Belluno parcometri senza titoli tecnici: quando il tempo diventa “prova”, serve la metrologia, non gli slogan.
- Altvelox

- 22 dic
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Aggiornamento: 6 giorni fa
A Belluno la sosta a pagamento non è solo una questione di tariffe, è una questione di prova. Il parcometro non è un semplice “totem” che incassa monete o tessere magnetiche, è un dispositivo che misura e registra un dato, il tempo di sosta, lo trasforma in importo dovuto e, nei fatti, può alimentare un accertamento con conseguenze economiche immediate per il cittadino. Se il dato non è tecnicamente tracciabile e giuridicamente sostenuto da atti verificabili, la pretesa diventa fragile. Molto fragile.

Avete mai pensato che anche un parcometro può essere illegittimo esattamente come un autovelox, se manca l’omologazione e, soprattutto, se quell’omologazione non è pubblicata e verificabile?
È una domanda scomoda, perché siamo abituati a considerare il parcometro un semplice “distributore di scontrini”. Ma provate a guardarlo per quello che è, senza abitudini e senza slogan: un dispositivo che misura un dato, il tempo di sosta, lo trasforma in importo dovuto e, quando il tagliando risulta “scaduto”, diventa il presupposto materiale di un accertamento che produce un esborso forzato. In quel momento non stiamo più parlando di cortesia urbana, stiamo parlando di prova e di pretesa economica verso il cittadino. E se la prova nasce da uno strumento privo del titolo tecnico richiesto, o comunque privo di una catena documentale completa, controllabile, tracciabile, la conseguenza è netta: la pretesa è viziata alla radice. Come accade con gli autovelox quando mancano i requisiti formali e tecnici che trasformano una misurazione in prova legale.
La metrologia legale non è un vezzo per addetti ai lavori. È la disciplina che impone, quando un dispositivo misura un parametro rilevante per imporre un pagamento o per fondare una contestazione, che quello strumento sia identificabile, controllabile, verificato, e che la filiera del dato sia integra. È la stessa logica che negli anni ha messo sotto i riflettori gli autovelox: se la misurazione genera effetti sanzionatori, o comunque un obbligo economico contestabile, non basta “funziona”, servono titoli, verifiche, registri, responsabilità.
Un esempio reale, semplice. Lei parcheggia in centro, paga un’ora, il parcometro registra una scadenza anticipata per un difetto di conteggio del tempo o per un aggiornamento software non tracciato. Passa l’ausiliario, trova il tagliando “scaduto”, parte la contestazione. A quel punto la domanda non è filosofica, è concreta: il Comune può dimostrare, con atti e tracciati, che quel dato temporale è stato misurato correttamente, da un apparato identificato e verificato, con manutenzioni registrate e software sotto controllo, oppure no.

Per questo ALTVELOX ha formalizzato al Comune di Belluno una richiesta documentale puntuale lo scorso 13 novembre 2025: matricole degli apparati, ubicazioni, certificazioni, atti di conformità, verbali di verificazione, registri di manutenzione, aggiornamenti software. E, soprattutto, file log e report di funzionamento, quelli che consentono di capire se il sistema registra, conserva e trasmette i dati senza alterazioni, errori o “buchi” operativi. Non abbiamo chiesto un favore, ma si chiede la base minima per il controllo del cittadino, perché senza quei documenti il contraddittorio è una finzione.
La risposta dell’amministrazione, ad oggi, non ha consegnato ciò che era stato richiesto in modo specifico. Sono arrivati documenti ulteriori, ma non pertinenti rispetto al cuore del problema, cioè il titolo tecnico giuridico dei parcometri e la tracciabilità del dato che sostiene la pretesa economica verso i cittadini. Quando un ente pretende pagamenti, e in caso di contestazione invoca l’autorità dell’accertamento, deve provare il presupposto con atti verificabili, non aggirarlo con invii parziali. Qui, la prova non c’è.

C’è anche un profilo contabile che non può essere trattato come contorno. Senza la catena completa dal pagamento al parcometro, o dai flussi digitali, fino al riversamento in tesoreria e all’imputazione corretta a bilancio, il controllo è impossibile. E quando un controllo è reso impossibile, non siamo davanti a una disattenzione, siamo davanti a un problema di trasparenza e verificabilità. Altvelox ha chiesto riconciliazioni su documenti originali, capitoli, impegni e mandati, perché solo così si spiegano eventuali anomalie tra proventi dichiarati e somme “destinate”.
Oggi, 22 dicembre 2025, ALTVELOX ha depositato denuncia querela chiedendo l'acquisizione integrale della documentazione e accertamenti sui titoli che reggono il sistema parcometri, inclusa la valutazione di un sequestro probatorio degli apparati in funzione per i quali non risultano consegnati i documenti tecnici di omologazione, e le verifiche sui file log dei software per determinare corretto funzionamento e conteggio del tempo. Non è una crociata, è una richiesta di controllo reale: carte, tracciati, responsabilità.
Nel fascicolo, per connessione, viene richiamato anche il tema della pianificazione del traffico, PUT e PGTU, e del controllo prefettizio, perché sosta tecnologica, ZTL e misure onerose non vivono nel vuoto. Se il presupposto pianificatorio è tardivo o incompleto, tutto ciò che si fonda su quel presupposto merita verifiche istruttorie, non frasi di principio. A Belluno, l’adozione del PUT risulterebbe avvenuta solo nel febbraio 2025, un dato che conferma quanto contestato sino dal 2022 ma negato da tutti: non era polemica, era un fatto amministrativo.







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