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Autovelox Padova tutti conoscono l’archiviazione tranne la parte offesa: ALTVELOX attende ancora gli atti dalla Procura.

Dal 20 luglio chiediamo formalmente alla Procura di Padova la richiesta di archiviazione, il fascicolo e le notifiche. Nessuna risposta. Il decreto ci era arrivato da una terza persona estranea al procedimento, mentre oggi giornali e televisioni raccontano nei dettagli le conclusioni delle indagini.


Dal 20 luglio chiediamo formalmente alla Procura di Padova la richiesta di archiviazione
Dal 20 luglio chiediamo formalmente alla Procura di Padova la richiesta di archiviazione

Roma, 4 settembre 2026.


C’è qualcosa che non torna nella gestione delle denunce ALTVELOX sugli autovelox, e ormai non riguarda un solo territorio. A Venezia trentanove posizioni, confluite nel Mod. 45, sono state inviate all’archivio con un’unica disposizione del medesimo Pubblico Ministero. A Padova si assiste ancora a una definizione cumulativa di numerose posizioni, ma ALTVELOX, indicata negli atti quale persona offesa, non ha ricevuto dalla Procura né la richiesta di archiviazione né il fascicolo, mentre giornali e televisioni hanno già pubblicato informazioni dettagliate sui contenuti e sulle motivazioni della richiesta. La copia del decreto è arrivata all’Associazione da una terza persona che, per quanto risulta dal provvedimento, non figura tra le parti del procedimento, e nonostante l’istanza presentata il 20 luglio gli atti non sono ancora stati trasmessi. A Belluno, infine, alle ripetute archiviazioni si sono affiancati procedimenti originati da iniziative provenienti da esponenti della Prefettura; in particolare, la querela del Prefetto ha dato origine al procedimento nel quale furono disposti perquisizione e sequestro dei dispositivi del Presidente di ALTVELOX e successive recenti indagini per calunnia. Venezia, Padova e Belluno sono vicende diverse e si potrebbe inserire Treviso, Verona, Vicenza e Rovigo.


Allora la domanda ormai non può più essere evitata: è davvero plausibile che ALTVELOX e il suo Presidente abbiano presentato, nell’arco di anni, centinaia di denunce e segnalazioni tutte prive di fondamento, senza che in nessuna di esse sia mai emerso un profilo meritevole di approfondimento nei confronti degli amministratori o dei funzionari coinvolti? È possibile che, a fronte di apparecchi utilizzati per anni e spesso contestati perché privi di omologazione, collocati su tratti stradali dei quali vengono sollevati dubbi sui requisiti tecnici, sulla classificazione, sulla possibilità di contestazione immediata o sull’effettiva incidentalità, non vi sia mai nulla da verificare oltre una sistematica destinazione all’archivio?


Da settimane giornali e televisioni raccontano l’esito delle indagini, indicano il numero degli amministratori coinvolti, riferiscono le conclusioni alle quali sarebbe giunto il Pubblico Ministero e spiegano persino le ragioni sulle quali si fonderebbe la richiesta di archiviazione. Oggi Il Gazzettino dedica un nuovo articolo alla vicenda parlando della richiesta di archiviazione per 41 amministratori. Prima ancora erano intervenuti altri organi di informazione locali con servizi altrettanto dettagliati.


La stampa sa tutto ALTVELOX no
La stampa sa tutto ALTVELOX no

ALTVELOX, invece, che quelle denunce le ha presentate e che negli stessi atti del procedimento risulta indicata quale persona offesa, continua a non avere ricevuto ufficialmente dalla Procura della Repubblica di Padova né la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero, né il fascicolo, né la documentazione relativa alle comunicazioni che avrebbero dovuto riguardare la parte offesa.


Ed è proprio questo il punto che intendiamo portare all’attenzione pubblica, senza costruire supposizioni sulla provenienza delle notizie pubblicate e senza mettere in discussione il diritto della stampa di informare. Non sappiamo chi abbia fornito ai giornalisti le informazioni che stanno circolando e non intendiamo affermarlo senza elementi. Quello che possiamo documentare, invece, è che la stampa conosce ormai nei particolari una vicenda processuale della quale ALTVELOX, nonostante sia parte direttamente interessata, continua a chiedere inutilmente gli atti ufficiali.


La storia diventa ancora più singolare se si torna al 20 luglio 2026. Quel giorno ALTVELOX ha presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova una formale istanza urgente relativa al procedimento n. 2024/8101 R.G.N.R. e n. 2024/5668 R.G. G.I.P., chiedendo innanzitutto di confermare l’autenticità e la provenienza di un decreto di archiviazione che non era stato ricevuto da un ufficio giudiziario. Il documento, infatti, era arrivato al Presidente dell’Associazione attraverso una terza persona che, per quanto risultava dal decreto stesso, non figurava tra gli indagati, i denuncianti, le persone offese o i difensori del procedimento.


