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La linea di Napoli ignorata nel Nord Est. Altvelox denuncia i prefetti di Venezia, Vicenza, Verona e Padova.

L’art. 6 del D.M. 11 aprile 2024 impone che le postazioni già esistenti non conformi ai presupposti e alle prescrizioni dell’Allegato A siano adeguate entro dodici mesi, con obbligo di disinstallazione in difetto. In questo quadro, la mancanza di omologazione assume rilievo decisivo, poiché la stessa Prefettura di Napoli ha collegato la sospensione dei decreti alla conformità tecnica dei dispositivi e all’omologazione dei misuratori di velocità.


 la mancanza di omologazione assume rilievo decisivo, poiché la stessa Prefettura di Napoli ha collegato la sospensione dei decreti alla conformità tecnica dei dispositivi e all’omologazione dei misuratori di velocità.
 La mancanza di omologazione assume rilievo decisivo

La decisione del Prefetto di Napoli del 3 marzo 2026 ha segnato un passaggio molto chiaro nel caos nazionale sugli autovelox. Con un provvedimento formale, la Prefettura ha sospeso i precedenti decreti autorizzativi relativi ai controlli automatici della velocità nell’area metropolitana, richiamando l’art. 142 del Codice della Strada, l’art. 4 del decreto-legge 121/2002 e soprattutto il decreto ministeriale 11 aprile 2024. Il punto centrale è semplice da capire: se i dispositivi già installati non sono conformi ai nuovi presupposti e alle prescrizioni tecniche, non possono restare operativi come se nulla fosse. La Prefettura di Napoli ha scritto nero su bianco che la sospensione era necessaria per garantire legalità dell’azione amministrativa, certezza degli accertamenti e tutela degli utenti della strada.


Non si tratta di una sfumatura burocratica, una di quelle invenzioni italiane con cui si prova a confondere tutto finché il cittadino si stanca e paga. Qui il punto è un altro: se un’autorità dello Stato ritiene che, prima di continuare a sanzionare, serva una verifica seria sulla conformità tecnica e giuridica delle postazioni, allora quel criterio non può fermarsi a Napoli.


La legge non cambia attraversando una regione. Non può essere severa in Campania e accomodante in Veneto. Non può tutelare un automobilista a Napoli e lasciare scoperto un cittadino a Padova, Verona o Venezia.


Il Prefetto di Venezia Darco Pellos
Il Prefetto di Venezia Darco Pellos

È proprio da questo precedente che Altvelox ha fatto partire, il 9 marzo 2026, una prima iniziativa coordinata in Veneto, depositando sette istanze alle Prefetture di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. La richiesta era lineare: sospendere in via cautelativa i decreti in vigore, riesaminarli in autotutela e, nelle more, impartire disposizioni per disattivare le postazioni non assistite da documentazione completa e verificabile. Nelle stesse istanze l’associazione ha chiesto anche relazioni istruttorie, dati di incidentalità del quinquennio, verifiche tecniche e atti amministrativi richiamati nei decreti. In altre parole, ha chiesto ciò che dovrebbe esistere prima delle multe, non dopo.


Da lì la linea è stata presentata come destinata a estendersi progressivamente al resto del territorio nazionale e, secondo quanto reso noto dall’associazione, il fronte si è allargato anche oltre il Veneto, con iniziative rivolte o annunciate verso Friuli, Milano, Roma, Torino, Trento, Rimini e Teramo. Su Teramo, per esempio, la diffida risulta pubblicamente riportata il 12 marzo 2026, con richiesta di sospensione del decreto prefettizio e accesso alla documentazione tecnica delle singole postazioni.


Il problema è ciò che è accaduto dopo. O, meglio, ciò che non è accaduto. Le prime risposte arrivate da diverse Prefetture del Veneto non hanno seguito la strada aperta da Napoli.


  • Venezia ha qualificato il proprio riscontro come una semplice comunicazione “di cortesia”, ha escluso qualsiasi riesame e ha rinviato l’associazione al TAR o al ricorso straordinario.

  • Verona ha sostenuto che la Prefettura si occupa dell’individuazione delle tratte e non dei profili tecnici delle singole apparecchiature.

  • Padova ha adottato una linea molto simile, indicando i rimedi giurisdizionali e affermando che le verifiche sui singoli dispositivi spettano agli enti proprietari e ai Comuni.

  • Vicenza, da parte sua, ha rivendicato la piena conformità del proprio decreto, ha negato l’accesso a larga parte dei documenti e ha persino precisato che i verbali privi dell’attestazione sul tratto autorizzato o sul rispetto delle norme tecniche sono annullabili in sede di ricorso. È un’ammissione che pesa. Perché se un verbale può essere annullato per questi motivi, il controllo non può essere ridotto a una formula generica.


Decreto Prefetto di Napoli 03.03.2026
Decreto Prefetto di Napoli 03.03.2026

Secondo Altvelox, tutto questo descrive una scelta precisa: non aprire un vero fronte di verifica verso i Comuni e non imporre lo stop cautelativo dei rilevatori, nonostante il precedente di Napoli e nonostante il quadro normativo richieda controlli puntuali, documentati e verificabili. È una situazione grave, perché produce una frattura istituzionale evidente. Da una parte c’è chi sospende per verificare. Dall’altra c’è chi preferisce dire che il problema riguarda sempre qualcun altro.


I primi fronti di denuncia e di contenzioso sono già emersi su Venezia, Vicenza, Verona e Padova, mentre altri sviluppi sono stati annunciati anche su ulteriori territori. Il messaggio, in fondo, è uno solo e riguarda tutti: i controlli di velocità sono legittimi solo se rispettano davvero la legge. Altrimenti non siamo davanti a sicurezza stradale, ma a un sistema che pretende obbedienza senza offrire trasparenza. E in uno Stato di diritto questo non è un dettaglio.

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