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Autovelox Padova: A marzo ALTVELOX chiese al prefetto la sospensione delle autorizzazioni per una verifica.

Dati reali sull’incidentalità, omologazione dei dispositivi e sopratutto caratteristiche delle strade: l’Associazione aveva chiesto di verificare documentalmente i presupposti delle postazioni. La Prefettura confermò invece integralmente il proprio operato. Secondo quanto risulta ad ALTVELOX, salvo diversa risultanza dagli atti della Procura, anche questa denuncia sarebbe poi confluita nelle archiviazioni disposte a Padova nel mese di luglio.


A marzo ALTVELOX chiese al prefetto la sospensione delle autorizzazioni per una verifica
A marzo ALTVELOX chiese al prefetto la sospensione delle autorizzazioni per una verifica

Il 9 marzo 2026 ALTVELOX aveva chiesto formalmente al Prefetto di Padova la sospensione immediata e il riesame in autotutela del decreto prefettizio n. 64706 del 12 giugno 2025 e delle successive rettifiche, che individuavano i tratti della provincia nei quali consentire il controllo remoto della velocità. Non si chiedeva una valutazione generica sugli autovelox, ma di verificare concretamente, postazione per postazione, se esistessero davvero tutti i presupposti richiesti dalla normativa.



Il punto che ALTVELOX riteneva più delicato riguardava proprio l’incidentalità. Il D.M. 11 aprile 2024 richiede una verifica concreta e documentata del livello di incidentalità del quinquennio precedente, con particolare riguardo alla velocità quale causa o concausa. Per questo avevamo chiesto i dati relativi a ogni singolo tratto, insieme alle caratteristiche strutturali e plano altimetriche delle strade, alle velocità operative, agli elaborati tecnici, al modello e al regime autorizzativo dei dispositivi, alle verifiche di funzionalità e taratura. In sostanza, prima di accettare che una strada venga trasformata in sede di accertamenti automatici continui, volevamo vedere i documenti che dimostrassero perché quella postazione fosse necessaria e conforme.


Riscontro prefettura Padova 26 marzo 2026
Riscontro prefettura Padova 26 marzo 2026

La risposta della Prefettura arrivò il 26 marzo 2026 e, proprio sul punto che per ALTVELOX era centrale, quello dell’incidentalità posta a fondamento delle autorizzazioni, assunse una posizione molto netta. Il Prefetto scriveva testualmente che «i criteri con i quali condurre la richiamata attività ricognitiva dei tratti autorizzabili sono stati recentemente analiticamente declinati con decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 11 aprile 2024 e sulla scorta di tale rinnovato quadro normativo questa Prefettura ha svolto un’attenta attività di verifica che si è conclusa con l’adozione dei decreti prefettizi di cui si chiede il riesame».


È un passaggio particolarmente rilevante, perché il D.M. 11 aprile 2024 pone tra i presupposti da verificare proprio il livello di incidentalità del quinquennio precedente, con specifica attenzione al ruolo della velocità quale causa o concausa. ALTVELOX aveva quindi chiesto di conoscere, per ogni singolo tratto autorizzato, quali incidenti fossero stati effettivamente considerati, quanti fossero, quale fosse la loro gravità e soprattutto in quanti casi la velocità risultasse concretamente collegata al sinistro. Se la Prefettura afferma di avere svolto una «attenta attività di verifica» sulla base di quei criteri, è inevitabile chiedere che i dati utilizzati per quella verifica siano integralmente conoscibili e riscontrabili.



A questo si aggiungeva il secondo grande problema, quello relativo ai dispositivi. Nella stessa risposta la Prefettura sosteneva infatti che non le competerebbe alcuna attività istruttoria sull’installazione e sul funzionamento dei singoli autovelox, demandando tali valutazioni agli enti proprietari delle strade e ai Comuni. È proprio qui che ALTVELOX aveva rilevato una ulteriore incongruenza: da una parte viene rivendicata una verifica svolta secondo il nuovo quadro normativo, dall’altra vengono esclusi dal controllo prefettizio aspetti come il titolo tecnico dell’apparecchiatura, l’omologazione, la funzionalità e la conformità del dispositivo concretamente impiegato. Ma il tema principale restava e resta ancora precedente a tutto questo: prima ancora di discutere quale autovelox venga installato, occorre poter verificare con dati oggettivi se quel tratto di strada presenti davvero l’incidentalità che ne giustifica l’inserimento nel decreto prefettizio.



Fu proprio questa risposta, insieme alla mancata ostensione analitica dei documenti richiesti, a determinare ALTVELOX a presentare il 30 marzo una denuncia querela chiedendo alla Procura di acquisire i fascicoli e verificare quanto effettivamente svolto.

Perché il problema resta semplicissimo: se l’incidentalità giustifica l’autovelox, quei dati devono esistere ed essere verificabili. Se le caratteristiche della strada ne giustificano l’installazione, devono esserci rilievi e atti tecnici.


Se gli strumenti vengono utilizzati per sanzionare migliaia di cittadini, anche il loro titolo tecnico deve poter essere controllato. Altrimenti la sicurezza stradale rischia di diventare una formula da ripetere negli atti, mentre proprio i documenti che dovrebbero dimostrarla restano fuori dalla portata dei cittadini.



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