È difficile non soffermarsi su questo passaggio. ALTVELOX viene a conoscenza dell’esistenza di un decreto che la riguarda non dalla Procura, non dalla Cancelleria del G.I.P., ma attraverso un soggetto privato estraneo, per quanto emerge dagli atti in nostro possesso, alle posizioni processuali indicate nel provvedimento. Proprio per questo, il 20 luglio abbiamo chiesto alla Procura di verificare ufficialmente quel documento e di comunicarci quando fosse stato emesso e depositato.


Non ci siamo fermati a questo. Nella stessa istanza abbiamo chiesto copia integrale della richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero e dell’intero fascicolo, compresi gli atti di indagine, le memorie, gli allegati e gli eventuali provvedimenti di riunione o separazione. Abbiamo inoltre chiesto copia dell’avviso previsto dall’art. 408, comma 2, del codice di procedura penale, insieme alle relate e alle ricevute PEC che potessero dimostrare quando e come quell’avviso fosse stato notificato. Qualora nessuna notificazione fosse avvenuta, abbiamo chiesto semplicemente che l’Ufficio lo attestasse.


Da LIBERO del 11 ottobre 024
Da LIBERO del 11 ottobre 024

Non era una richiesta peregrina, perché lo stesso decreto ricevuto informalmente indica espressamente Gianantonio Sottile Cervini e ALTVELOX tra le persone offese e riporta più volte la PEC dell’Associazione. Lo stesso provvedimento, nella sua parte conclusiva, autorizza inoltre il rilascio di copie o certificati agli indagati, ai denuncianti, alle persone offese e ai loro difensori che ne facciano richiesta.


E ALTVELOX quella richiesta l’ha fatta.


Il problema, quindi, non è soltanto sapere che esiste un provvedimento di archiviazione. Il problema è conoscere ufficialmente la richiesta formulata dal Pubblico Ministero, gli atti sui quali essa è fondata e soprattutto verificare se siano state rispettate le garanzie riconosciute dal codice alla persona offesa.

L’art. 408, commi 2 e 3, c.p.p. è chiaro: quando la persona offesa abbia dichiarato di voler essere informata dell’eventuale archiviazione, l’avviso della richiesta deve essere notificato a cura del Pubblico Ministero e deve informare l’interessato della possibilità di prendere visione degli atti e presentare opposizione nel termine previsto dalla legge.


Nel nostro caso quella richiesta di essere informati era stata espressamente formulata nella denuncia querela. E proprio nell’istanza del 20 luglio abbiamo rappresentato che né il sottoscritto né ALTVELOX avevano ricevuto la richiesta di archiviazione, l’avviso previsto dall’art. 408, comma 2, c.p.p. o altra comunicazione relativa alla definizione del procedimento.


Non è un dettaglio burocratico, come qualcuno potrebbe essere tentato di liquidarlo. Il codice attribuisce precise conseguenze alla mancata osservanza di queste garanzie: l’art. 410 bis c.p.p. prevede infatti, nei casi disciplinati dalla norma, la nullità del decreto di archiviazione quando esso venga emesso senza l’avviso previsto dall’art. 408, comma 2, oppure prima della scadenza del termine riconosciuto alla persona offesa. Ogni valutazione concreta sulla vicenda richiede naturalmente la conoscenza integrale degli atti e delle notificazioni, che è esattamente ciò che stiamo chiedendo.


Ed eccoci al paradosso.


Il 20 luglio ALTVELOX ha scritto formalmente alla Procura. Ha indicato i numeri del procedimento. Ha chiesto il fascicolo. Ha chiesto la richiesta del Pubblico Ministero. Ha chiesto le notifiche. Ha chiesto persino che venissero comunicati gli eventuali diritti di copia da pagare. Alla data del 4 settembre non abbiamo ricevuto quanto richiesto.



Nel frattempo, però, la vicenda è diventata materia di cronaca e oggi sembrano conoscere tutti ciò che la parte offesa continua a non poter conoscere ufficialmente. Non riteniamo concepibile che un’associazione indicata negli atti come persona offesa, che ha presentato le denunce dalle quali sono nate le indagini e che ha depositato una specifica istanza per ottenere la documentazione, debba ricostruire ciò che accade nel proprio procedimento leggendo i giornali. Ancora meno comprensibile è che un decreto riguardante quel procedimento sia arrivato ad ALTVELOX attraverso una terza persona e che, dopo avere immediatamente chiesto chiarimenti all’Ufficio giudiziario competente, l’Associazione continui a non ricevere una risposta mentre all’esterno circolano informazioni sempre più dettagliate.


