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L’Europa fa tremare l’Italia: ritorna l’abuso d’ufficio?

La nuova direttiva europea approvata il 26 marzo 2026 rimette al centro la responsabilità penale per gli abusi intenzionali del potere pubblico, un tema che incrocia direttamente le denunce di Altvelox sui controlli autovelox ritenuti illegittimi, sulle omissioni documentali e sugli atti adottati o mantenuti in violazione di legge.


Nella materia autovelox, potrebbe tornare centrale la responsabilità penale per gli abusi intenzionali del potere pubblico.
Nella questione autovelox, potrebbe tornare centrale la responsabilità penale per gli abusi intenzionali del potere pubblico.

Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva anticorruzione con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni. Il testo, già oggetto di accordo provvisorio con il Consiglio nel dicembre 2025, non è però ancora diritto vigente dell’Unione, poiché deve essere formalmente adottato anche dal Consiglio e successivamente pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Solo da quel momento entrerà in vigore. Da allora decorrerà il termine di recepimento per gli Stati membri che è fissato in 24 mesi. Non si tratta dunque di un ritorno immediato e automatico di una fattispecie penale identica a quella abrogata in Italia, ma dell’avvio di un percorso normativo europeo preciso, vincolante e difficilmente eludibile, che imporrà comunque all’ordinamento interno di ripristinare una tutela penale effettiva contro le più gravi violazioni intenzionali nell’esercizio delle funzioni pubbliche.


Per capire la portata politica della notizia bisogna ricordare che in Italia l’art. 323 c.p. è stato abrogato dalla legge 9 agosto 2024, n. 114, entrata in vigore il 25 agosto 2024. Prima dell’abrogazione, nella sua formulazione più recente, puniva il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni, in violazione di specifiche regole di legge prive di margini di discrezionalità, oppure omettendo l’astensione dovuta, procurava intenzionalmente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale oppure arrecava ad altri un danno ingiusto. In termini semplici: non colpiva l’errore amministrativo, ma l’uso consapevole e distorto del potere pubblico contro la legge e contro i diritti altrui.


Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva anticorruzione
Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva anticorruzione

Il testo finale europeo non riproduce in modo letterale il vecchio “abuso d’ufficio” italiano. Anzi, secondo la ricostruzione ufficiale del Parlamento europeo, il termine “abuse of functions” non compare più come tale nel compromesso finale. L’articolo 11 della direttiva usa una formula diversa, “unlawful exercise of public functions”, e impone agli Stati membri di assicurare che almeno alcune gravi violazioni di legge, commesse intenzionalmente da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni o nel mancato compimento di un atto dovuto, siano punite come reato. Il testo aggiunge anche che gli Stati possono limitare la disciplina a determinate categorie di funzionari. Tradotto: non è detto che rinasca il vecchio art. 323 con lo stesso nome e gli stessi elementi, ma è molto difficile sostenere che possa restare del tutto priva di presidio penale la fascia più grave degli abusi funzionali intenzionali.


Anche per questo le formule giornalistiche del tipo “l’Italia dovrà reintrodurre l’abuso d’ufficio” colgono il segnale politico, ma sul piano tecnico vanno maneggiate con cura. Rai News ha riportato le dichiarazioni della relatrice europea, secondo cui l’Italia dovrà tornare a criminalizzare almeno le forme più gravi riconducibili a quell’area. È una lettura politicamente forte e non campata in aria, ma il testo ufficiale lascia allo Stato membro un margine sulla tecnica di recepimento: nuova figura di reato, riscrittura di una fattispecie simile, oppure innesto su reati già esistenti, purché la tutela penale sia reale e non di facciata.


il collegamento con le 235 denunce sugli autovelox esiste
il collegamento con le 235 denunce sugli autovelox esiste

Venendo alla materia che interessa Altvelox, il collegamento con le 235 denunce sugli autovelox esiste, ma va tenuto sul piano serio dei fatti e non delle etichette. In astratto, una futura fattispecie italiana conforme alla direttiva potrebbe venire in rilievo quando un pubblico ufficiale, o chi esercita funzioni pubbliche rilevanti, agisca intenzionalmente in grave violazione di obblighi di legge per consentire o mantenere attività sanzionatorie che sa non conformi alla disciplina vigente.


Pensiamo, in termini astratti, all’adozione o al mantenimento di atti che permettano la prosecuzione di accertamenti automatici pur in presenza di violazioni giuridiche gravi e conosciute, oppure all’omessa rimozione o sospensione di impianti e procedure nonostante atti, pareri, accessi o contestazioni formali che rendano evidente il problema. La direttiva, nei considerando, collega proprio queste gravi violazioni all’ottenimento di un vantaggio indebito per sé o per terzi oppure alla lesione dei diritti o interessi legittimi di una persona.


Detto ancora più chiaramente: non basterebbe la semplice illegittimità amministrativa, né una questione tecnica opinabile, né il solito scaricabarile burocratico che tanto piace agli apparati quando devono fingere di non vedere. Servirebbero elementi concreti e documentati: la regola di legge violata, l’atto o l’omissione specifica, la consapevolezza del problema, l’intenzionalità della condotta, il vantaggio indebito perseguito o il danno arrecato ai cittadini. Se questi tasselli emergono, soprattutto in contesti di sanzioni seriali e protratte, il terreno penalistico torna ad aprirsi. Se non emergono, resta una censura amministrativa o contabile, ma non necessariamente penale.


In sintesi, l’Europa non ha resuscitato oggi, con un colpo di teatro, il vecchio art. 323 c.p. identico a prima. Ha però imposto che le gravi violazioni intenzionali della funzione pubblica tornino a essere presidiate penalmente. Ed è proprio questo il punto che, per le vicende autovelox contestate da Altvelox, può diventare molto serio.

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