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A Livinallongo il velox non fa più cassa e la seconda casa paga la differenza.

A Livinallongo del Col di Lana nelle Dolomiti Bellunesi le multe sono finite e le tasse vengono riallineate: mancano 370.000 euro di autovelox ed allora l’amministrazione Nagler compensa con tributi IMU che colpiscono soprattutto chi non vota qui.


Il Sindaco Nagler e l'autovelox di Livinallongo (BL)
Il Sindaco Nagler e l'autovelox di Livinallongo (BL)

1 gennaio 2026 - Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sulla funzione reale di certi autovelox, oggi ha la risposta, quando il dispositivo si ferma, il bilancio scricchiola, e l’amministrazione cerca altrove le stesse entrate, anche a costo di spostare il peso fiscale su chi non risiede e non vota.


Altvelox aveva già denunciato la situazione
Altvelox aveva già denunciato la situazione

A Livinallongo Col di Lana micro comune dolomitico nel Bellunese, la vicenda è diventata pubblica e misurabile, non un’opinione. L’impianto installato nel 2020 tra Pieve e Brenta, lungo la SS 48, secondo quanto riportato e secondo gli stessi numeri richiamati in consiglio comunale, garantiva fino a 370.000 euro annui di proventi da sanzioni per eccesso di velocità. Poi arriva lo stop, perché il tratto non rientrerebbe nei criteri ministeriali, in particolare per la qualificazione del contesto stradale e per l’impossibilità di sostenere un limite ribassato a 50 km/h come se si fosse in “centro abitato” quando, nella sostanza, non lo è. Qui il punto non è la “velocità”, è la legittimità del presupposto amministrativo che regge l’accertamento.


Altvelox su questo Comune non è arrivata ieri. Prima di questa nuova denuncia, l’associazione aveva già depositato tre esposti alla Procura di Belluno rimasti inevasi, con taglio documentale, non polemico, e con contestazioni precise: l’uso dell’accertamento automatico su un’arteria di grande scorrimento, la costruzione artificiosa del presupposto del centro abitato, la coerenza della segnaletica e dei limiti con la reale natura del tratto, la tracciabilità degli atti autorizzativi (decreto prefettizio, individuazione del tratto ai sensi dell’art. 4 del DL 121/2002, eventuali provvedimenti comunali e istruttorie). In parole semplici, il classico schema che tanti automobilisti conoscono sulla pelle: limite basso, postazione fissa, verbali seriali.


Il dato politicamente più rivelatore, e giuridicamente più serio, è un altro. Il Prefetto sospende l’autorizzazione solo col decreto del 18 giugno 2025 quando diventa impossibile “trovare un’alternativa” spendibile, e questo mentre in altri contesti (come Colle Santa Lucia) si è visto che la ricerca dell’escamotage, o della soluzione di ripiego, viene tentata fino all’ultimo centimetro di strada aumentando il limite da 50 a 70.


È un punto che pesa: perché l’autorizzazione alla contestazione differita non è un automatismo, richiede presupposti verificabili, e soprattutto richiede coerenza, non creatività amministrativa. Dentro questa cornice si inserisce la scelta della giunta del sindaco Oscar Nagler.


Il Prefetto di Belluno Roccoberton
Il Prefetto di Belluno Roccoberton

Venuto meno il gettito da sanzioni autovelox, il Sindaco annuncia la necessità di recuperare risorse e porta l’aliquota IMU sulle seconde case al massimo consentito (1,06%), colpendo in modo mirato proprietari non residenti, spesso famiglie che tengono una casa in montagna e che già subiscono costi più alti e servizi percepiti come più deboli. È una manovra formalmente possibile, ma politicamente chiarissima. Quando la cassa da multe si spegne, si apre la cassa delle imposte.


L’opposizione, tramite l’ex sindaco Leandro Grones, contesta la scelta e la definisce ingiustificata e dannosa, collegandola direttamente alla perdita del gettito dell’autovelox. E qui si arriva al nocciolo: se un’amministrazione lega pubblicamente la tenuta del bilancio a un impianto sanzionatorio, sta ammettendo che quell’entrata non era un “effetto collaterale”, era una voce strutturale.


Questo, sul piano della credibilità istituzionale, è devastante. Sul piano giuridico, è un elemento che rafforza l’interesse pubblico a pretendere trasparenza totale su atti, criteri, presupposti e controlli, perché la linea tra sicurezza e gettito non può essere lasciata alla narrativa.


La nuova denuncia di Altvelox nasce così proprio per ratificare, integrare e rendere organico quanto già contestato nelle tre iniziative precedenti, alla luce della conferma fattuale arrivata dalla cronaca: autovelox spento, bilancio da compensare, scelta fiscale sui non residenti. Ora il tema non è “attaccare” qualcuno, è pretendere che Prefettura e Comune stiano dentro le regole, con atti completi, motivazioni verificabili e criteri ministeriali rispettati, perché i controlli si fanno, ma si fanno regolari, e quando non lo sono devono fermarsi, senza scorciatoie e senza spostare il conto su altri con un colpo di aliquota.

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