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SS50 tredici anni dopo Martina si continua a tacere: ALTVELOX chiede sicurezza e il Prefetto risponde che non avrebbe titolo per vedere gli atti.

13 minuti fa
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Fermate esposte al traffico, studenti e pendolari costretti a raggiungerle lungo una strada statale, una tragedia che avrebbe dovuto insegnare tutto e invece ancora oggi, dal 23 gennaio 2025 ALTVELOX chiede cosa sia stato fatto e un anno e mezzo dopo al 17 settembre 2026, trova silenzi, risposte incomplete e persino un diniego della Prefettura di Belluno. ANAS non fornisce un riscontro diretto, gli enti si rincorrono nelle competenze e l’Associazione è costretta a presentare riesami, contestazioni e ricorsi soltanto per sapere se qualcuno abbia realmente affrontato il problema. Leggete tutti i documenti.


dal 23 gennaio 2025 ALTVELOX chiede cosa sia stato fatto e un anno e mezzo dopo al 17 settembre 2026
dal 23 gennaio 2025 ALTVELOX chiede cosa sia stato fatto ma al 17 settembre 2026 non abbiamo titolo

Ci sono vicende nelle quali il trascorrere degli anni dovrebbe almeno lasciare un insegnamento. Sulla SS50, purtroppo, è legittimo domandarsi se questo sia realmente accaduto.


Il 9 marzo 2013 Martina Bonavera aveva tredici anni. Stava raggiungendo, come ogni mattina, la fermata dell’autobus per andare a scuola quando venne travolta e uccisa da un furgone lungo la statale 50, a Giamosa. Quella morte non rimase priva di un seguito giudiziario. Come ricostruito da Radio Più, il dirigente dell’area tecnica e il capo compartimento ANAS furono condannati in primo e secondo grado a quattro mesi di reclusione per omicidio colposo. La quarta sezione penale della Corte di Cassazione giudicò infondato il loro ricorso, anche se nel frattempo il reato era stato dichiarato prescritto.


Estratto dal diniego del Prefetto di Belluno 17.09.2026
Estratto dal diniego del Prefetto di Belluno 17.09.2026 leggete l'accesso del 18.08.2026 e fatevi una idea

Il punto che dovrebbe interessare oggi chiunque abbia responsabilità sulla sicurezza di quella strada è un altro. Secondo quanto riportato dalla stessa emittente, nel procedimento venne accertato che i responsabili erano stati informati più volte, anche da soggetti qualificati, della necessità urgente di interventi di messa in sicurezza proprio sul tratto nel quale Martina sarebbe poi stata investita. La Cassazione, nella ricostruzione riportata, confermò la correttezza delle precedenti decisioni e venne contestata quella che i giudici definirono un’inerzia colpevole.


I genitori di Martina, alla conclusione di quel lunghissimo percorso giudiziario, espressero una speranza semplicissima: che quanto accaduto alla loro figlia servisse almeno a produrre maggiore attenzione da parte di chi ha responsabilità nella sicurezza delle persone e, soprattutto, dei ragazzi.


Tredici anni dopo, quella speranza merita di essere rimessa davanti alle istituzioni.




Perché lungo la SS50 non esiste soltanto il luogo nel quale morì Martina. ALTVELOX ha documentato e segnalato altre fermate nelle quali gli utenti del trasporto pubblico possono trovarsi direttamente a margine della carreggiata, senza un percorso pedonale protetto o con condizioni di attraversamento che l’Associazione ha chiesto formalmente di verificare. La segnalazione del 23 gennaio 2025 indicava in particolare le situazioni del km 16+000 nel Comune di Sedico e del km 13+300 nel Comune di Belluno, chiarendo però che quei punti rappresentavano esempi concreti di una problematica che, secondo le ulteriori verifiche dell’Associazione, interessa anche altre fermate.


Diniego accesso Prefetto Belluno 17.09.2026
Diniego accesso Prefetto Belluno 17.09.2026

Non è stata neppure la sola ALTVELOX a ritenere la questione degna di attenzione. La Polizia Stradale di Belluno intervenne dopo la segnalazione e interessò ANAS e Dolomiti Bus affinché fossero valutate piazzole idonee e attraversamenti pedonali in prossimità delle fermate. Quindi il problema non può essere liquidato oggi come una curiosità dell’Associazione o come una richiesta priva di collegamento con una concreta questione di sicurezza. Eppure, da quel momento, ottenere una risposta completa su ciò che sia stato realmente fatto è diventato un percorso ad ostacoli.


