«State incentivando la morte in strada» Le gravi accuse pubblicate contro Altvelox.
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- 2 giorni fa
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L’Associazione aveva diffuso alcune decisioni favorevoli del Giudice di Pace. Un utente rispose accusandola di essere “criminale”, di agire per interessi personali e di legittimare le morti sulle strade. Altvelox presentò querela e si è opposta alla richiesta di archiviazione della Procura di Treviso.

La vicenda ha origine tra il 30 marzo e l’11 aprile 2025, quando Altvelox pubblicò su un gruppo Facebook locale alcuni contenuti riguardanti la propria attività di tutela degli utenti della strada. I post informavano i cittadini sull’annullamento di sanzioni elevate mediante un autovelox installato sulla strada provinciale 667, nel territorio di Riese Pio X, e sulle decisioni con le quali il Giudice di Pace di Treviso aveva condannato l’amministrazione resistente al pagamento delle spese processuali.
Non si trattava di inviti a superare i limiti di velocità, né di messaggi diretti a giustificare comportamenti pericolosi. Altvelox riportava decisioni giudiziarie e contestava la legittimità di accertamenti eseguiti mediante apparecchiature ritenute prive della prescritta omologazione. A quelle pubblicazioni, tuttavia, un utente Facebook, successivamente identificato ma il cui nome non viene qui riportato, iniziò a rispondere con una serie di commenti pubblici, ripetuti nell’arco di diversi giorni.
Il primo intervento qualificava la pagina dell’Associazione come una “vergogna”. Nei giorni successivi i toni divennero progressivamente più pesanti.
Commentando una sentenza favorevole a un associato, l’utente scrisse:
«State incentivando la morte in strada per resoconti personali».
In un’altra pubblicazione arrivò ad affermare:
«Siete voi i veri criminali».
Altvelox venne poi descritta come una:
«Associazione che legittima la morte su strada».
Secondo l’autore dei commenti, l’Associazione avrebbe utilizzato “tecnicismi” per difendere chi aveva superato il limite di velocità e avrebbe agito per ottenere vantaggi personali. In un ulteriore intervento venne sostenuto che, per poche centinaia di euro, Altvelox avrebbe legittimato chi non rispettava i limiti.
Il punto più grave fu raggiunto quando l’attività dell’Associazione venne definita espressamente “criminale” e contraria alla sicurezza stradale:
«Siete vergognosi e continuo a dirlo, non so nemmeno come possano ancora darvi mediaticamente corda. Dare per tecnicismi contro la sicurezza in strada è CRIMINALE».
Non si trattò quindi di un unico commento scritto impulsivamente. Le espressioni furono pubblicate in momenti diversi, sotto contenuti differenti e davanti agli utenti del gruppo Facebook. Alcuni commenti ottennero anche approvazioni e reazioni, ampliandone la visibilità.

Altvelox non rispose alle provocazioni. Raccolse gli screenshot, conservò i riferimenti delle pubblicazioni e il 14 aprile 2025 presentò denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Treviso, ipotizzando il reato di diffamazione aggravata previsto dall’articolo 595, commi 2 e 3, del codice penale.
Nella querela venne evidenziato che l’Associazione non sostiene chi viola il Codice della strada e non contesta la necessità dei controlli. La sua attività riguarda la verifica della legalità degli strumenti utilizzati, delle autorizzazioni, della segnaletica, della taratura e del rispetto delle garanzie riconosciute ai cittadini.
Attribuire ad Altvelox la volontà di “incentivare la morte in strada”, di “legittimare la morte” o di operare per interessi personali significa quindi rappresentare pubblicamente un’attività completamente diversa da quella effettivamente svolta. La Procura di Treviso ha successivamente chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che i commenti rientrassero nell’ordinario esercizio del diritto di critica e che, considerato il dibattito sull’utilizzo degli strumenti di controllo della velocità, non fossero stati superati i limiti della continenza espressiva.
Altvelox ha contestato questa conclusione presentando opposizione ai sensi dell’articolo 410 del codice di procedura penale. Secondo l’Associazione, una cosa è criticare i ricorsi promossi contro i verbali o sostenere che gli autovelox siano utili alla sicurezza. Altra cosa è definire pubblicamente un’associazione “criminale”, attribuirle interessi personali e accusarla di incentivare o legittimare le morti sulle strade.

L’opposizione evidenzia inoltre che nel fascicolo non risulterebbero attività investigative dirette ad acquisire formalmente i contenuti pubblicati, verificare la loro diffusione, accertare la titolarità dell’account e valutare il concreto danno reputazionale prodotto.
È stato pertanto chiesto al Giudice per le indagini preliminari di non accogliere la richiesta di archiviazione e di disporre ulteriori accertamenti, compresa l’acquisizione dei dati conservati dalla piattaforma, la verifica delle interazioni ricevute dai commenti e l’audizione delle persone coinvolte.
La vicenda non riguarda il diritto dei cittadini di dissentire dalle iniziative di Altvelox. Quel diritto non è mai stato messo in discussione. Chiunque può sostenere l’utilità degli autovelox, contestare un ricorso o esprimere una valutazione negativa sull’attività dell’Associazione.
Il limite viene però raggiunto quando il confronto sulle regole e sugli strumenti di controllo viene sostituito dall’attribuzione pubblica di finalità criminali, interessi personali e responsabilità nelle morti sulle strade. Spetterà all’Autorità giudiziaria stabilire se tali espressioni rientrino nella critica, anche aspra, oppure abbiano superato il confine della continenza, trasformandosi in una lesione penalmente rilevante della reputazione dell’Associazione. Altvelox ha chiesto soltanto che questa valutazione sia compiuta dopo un accertamento completo dei fatti e delle prove, e non mediante una lettura astratta del cosiddetto “contesto polemico”.



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