fascicolo MIMIT, che permetterebbe di conoscere gli estremi di protocollo, gli uffici coinvolti, gli allegati e la collocazione dei singoli documenti.
Resta infine priva di riscontro la richiesta di una dichiarazione analitica sui ventisette punti dell’istanza, con l’indicazione, per ciascun atto, della sua esistenza, detenzione, mancata formazione o trasmissione ad altra amministrazione.
Sanzioni richieste ai cittadini, trasparenza negata sugli atti
Il punto politico e istituzionale è evidente.
Ai cittadini viene richiesto di pagare sanzioni fondate sull’impiego di apparecchiature elettroniche e su provvedimenti amministrativi la cui regolarità deve poter essere controllata. Parallelamente, una parte degli atti che dovrebbero consentire tale verifica non viene resa disponibile, nonostante una richiesta dettagliata e due contestazioni formali.
Il pagamento di una sanzione non può fondarsi su un principio di fiducia cieca nell’operato dell’amministrazione. I cittadini hanno diritto di conoscere le regole applicate, le procedure seguite e i presupposti tecnici e giuridici dei provvedimenti che incidono sul loro patrimonio e sulla patente di guida.
Il problema non riguarda soltanto Altvelox. Riguarda ogni automobilista al quale venga notificato un verbale basato su un dispositivo inserito nel nuovo sistema regolamentare.
Non è ragionevole pretendere puntualità assoluta nel pagamento delle sanzioni e, nello stesso tempo, rispondere alle richieste di trasparenza duplicando documenti già consegnati o ricorrendo a formule generiche sull’inesistenza degli atti.
La persistente mancata consegna degli atti istruttori solleva forti e documentati dubbi sulla legittimità del decreto e sulla regolarità del procedimento seguito per la sua adozione.
La mancata consegna dei documenti non dimostra automaticamente che il decreto sia illegittimo o che il procedimento sia stato svolto in violazione delle norme. Una simile conclusione richiederebbe l’esame degli atti istruttori, delle versioni trasmesse alla Commissione europea, delle valutazioni tecniche e delle comunicazioni intercorse tra le amministrazioni.
È proprio l’assenza di questi documenti, tuttavia, a impedire ogni verifica completa.
L’omessa ostensione alimenta quindi un dubbio oggettivo sulla completezza dell’istruttoria e non consente di accertare se la predisposizione dell’Allegato B, la procedura europea e l’esame dei profili metrologici siano avvenuti nel rispetto delle disposizioni applicabili.
La trasparenza serve esattamente a questo: permettere di distinguere un procedimento regolare da uno incompleto. Senza gli atti, resta soltanto l’affermazione dell’amministrazione interessata, che evidentemente non può valere come prova di se stessa.
Altvelox porterà gli atti alla Procura di Roma
Dopo la prima ostensione incompleta e il successivo inoltro degli stessi file, Altvelox non presenterà ulteriori solleciti.
Il fascicolo sarà trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma, territorialmente competente rispetto agli uffici ministeriali interessati, affinché valuti le condotte documentate e verifichi se la gestione del procedimento, la conservazione degli atti e le dichiarazioni fornite dal Ministero presentino profili meritevoli di approfondimento.
L’Associazione chiederà anche la conservazione integrale delle registrazioni di protocollo, delle comunicazioni di posta elettronica ordinaria e certificata, dei messaggi TRIS, delle versioni successive del progetto, degli allegati, dei metadati e di ogni evidenza informatica relativa ai rapporti tra MIMIT, MIT, Presidenza del Consiglio e Commissione europea.
Altvelox renderà pubblica la cronologia della vicenda, indicando i protocolli, i documenti effettivamente ricevuti e quelli rimasti senza risposta. La comunicazione sarà limitata ai fatti verificabili, nel rispetto della pertinenza, della continenza e della tutela dei dati personali.
I cittadini non possono essere chiamati a pagare sulla base di procedimenti sottratti a una verifica completa. Prima di pretendere il rispetto delle regole dagli utenti della strada, le amministrazioni devono dimostrare, attraverso gli atti, di averle rispettate esse stesse.
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