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Decreto autovelox: La stampa ha informato o ha amplificato la versione del Ministero?

Nel campione esaminato, solo poche testate hanno spiegato con chiarezza che un decreto ministeriale non può superare il Codice della Strada né sanare automaticamente il passato. Molte altre hanno presentato il provvedimento come “svolta”, “certezza”, “stop al caos” o “fine dei ricorsi”, senza porre domande dirette ai decisori politici. E poi ci stupiamo della classifica RSF, come se il problema fosse nato ieri mattina con il caffè.


La libertà di stampa non si misura solo dalla possibilità di pubblicare un articolo. Si misura anche dalla capacità di fare la domanda scomoda quando tutti stanno applaudendo
La libertà di stampa non si misura solo dalla possibilità di pubblicare un articolo. Si misura anche dalla capacità di fare la domanda scomoda quando tutti stanno applaudendo

Analisi sintetica del campione stampa


Altvelox ha esaminato un campione pubblico di 17 articoli/testate pubblicati o aggiornati tra il 9 e il 10 giugno 2026 sul decreto ministeriale autovelox firmato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il comunicato MIT afferma che il decreto definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura iniziale e periodica, con l’obiettivo dichiarato di garantire un quadro regolatorio “certo e omogeneo” e superare le criticità applicative emerse nel tempo. Questo è il punto di partenza ufficiale, non il punto di arrivo dell’informazione giornalistica. (MIT)


Il dato più rilevante è il seguente:


Solo 3 testate, in modo effettivamente chiaro, hanno evidenziato il nodo giuridico essenziale, cioè che il decreto ministeriale non può essere letto come strumento idoneo a superare la norma primaria del Codice della Strada o a sanare automaticamente il passato. Si tratta, nel campione esaminato, di Corriere della Sera, L’Automobile ACI ed Ethica Societas. Il Corriere scrive espressamente che il decreto non chiude automaticamente la stagione dei ricorsi e riporta il principio secondo cui un decreto non può sanare retroattivamente verbali già emessi se, al momento dell’accertamento, mancavano i requisiti richiesti dalla legge; richiama anche il tema della prevalenza delle fonti primarie rispetto agli atti amministrativi. (Corriere della Sera) L’Automobile ACI inserisce una sezione sui “dubbi giuridici” e dà conto della tesi secondo cui un decreto ministeriale non può trasformare ex post approvazioni già rilasciate in omologazioni in senso metrologico. (L'Automobile) Ethica Societas qualifica il regime transitorio come il punto più delicato e parla di scelta giuridicamente sensibile, escludendo che possa essere letta come sanatoria indifferenziata. (ethicasocietas.it)


Altre 2 testate o piattaforme giuridico-informative hanno dato una lettura più prudente e tecnicamente utile, pur senza trasformare il titolo in una contestazione chiara al provvedimento: Mister Lex e Virgilio Motori. Mister Lex scrive che la firma del decreto non elimina automaticamente le questioni già sollevate nei giudizi pendenti e non può essere letta come sanatoria generalizzata delle contestazioni pregresse. (Mister Lex) Virgilio Motori spiega correttamente la differenza tra approvazione tecnica e omologazione, rilevando che molti apparecchi operavano in una “zona grigia”, ma titola e imposta comunque il pezzo sul concetto che “ora cambia tutto”, scelta comunicativa più rassicurante che problematica. (Virgilio.it)


Sul versante opposto, almeno 10 testate del campione hanno usato un taglio prevalentemente risolutivo, istituzionale o comunque aderente alla comunicazione ministeriale: ANSA, La Stampa, Sky TG24, Il Giorno, Il Resto del Carlino, Virgilio Notizie, Motor1, CarX, Sardegna Live e Qdpnews. In questi casi il lessico dominante è quello della “svolta”, dello “stop al caos”, delle “regole certe”, della “fine della confusione”, della “regolarizzazione” o della “piena legalità”, con una presenza molto limitata, o assente, del problema della gerarchia delle fonti. ANSA titola “Arriva il decreto autovelox, stop al caos sulle multe” e scrive che il decreto “pone così fine” al periodo di confusione, pur richiamando la distinzione tra approvazione e omologazione. (ANSA.it) La Stampa parla di “passaggio necessario” e di provvedimento che “mette così fine” alla lunga stagione di polemiche e incertezze. (La Stampa) Sky TG24 riprende sostanzialmente la nota ministeriale. (Sky TG24) Il Giorno e Il Resto del Carlino pubblicano contenuti pressoché sovrapponibili alla comunicazione MIT, senza un reale contraddittorio tecnico-giuridico. (Il Giorno)


