Belluno: Due querele per diffamazione contro Altvelox che risponde con denuncia per calunnia.
- Altvelox

- 25 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 26 mar
Il sindaco Oscar De Pellegrin, il Comune di Belluno e il segretario comunale Francesco Pucci hanno promosso due distinti procedimenti per diffamazione. Altvelox sostiene che quelle frasi non nascano da attacchi personali, ma da una controversia amministrativa reale, già documentata da accessi agli atti, esposti e iniziative formali, e chiede anche alla Corte dei conti di verificare se siano state sostenute spese pubbliche legittime per tali iniziative.

Il 25 marzo 2026 Altvelox ha depositato una nuova denuncia-querela chiedendo alla Procura di verificare se, nella vicenda che coinvolge il segretario comunale di Belluno Francesco Pucci, vi siano gli estremi del delitto di calunnia.
L’associazione non sostiene che vi sia già una responsabilità accertata. Chiede però che venga verificato se siano state presentate accuse penali nei confronti di ALtvelox e del suo presidente, sapendo a priori che i fatti contestati si collocavano dentro una controversia amministrativa vera, precedente e ampiamente documentata. La denuncia riguarda il procedimento penale OMISSIS ed è espressamente rivolta nei confronti del dott. Francesco Pucci, in proprio e quale segretario comunale di Belluno.
Contro Altvelox non esiste una sola querela per diffamazione. Ce ne sono due per i medesimi fatti.
La prima è stata promossa dal sindaco pro tempore Oscar De Pellegrin e dal Comune di Belluno. La seconda è stata promossa dal segretario comunale Francesco Pucci. Secondo quanto esposto nella denuncia del 25 marzo 2026, entrambe riguardano lo stesso contesto sostanziale: autovelox, piani del traffico, ZTL, accesso agli atti e legittimità degli atti amministrativi contestati dall’associazione. Non si parla quindi di frasi isolate nate dal nulla, ma di affermazioni inserite in una vicenda già aperta da tempo.
Sul primo procedimento, quello promosso dal sindaco Oscar De Pellegrin e dal Comune di Belluno, la denuncia ricostruisce un fatto preciso. L’11 giugno 2025 il Pubblico Ministero dott. Claudio Fabris ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415-bis c.p.p., notificato il 19 giugno 2025. Poi, il 17 luglio 2025, il presidente di Altvelox è stato sentito a verbale dalla Squadra Mobile della Questura di Belluno, con assistenza difensiva, su delega del medesimo Pubblico Ministero.
Nella denuncia si evidenzia che, allo stato della documentazione disponibile, dopo quell’interrogatorio non risulta documentato alcun ulteriore atto conclusivo del procedimento. Questo è un dato importante, perché dimostra che su quella prima querela l’indagato è già stato sentito formalmente, ma che almeno dai documenti oggi richiamati non emerge ancora un esito finale noto.
Il secondo procedimento riguarda invece la querela presentata da Francesco Pucci il 3 ottobre 2024 davanti ai Carabinieri di Belluno. Sempre secondo gli atti richiamati da Altvelox, quella querela riguardava post e contenuti pubblicati sul blog e sui social dell’associazione, ritenuti lesivi dal querelante. Dal fascicolo risulterebbero poi una richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero del 15 novembre 2025 e una opposizione depositata il 13 gennaio 2026. Anche qui, dunque, la vicenda non appare definita in via conclusiva.
C’è poi un passaggio che rende il quadro ancora più concreto. Prima della querela per diffamazione, Francesco Pucci aveva già promosso nel 2023 un reclamo davanti al Garante per la protezione dei dati personali contro contenuti pubblicati da Altvelox. Quel procedimento però, secondo la denuncia depositata il 25 marzo 2026, si è chiuso con comunicazione del 30 maggio 2024, con chiusura dell’istruttoria da parte del Garante, che ha ritenuto gli articoli riconducibili alla libera manifestazione del pensiero e non ha adottato provvedimenti ulteriori. Altvelox richiama questo precedente per sostenere che il conflitto era già noto, formalizzato e ben chiaro a tutti i soggetti coinvolti prima ancora della querela del 3 ottobre 2024.
A questo quadro si aggiunge ora un ulteriore profilo, che l’associazione ha portato davanti alla Procura regionale della Corte dei conti del Veneto. Nella denuncia del 25 marzo 2026 Altvelox chiede infatti di verificare se il Comune di Belluno abbia impiegato denaro pubblico, direttamente o indirettamente, per sostenere querele, denunce, difese o altre attività legali riferite ai procedimenti promossi dal sindaco pro tempore, dal segretario comunale e dallo stesso ente contro il presidente dell’associazione. La richiesta riguarda in modo esplicito l’ammontare delle somme eventualmente impegnate o liquidate, i titoli giustificativi, i professionisti incaricati e la coerenza di tali spese con le finalità istituzionali dell’amministrazione. Altvelox chiede inoltre che venga valutato se, a fronte di una controversia nata da accessi, segnalazioni, esposti, ricorsi e attività critica documentata su atti amministrativi e sull’esercizio del potere pubblico, l’eventuale uso di risorse collettive per iniziative giudiziarie potenzialmente infondate o comunque non strettamente necessarie possa presentare profili di irregolarità contabile o di danno erariale.
Il punto politico e istituzionale che Altvelox intende portare all’attenzione pubblica è quindi duplice. Da un lato vi sono due querele per diffamazione riferite al medesimo contesto fattuale, dall’altro vi è una nuova denuncia che chiede di accertare se quelle iniziative penali abbiano trasformato una controversia amministrativa reale in una rappresentazione accusatoria non corrispondente al contesto effettivo. E, sul piano contabile, vi è la domanda se eventuali spese sostenute con soldi pubblici per tali azioni siano state davvero legittime, necessarie e coerenti con l’interesse dell’ente.
La linea dell’associazione è netta. Le frasi contestate sono state ritenute offensive dai querelanti. Altvelox, invece, sostiene che esse rientrino nel pieno e legittimo diritto di critica e di denuncia su fatti ritenuti documentalmente veri, o comunque fondati su atti, accessi agli atti, note amministrative e documenti già esistenti. Proprio per questo ora l’associazione chiede di accertare se quelle querele abbiano trasformato una controversia amministrativa reale in una accusa penale per diffamazione aggravata costruita come se tutto fosse inventato.
È questo il senso della nuova denuncia per calunnia. Non uno scontro personale. Una richiesta di verifica giudiziaria su fatti e responsabilità.



Commenti