Pergine: Autovelox accesi e legalità spenta. Altvelox deposita la terza denuncia.
- Altvelox

- 6 giorni fa
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Quando un Sindaco ammette che i ricorsi si perdono ma decide di andare avanti, il problema non è più solo tecnico: diventa istituzionale, economico e politico. Nel mirino Sindaco, Commissario del Governo, Polizia Locale, Polizia Stradale e Provincia autonoma di Trento: non è ammissibile conoscere il problema dell’omologazione e continuare a incassare.

Il caso degli autovelox di Pergine Valsugana non è più una semplice disputa tra automobilisti sanzionati e amministrazione comunale. È diventato un caso pubblico, perché dalle parole del Sindaco Marco Morelli emerge un dato che non può essere ignorato: gli impianti restano accesi anche dopo ricorsi persi, sentenze sfavorevoli e contestazioni documentate sulla mancanza di omologazione.
Secondo quanto riportato dalla stampa e ripreso nella denuncia Altvelox, il Sindaco avrebbe dichiarato di voler mantenere attivi gli autovelox, sostenendo che spegnerli significherebbe, nella sostanza, autorizzare gli automobilisti a correre “ai 300 all’ora”. È una frase forte, certamente efficace sul piano comunicativo. Peccato che il diritto non funzioni a slogan, anche se ormai pare diventato un optional nelle pubbliche amministrazioni quando c’è da difendere un sistema che produce entrate.
Il punto non è se i controlli servano. I controlli servono, eccome. Ma devono essere regolari, documentati e fondati su strumenti legittimi. Se un apparecchio viene usato per generare verbali senza contestazione immediata, deve poter dimostrare di essere debitamente omologato, non semplicemente approvato, tarato o dichiarato conforme. La differenza non è una sottigliezza da tecnici annoiati: è il presupposto che consente a quello strumento di produrre prova legale contro il cittadino.
A Pergine, invece, il quadro che emerge è ben diverso. Le sentenze richiamate negli atti Altvelox hanno annullato verbali proprio per mancata prova dell’omologazione. Eppure, secondo le dichiarazioni attribuite al Sindaco, gli impianti restano accesi. Ancora più grave è il passaggio in cui si prende atto della possibilità di perdere ulteriori ricorsi, ma si afferma comunque la volontà di proseguire. Tradotto in lingua comprensibile anche fuori dai palazzi: chi fa ricorso può anche vincere, ma tutti gli altri continueranno a pagare.
Qui entra in gioco il dato economico, che non è marginale. Il Comune di Pergine Valsugana ha dichiarato proventi da violazioni dei limiti di velocità pari a 1.062.551,59 euro nel 2023, 1.264.660,17 euro nel 2024 e 1.439.121,29 euro nel 2025. Nel triennio, il totale supera 3,7 milioni di euro. Non bruscolini, non entrate occasionali, non qualche verbale qua e là. Una voce strutturale, crescente, stabile. La sicurezza stradale, evidentemente, ha anche una certa capacità di bilancio.
La gestione dei proventi conferma la delicatezza del tema. Nelle relazioni risultano somme destinate a manutenzione stradale, potenziamento delle attività di controllo, manutenzione dei portali e rilevatori fissi, videosorveglianza, servizi di accertamento infrazioni e quote confluite nell’avanzo vincolato. Tutto questo impone una domanda semplice: se i verbali derivano da apparecchiature prive di comprovata omologazione, quelle entrate possono essere considerate serenamente legittime? O si sta costruendo una gestione economica su accertamenti già contestati e, in più casi, caduti davanti al giudice?

Il confronto con Belluno rende ancora meno credibile la narrazione emergenziale. Nella Provincia di Belluno, dove numerosi autovelox risultano spenti dal giugno 2024, i dati pubblici riportati indicano 429 incidenti, 19 morti e 605 feriti nel 2023, contro 481 incidenti, 10 morti e 702 feriti nel 2024. Il numero dei morti, cioè il dato più grave, è diminuito. Questo non significa che gli autovelox non servano mai, ma smentisce l’automatismo propagandistico secondo cui spegnere un impianto equivale a trasformare le strade in piste da corsa.
La sicurezza non può diventare il paravento dietro cui nascondere strumenti illegittimi. E la consapevolezza cambia tutto. Dopo diffide, accessi agli atti, sentenze, ricorsi vinti e dati economici crescenti, nessuno può fingere che il problema non esista. Continuare a usare sistemi privi di comprovata omologazione, se confermato, non è una scelta coraggiosa. È l’ostinazione di un’amministrazione che pretende legalità dai cittadini mentre chiede a sé stessa uno sconto sulla legge.
Perché il cittadino deve rispettare ogni comma, ogni termine, ogni pagamento. Lo Stato, invece, quando sbaglia, spesso invoca la sicurezza. Comodo. Troppo comodo.





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