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Quando la trasparenza diventa un percorso a ostacoli.

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Il documento ANAC sulla funzione preventiva dell’accesso amministrativo assume un significato concreto davanti ai ripetuti dinieghi che costringono ALTVELOX a ricorrere sistematicamente al riesame per ottenere documenti che dovrebbero consentire il controllo sulla legalità dell’azione pubblica.


La riservatezza, inoltre, non prevale automaticamente sulla conoscibilità
La riservatezza, inoltre, non prevale automaticamente sulla conoscibilità

Il documento pubblicato nell’ambito dei Working Paper dell’Autorità Nazionale Anticorruzione affronta la trasparenza amministrativa non come un adempimento formale o una concessione dell’Amministrazione al cittadino, ma come uno degli strumenti attraverso i quali prevenire la cattiva amministrazione e consentire un controllo effettivo sull’esercizio delle funzioni pubbliche. La prospettiva è particolarmente significativa perché ricostruisce il passaggio da un sistema nel quale la conoscenza dell’attività amministrativa era riservata sostanzialmente a chi dimostrava uno specifico interesse, alla concezione moderna del vero e proprio “diritto di conoscere”.


È difficile non mettere questa impostazione in relazione con quanto ALTVELOX incontra ormai con frequenza nelle proprie attività. L’Associazione presenta istanze circostanziate riguardanti impianti di controllo elettronico, decreti autorizzativi, procedimenti amministrativi, documentazione tecnica, presupposti istruttori e atti che incidono direttamente sugli utenti della strada. Eppure, in numerosi casi, alla richiesta iniziale segue un diniego, un accesso soltanto parziale oppure una risposta che rende necessario attivare un nuovo procedimento di riesame.


Il punto non è sostenere che ogni diniego sia illegittimo, conclusione che sarebbe giuridicamente scorretta. L’ordinamento prevede precise esclusioni e limitazioni e impone il bilanciamento con interessi pubblici e privati meritevoli di tutela. Ma proprio il documento ANAC ricorda che, nell’accesso civico generalizzato, le limitazioni sono quelle previste dall’articolo 5 bis del decreto legislativo n. 33 del 2013 e che il diniego deve essere espresso e motivato. La riservatezza, inoltre, non prevale automaticamente sulla conoscibilità: occorre una valutazione concreta degli interessi contrapposti.


Quando il riesame diventa sistematicamente necessario per ottenere ciò che era stato chiesto sin dall’origine, emerge quindi una questione che va oltre il singolo documento. Si determina un aggravamento per chi esercita il diritto di accesso e, nello stesso tempo, si rischia di svuotare la funzione preventiva della trasparenza. Il cittadino o l’associazione non dovrebbero essere costretti a percorrere ogni volta un secondo livello procedimentale per verificare atti che riguardano l’esercizio di potestà pubbliche.


Il lavoro ANAC è particolarmente chiaro anche su un altro aspetto. La partecipazione dei cittadini e il controllo diffuso sull’operato amministrativo costituiscono strumenti di prevenzione della maladministration e la conoscibilità deve essere sostanziale, non semplicemente apparente. L’accesso deve permettere di comprendere realmente il contenuto dei documenti e di verificare il rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità.


Ancora più significativo è il dato rilevato dalla stessa Autorità: gran parte dei controlli sui Comuni nasce proprio dalle segnalazioni provenienti dall’esterno e ANAC riconosce espressamente che chi segnala criticità contribuisce concretamente alle politiche di trasparenza e alla partecipazione democratica.


documento pubblicato nell’ambito dei Working Paper dell’Autorità Nazionale Anticorruzione
documento pubblicato nell’ambito dei Working Paper dell’Autorità Nazionale Anticorruzione

È in questa prospettiva che devono essere lette anche le continue istanze e i riesami promossi da ALTVELOX. Non come un aggravio prodotto da chi chiede documenti, ma come la conseguenza di un sistema nel quale, troppo spesso, per conoscere occorre prima chiedere, poi contestare il diniego e infine chiedere nuovamente che venga riconosciuto un diritto che la trasparenza amministrativa dovrebbe rendere effettivo sin dal primo procedimento.

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