Nel nome del Codice della Strada
Il nome Altvelox non nasce per “salvare” gli automobilisti pericolosi e irresponsabili dalle multe o per ostacolare i controlli, ma per pretendere che quei controlli siano svolti in modo legale, trasparente e rispettoso delle norme. La repressione delle
violazioni è giusta solo se gli strumenti utilizzati sono regolari, omologati e gestiti nell’interesse della collettività, non come semplice macchina per fare cassa e sistemare i bilanci.
La sicurezza stradale è una cosa seria. Non è mia intenzione minimizzare la gravità dei comportamenti irresponsabili alla guida, né far passare il messaggio che i provvedimenti sanzionatori non siano necessari.
Non aspettatevi eroi. Aspettatevi cittadini, associazioni, e anche funzionari che fanno il loro dovere, ma che si ritrovano in minoranza rispetto al “tirare a campare”. Aspettatevi anche una domanda che torna sempre, come una scheggia: se la legge è chiara e la giurisprudenza è chiara, perché si continua a fare finta di niente? La risposta non è una sola, e non è comoda.
Dentro ci sono soldi, e sono tanti, consenso, abitudine, paura di ammettere errori, e quella vecchia convinzione secondo cui il cittadino, alla fine, si stanca.
I fatti raccontati in questo libro sono realmente accaduti, i nomi sono reali, gli atti esistono, i protocolli pure e le conseguenze le pagano persone vere. Se qualcuno si riconosce, tranquilli, non è un caso, è perché c’era davvero.