ANAS, nonostante fosse direttamente interessata alla vicenda e alla gestione della strada, non ha mai fornito ad ALTVELOX quel riscontro diretto e conclusivo che avrebbe consentito di capire quali valutazioni tecniche siano state svolte e quali interventi siano stati decisi. La stessa documentazione successivamente predisposta dall’Associazione richiama espressamente il mancato riscontro diretto di ANAS. La Polizia Stradale ha poi chiarito che la Provincia aveva comunicato nel marzo 2026 di avere intrapreso “opportune iniziative”, ma ha contemporaneamente precisato che da allora non erano più intervenute interlocuzioni sulla questione e che presso quell’Ufficio non risultavano studi sul rischio per pedoni e utenti del trasporto pubblico né atti relativi a progetti o interventi programmati dopo gennaio 2025.


La Regione ha risposto, ma ALTVELOX ha dovuto proporre riesame contestando l’assenza di una risposta sostanziale a diverse domande. Il Comune di Sedico ha trasmesso documenti che ne richiamavano altri non consegnati, costringendo l’Associazione a chiedere un nuovo completamento dell’accesso. E dopo questa successione di rinvii e risposte parziali arriva adesso la Prefettura di Belluno.

Il Prefetto non consegna gli atti richiesti. Con il provvedimento del 17 settembre 2026 viene respinto l’accesso documentale e viene messa in discussione la legittimazione di ALTVELOX, tanto da costringere l’Associazione a ricorrere alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi e a chiedere contemporaneamente il riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Ministero dell’Interno.


Da Il Gazzettino 08.12.2013
Da Il Gazzettino 08.12.2013

ALTVELOX ha chiesto di sapere cosa sia stato fatto per la sicurezza di quelle fermate. Le criticità erano state segnalate già un anno e mezzo fa e, da allora, l’Associazione non ha avuto un quadro chiaro degli interventi effettuati, delle verifiche svolte o, eventualmente, del fatto che nulla sia stato fatto come risulta materialmente. Per questo è stata presentata una richiesta formale di accesso ai documenti. Non per curiosità, non per cercare carte inutili, ma per capire se qualcuno abbia preso davvero in considerazione quelle segnalazioni e quali decisioni siano state assunte.


La risposta della Prefettura, però, porta la questione su un altro piano: ALTVELOX non avrebbe titolo per chiedere quegli atti. Ed è proprio questo che riteniamo difficile da accettare. Prima segnaliamo un problema di sicurezza. Passa un anno e mezzo senza che sia possibile capire con chiarezza cosa sia stato fatto. Poi chiediamo formalmente i documenti per sapere se siano stati eseguiti controlli, sopralluoghi o interventi. E a quel punto ci viene detto che non avremmo titolo per chiederlo.


Nel frattempo quelle fermate continuano a essere utilizzate ogni giorno da studenti, pendolari e cittadini. E stiamo parlando della stessa SS50 sulla quale Martina Bonavera, a tredici anni, perse la vita mentre raggiungeva l’autobus per andare a scuola.

Soluzione per la sicurezza un autovelox
Soluzione per la sicurezza un autovelox

Dopo una tragedia del genere, il problema non dovrebbe essere stabilire se chi chiede trasparenza abbia titolo per fare domande. Il problema dovrebbe essere poter dimostrare, con atti e documenti, che quelle domande sulla sicurezza hanno ricevuto una risposta concreta. Invece, tredici anni dopo, ANAS non risponde direttamente, gli enti si rinviano responsabilità e competenze, la Prefettura nega l’accesso e ALTVELOX viene costretta a presentare contestazioni, riesami e ricorsi per conoscere documenti che dovrebbero consentire a tutti di capire se quella sicurezza sia stata realmente verificata.


Se neppure dopo Martina siamo riusciti a imparare che la sicurezza deve essere affrontata prima della tragedia e non dopo, allora il problema non è ALTVELOX che continua a fare domande. Il problema è il silenzio di chi dovrebbe essere in grado di dare risposte.


Per queste ragioni ALTVELOX trasmetterà l’intera documentazione raccolta alla Procura della Repubblica di Belluno, affinché possa valutarla per quanto di propria competenza. Parallelamente attenderemo l’esito dei riesami già avviati contro i dinieghi e le risposte che riteniamo incomplete, perché su una questione che riguarda direttamente la sicurezza di studenti, pendolari e cittadini il silenzio non può diventare la normalità.


dott. Antonello Roccoberton prefetto di Belluno
Il dott. Antonello Roccoberton prefetto di Belluno (foto web)

Non stiamo chiedendo privilegi e non stiamo chiedendo interpretazioni: pretendiamo di sapere cosa sia stato fatto e, se nulla è stato fatto, che questo venga detto chiaramente e documentato. Dopo quanto accaduto sulla SS50, continuare a lasciare senza risposta domande sulla sicurezza delle fermate è per noi inaccettabile.


Per consentire a chiunque di conoscere direttamente la vicenda, di seguito pubblichiamo tutti i documenti, le richieste, i riscontri ricevuti, i dinieghi e gli atti di riesame presentati da ALTVELOX. La trasparenza, prima ancora di essere proclamata, deve poter essere verificata sui documenti.




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