Non stiamo chiedendo alla Procura di cambiare le proprie valutazioni e non stiamo anticipando alcun giudizio sul merito dell’archiviazione. Se il Pubblico Ministero ritiene che non vi siano elementi per sostenere l’accusa, quella determinazione appartiene alla funzione giudiziaria e deve essere valutata nelle sedi previste dall’ordinamento. Chiediamo però qualcosa di molto più semplice: vogliamo conoscere gli atti. Vogliamo sapere che cosa è stato chiesto al G.I.P., sulla base di quali accertamenti, quali posizioni siano state effettivamente definite, quali eventuali procedimenti siano ancora pendenti e, soprattutto, vogliamo verificare documentalmente se l’avviso dovuto alla persona offesa sia stato formato e notificato.



Perché può essere comprensibile che la stampa faccia il proprio mestiere e cerchi informazioni. È molto meno comprensibile che chi quelle indagini ha contribuito ad avviare, ed è formalmente indicato come persona offesa, venga lasciato senza risposta nonostante una istanza depositata il 20 luglio. ALTVELOX ha quindi nuovamente interessato la Procura della Repubblica di Padova e le competenti Autorità istituzionali, chiedendo che venga finalmente fornito un riscontro formale e che gli atti vengano messi a disposizione. Non chiediamo privilegi e non chiediamo anticipazioni riservate. Chiediamo soltanto che una parte offesa possa conoscere dagli uffici giudiziari, e non dalle pagine di un quotidiano o da un soggetto privato, ciò che riguarda direttamente il procedimento nel quale è coinvolta.


ALTVELOX non pretende condanne e non chiede che qualcuno venga dichiarato responsabile sulla base delle proprie denunce. Chiede però che le denunce vengano realmente esaminate, che gli accertamenti siano conoscibili e che gli atti consentano di comprendere perché, caso dopo caso, ogni questione venga ritenuta priva di rilievo. Perché quando il risultato è sempre lo stesso, mentre i Comuni continuano a incassare milioni di euro da sanzioni elevate con dispositivi e su strade che continuano a essere oggetto di contestazioni tecniche e giudiziarie, il dubbio non nasce da una fantasia dell’Associazione, ma dalla ripetitività di ciò che accade.



Se davvero centinaia di denunce fossero tutte infondate, allora qualcuno dovrebbe spiegare, attraverso atti, accertamenti e motivazioni verificabili, come sia possibile che ALTVELOX abbia sistematicamente sbagliato ogni volta e che, dall’altra parte, amministratori, dirigenti e soggetti coinvolti abbiano sempre operato senza che emerga mai alcun profilo meritevole di approfondimento.


La questione diventa ancora più delicata considerando che, in molti casi, le iniziative dell’Associazione vengono iscritte a Modello 45, cioè nel registro degli atti non costituenti notizia di reato, con la conseguenza che non si apre l’ordinario procedimento di archiviazione previsto dagli artt. 408 e seguenti c.p.p. e non si attiva quindi il contraddittorio che consentirebbe alla persona offesa di conoscere la richiesta del Pubblico Ministero e proporre opposizione ai sensi dell’art. 410 c.p.p. A Venezia, ad esempio, gli esposti, le denunce e le querele confluiti nel procedimento n. 909/2026 risultavano riuniti proprio nel Modello 45.


Se, invece, quelle iniziative fossero ritenute pretestuose, strumentali o addirittura dolosamente false, sarebbe più coerente contestarlo apertamente nelle sedi previste dall’ordinamento, consentendo ad ALTVELOX e al suo Presidente di difendersi nel merito, anziché assistere a una successione di definizioni nelle quali, proprio per la scelta del Modello 45, manca quel confronto processuale che permetterebbe di replicare sulle ragioni poste alla base della chiusura. Il punto non è pretendere che ogni denuncia conduca a un processo, ma comprendere perché, davanti a questioni tecniche e documentali ripetutamente sollevate, l’esito sia così spesso quello di una chiusura che lascia l’Associazione senza la possibilità di confrontarsi preventivamente sugli elementi valutati dall’Ufficio.


Ecco perché il problema non è chiedersi provocatoriamente perché “non vengano a prenderci”. Il problema, molto più serio, è pretendere una risposta documentata a una domanda semplice: cosa è stato realmente verificato su quelle denunce, e perché il loro esito è così frequentemente identico?


Presidente di Altvelox

Gianantonio Sottile Cervini

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