Cortina d'Ampezzo: Bambino lasciato sulla statale per un biglietto “olimpico” da 10 euro. Quando il trasporto pubblico dimentica il suo dovere minimo.
- Altvelox

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La cronaca parla di un minore fatto scendere da un autobus perché in possesso abbonamento ordinario da 2,50 euro, non riconosciuto dopo l’aumento tariffario legato al periodo olimpico. Se questo è vero, il problema non è solo tariffario. Un anno fa ALTVELOX aveva segnalato alla stessa DolomitiBus S.p.A. che sulla SS50 come in altre strade della Provincia di Belluno, le fermate erano pericolose.

Abbiamo appreso da notizie di stampa, che un bambino di 11 anni è stato fatto scendere da un autobus di linea perché non in possesso del nuovo titolo “speciale” da 10 euro, introdotto in luogo dei biglietti ordinari da 2,50 euro. Il dato che interessa davvero la collettività è quando un minore viene lasciato a bordo strada, di sera, con freddo e neve, su una tratta trafficata, la sicurezza della fermata e dell’attraversamento non è un dettaglio, è la linea di confine tra servizio pubblico e rischio prevedibile.
La politica discute di governance e quote societarie, e fa il suo mestiere. Benem ma qui però c’è un punto tecnico, misurabile e imputabile: se si impone un regime tariffario più oneroso e rigido, presentandolo come scelta “straordinaria” legata a Milano Cortina 2026, allora il servizio deve salire di livello insieme al prezzo, e questo significa sicurezza reale alle fermate, procedure chiare e comportamento professionale del personale di guida, non comunicati e scuse a posteriori. Un aumento tariffario così marcato non può tradursi in un rapporto più duro con l’utenza, soprattutto quando l’utenza è fatta di studenti, minori e residenti. Deve tradursi in interventi tracciabili: verifiche sulle fermate e sugli attraversamenti, illuminazione e segnaletica, gestione del rischio nelle tratte extraurbane, formazione e istruzioni operative ai conducenti su come gestire le irregolarità di titolo senza esporre nessuno a pericolo (con particolare cautela verso i minori), più una filiera di controllo interno che non scarichi sul singolo episodio ciò che è prevedibile e prevenibile. Se chiedi 10, devi garantire 10: sicurezza, continuità, professionalità, e risposte scritte su chi fa cosa e quando.

ALTVELOX, molto prima che questa cronaca esplodesse, aveva già messo nero su bianco un tema che oggi nessuno può liquidare come “episodio”: la sicurezza delle fermate extraurbane Dolomiti Bus lungo la SS50 (e, più in generale, lungo arterie provinciali dove l’utenza, anche scolastica, è costretta ad attendere e attraversare in condizioni oggettivamente esposte).Parliamo di fatti documentati.
Con PEC del 23.01.2025, indirizzata al Prefetto di Belluno, alla Sezione Polizia Stradale di Belluno, ad ANAS e a Dolomiti Bus, l’Associazione segnalava “molte” segnalazioni di cittadini sulla pericolosità di diverse fermate: assenza di protezioni per l’attesa e la discesa, mancanza di attraversamenti pedonali adeguatamente segnalati, criticità nelle fasce serali e notturne per carenza di illuminazione.Non è un’opinione.
Per rendere la questione verificabile (e non relegabile a lamento generico), ALTVELOX indicava due punti “campione”, corredati da foto: SS50 km 16 (Comune di Sedico) e SS50 km 13+300 (Comune di Belluno), chiedendo interventi urgenti e un riscontro entro l’08.02.2025, con riserva di azioni ulteriori.È l’ABC della prevenzione. Alla PEC seguiva una sola risposta formale, datata 31.01.2025, della Sezione Polizia Stradale di Belluno: la nota chiedeva all’ente proprietario della strada, d’intesa con Dolomiti Bus, di valutare l’apposizione di idonee piazzole nei luoghi indicati, delimitandole ai sensi dell’art. 151 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione del Codice della Strada), e di apporre attraversamenti pedonali in prossimità delle fermate dopo valutazione dell’equilibrio tra esigenze dei pedoni e traffico veicolare. Tradotto: “valutate e fate”. Il punto è che “valutare”, se resta parola senza esito, non mette in sicurezza nessuno, e soprattutto non produce tracciabilità, tempi, priorità e responsabilità. E infatti il nodo resta intatto.

Sul piano amministrativo, un’istanza che riguarda profili di pubblica incolumità non può essere lasciata nel limbo del silenzio, perché il dovere di concludere il procedimento e di motivare (L. 7 agosto 1990, n. 241, artt. 2 e 3) non è facoltativo, e perché la gestione della sicurezza della strada grava sull’ente proprietario o gestore (d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 14).Sono obblighi, non cortesie.
Oggi, con il sollecito e invito-diffida del 30.01.2026, ALTVELOX ha quindi formalizzato l’evidenza: la Prefettura di Belluno non ha mai trasmesso alcun riscontro, né interlocutorio né conclusivo, alla segnalazione del 23.01.2025, e questo mentre si parlava di fermate e attraversamenti lungo una statale, non di una piccola seccatura burocratica.È un fatto grave. Nel medesimo atto, l’Associazione chiede entro 10 giorni un riscontro scritto e circostanziato su attività svolte, richieste impartite, misure provvisorie o definitive, richiamando espressamente la tutela contro il silenzio amministrativo (d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 31).Qui non serve retorica, serve carta.
Questa vicenda, per come è stata riportata, non va usata per mettere etichette sulle persone. Va usata per pretendere atti e responsabilità. Perché la sicurezza non si amministra con formule, “indagini interne” e rimpalli tra soggetti pubblici e gestori. Si amministra facendo, e dimostrandolo con riscontri scritti.





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