top of page

Malagiustizia, il prezzo della sfiducia: perché la riforma non può più aspettare

14 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Il tema non è costruire una giustizia favorevole a qualcuno, ma garantire una giustizia capace di essere credibile proprio perché applica le stesse regole a tutti, comprese le pubbliche amministrazioni, e perché ogni decisione può essere compresa, verificata e, nei casi previsti dalla legge, contestata. La fiducia dei cittadini non nasce dall'autorità di un ufficio o dalla solennità di un Palazzo di Giustizia, ma dalla qualità delle decisioni, dalla trasparenza dei procedimenti, dalla capacità di motivare e, quando necessario, anche di riconoscere gli errori.


La Malagiustizia costituisce un aggravio delle spese a carico dell’Erario
La Malagiustizia costituisce un aggravio delle spese a carico dell’Erario

La giustizia non può essere valutata soltanto attraverso il numero dei procedimenti definiti, le statistiche degli uffici o i tempi medi delle sentenze, perché per chi entra realmente dentro un procedimento, soprattutto quando lo fa da cittadino che denuncia fatti, chiede verifiche o pretende semplicemente che un atto venga esaminato, la giustizia si misura nella capacità dello Stato di ascoltare, verificare, motivare e fornire una risposta comprensibile. È proprio su questo terreno che, troppo spesso, emerge il problema della malagiustizia, non soltanto nei casi clamorosi di errore giudiziario, ma anche in quella quotidianità fatta di silenzi, ritardi, passaggi poco chiari e difficoltà nell'ottenere informazioni che dovrebbero essere accessibili.


ALTVELOX conosce bene cosa significhi rivolgersi alle istituzioni chiedendo controlli su atti della pubblica amministrazione, sull'utilizzo degli strumenti di rilevazione della velocità, sulla gestione dei proventi delle sanzioni, sulla legittimità dei provvedimenti amministrativi o sulla mancata consegna di documenti che dovrebbero consentire al cittadino di comprendere come sia stata esercitata una funzione pubblica. Il problema non nasce quando una Procura, un giudice o un'amministrazione giungono a conclusioni diverse da quelle auspicate dal cittadino, perché questo fa parte del normale funzionamento di uno Stato di diritto, ma quando la risposta diventa incomprensibile, quando un procedimento sembra perdersi nel tempo, quando un esposto viene archiviato senza che chi lo ha presentato riesca a comprendere quali verifiche siano state realmente effettuate oppure quando, per conoscere semplicemente lo stato di una denuncia, diventano necessarie continue istanze, solleciti e richieste formali.


Una giustizia che non riesce a spiegare le proprie decisioni finisce inevitabilmente per generare sfiducia, ed è proprio questo uno degli aspetti meno considerati quando si parla di riforma. Non esistono soltanto gli errori giudiziari più evidenti, quelli che dopo anni portano all'assoluzione di una persona ingiustamente accusata o detenuta, perché esiste anche una forma più silenziosa di malfunzionamento, fatta di fascicoli che attraversano anni senza una risposta chiara, comunicazioni insufficienti, difficoltà nell'accesso agli atti e cittadini costretti a rivolgersi ripetutamente agli uffici soltanto per sapere che cosa sia accaduto a un atto che loro stessi hanno depositato.


La corruzione e la responsabilità dei magistrati secondo Michael Clais

Chi denuncia un fatto non pretende necessariamente che qualcuno venga condannato, ma pretende che quel fatto venga verificato seriamente e che, alla fine, sia possibile comprendere perché una determinata decisione sia stata assunta, quali elementi siano stati valutati e quali accertamenti siano stati effettivamente svolti. È una differenza sostanziale, perché chiedere giustizia non significa chiedere una decisione favorevole, ma pretendere che il procedimento sia trasparente, comprensibile e rispettoso delle garanzie riconosciute dall'ordinamento.


ALTVELOX, nel corso della propria attività, ha scelto di utilizzare gli strumenti previsti dalla legge, attraverso accessi agli atti, ricorsi, opposizioni, segnalazioni, esposti e denunce, affidandosi quindi alle istituzioni e non ponendosi in contrapposizione con esse. Proprio per questo diventa difficile accettare che il cittadino debba trasformarsi quasi in un investigatore del proprio procedimento per riuscire a conoscere il percorso seguito da un atto depositato presso un ufficio pubblico, oppure debba insistere per mesi soltanto per ottenere una risposta che dovrebbe rappresentare la fisiologica conclusione di un procedimento.


Una riforma della giustizia realmente utile dovrebbe partire anche da questi aspetti, introducendo maggiore trasparenza nella gestione dei procedimenti, una più chiara tracciabilità degli atti, comunicazioni comprensibili alle persone interessate e motivazioni capaci di spiegare in modo effettivo quali verifiche siano state compiute. Occorrerebbe ridurre quella distanza tra cittadino e apparato giudiziario che troppo spesso trasforma un diritto formalmente riconosciuto in un percorso lungo, complesso e difficile da esercitare, con la conseguenza che la persona finisce per percepire il sistema come qualcosa di distante e impenetrabile.


Serve inoltre una riflessione seria sull'effetto che un'indagine può produrre sulla vita di una persona, perché un procedimento penale non è una semplice pratica amministrativa e può incidere sulla reputazione, sul lavoro, sui rapporti familiari e sulla vita sociale anche quando, dopo anni, tutto si conclude con un'assoluzione o un'archiviazione. Per questo la presunzione di innocenza deve essere applicata in modo sostanziale e non rimanere soltanto un principio scritto nei codici, così come deve essere tutelato chi denuncia fatti nell'interesse pubblico, presenta un esposto documentato, chiede accertamenti o pretende trasparenza, senza che l'esercizio di questi diritti si trasformi in una contrapposizione personale con gli apparati chiamati a svolgere quei controlli.


Il tema, quindi, non è costruire una giustizia favorevole a qualcuno, ma garantire una giustizia capace di essere credibile proprio perché applica le stesse regole a tutti, comprese le pubbliche amministrazioni, e perché ogni decisione può essere compresa, verificata e, nei casi previsti dalla legge, contestata. La fiducia dei cittadini non nasce dall'autorità di un ufficio o dalla solennità di un Palazzo di Giustizia, ma dalla qualità delle decisioni, dalla trasparenza dei procedimenti, dalla capacità di motivare e, quando necessario, anche di riconoscere gli errori.


Quando questi elementi vengono meno, il problema non riguarda soltanto chi ha presentato un ricorso, una denuncia o un esposto, ma investe direttamente la credibilità della giustizia e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Parlare oggi di riforma significa quindi chiedere una giustizia più trasparente, più responsabile e più comprensibile, capace di garantire non soltanto la correttezza formale dei procedimenti, ma anche quella sostanziale fiducia senza la quale ogni sistema giudiziario rischia di perdere la propria legittimazione agli occhi dei cittadini.


Vi suggeriamo un interessante articolo LEGGI QUI

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page