Particolarmente indicativi sono alcuni titoli o passaggi. Motor1 scrive “Tutto in regola”, “zone grigie destinate a scomparire” e che Salvini “pone così termine” al vuoto regolatorio. (Motor1.com) CarX titola che il decreto “regolarizza migliaia di dispositivi” e parla di accoglienza positiva delle associazioni dei consumatori. (CarX) Qdpnews titola con la dichiarazione politica “Stop ai contenziosi, in città sono tutti omologati”, riportando la posizione del sindaco di Treviso, ma nel testo accessibile non emerge una domanda diretta sulla compatibilità di tale affermazione con l’art. 142, comma 6, Codice della Strada. (Qdpnews) Metropolitano, pur spiegando che approvazione e omologazione non coincidono, titola “Autovelox, c’è il decreto: stop ai ricorsi”, formula che comunica al lettore una chiusura molto più netta di quanto il quadro giuridico consenta. (Metropolitano.it)


Conteggio operativo


Nel campione esaminato:


  • Testate/articoli analizzati: 17.

  • Testate che hanno scritto chiaramente che il decreto non può sanare o superare il Codice della Strada: 3 su 17.Corriere della Sera, L’Automobile ACI, Ethica Societas.

  • Testate che hanno dato una lettura prudente, ma non pienamente frontale nel titolo: 2 su 17.Mister Lex e Virgilio Motori.

  • Testate con titolo o impostazione chiaramente pluralistica sul problema dell’omologazione: 4 su 17.Corriere della Sera, L’Automobile ACI, RaiNews TGR Veneto, Ethica Societas. RaiNews TGR Veneto parla di “questione controversa”, richiama le contestazioni partite dal Veneto e dà conto dell’insorgenza delle associazioni, compresa Altvelox, ma il testo disponibile non consente di verificare il contenuto integrale delle domande poste nel servizio video. (RaiNews)

  • Testate con titolo o impostazione prevalentemente risolutiva o celebrativa: almeno 10 su 17.ANSA, La Stampa, Sky TG24, Il Giorno, Il Resto del Carlino, Virgilio Notizie, Motor1, CarX, Sardegna Live, Qdpnews.

  • Giornalisti/autori identificabili che hanno trattato il nodo in modo realmente critico o tecnico: almeno 3, più una redazione giuridica.Alessio Ribaudo per Corriere della Sera, Emiliano Ragoni per L’Automobile ACI, Massimiliano Mancini per Ethica Societas; Mister Lex risulta articolo redazionale/giuridico non firmato nel testo accessibile.


almeno 10 testate del campione hanno usato un taglio prevalentemente risolutivo, istituzionale o comunque aderente alla comunicazione ministeriale
Almeno 10 testate del campione hanno usato un taglio prevalentemente risolutivo, istituzionale o comunque aderente alla comunicazione ministeriale

Domande chiare e dirette ai politici sul punto centrale, cioè: “come può un decreto ministeriale incidere su una norma primaria che richiede apparecchiature debitamente omologate?” Nel materiale testuale consultabile: 0 casi verificabili. Non possiamo confermare se nei servizi video siano state poste domande dirette agli amministratori, perché i testi pubblicati non riportano integralmente le domande. Quello che si vede negli articoli accessibili è, in larga parte, la ripresa della dichiarazione ministeriale o di dichiarazioni politiche, non un’interrogazione giornalistica stringente sul rapporto tra decreto ministeriale e Codice della Strada.


Testo pronto per post o articolo


Il caso del decreto autovelox consente una riflessione molto concreta sulla qualità dell’informazione in Italia. Non sulla libertà di stampa in astratto, che resta formalmente garantita, ma sulla libertà sostanziale di fare domande, disturbare la narrazione ufficiale e spiegare ai cittadini ciò che davvero incide sui loro diritti.


Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato la firma del decreto autovelox sostenendo che il provvedimento definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura dei dispositivi e assicura un quadro regolatorio certo e omogeneo. È una comunicazione istituzionale. Ha una funzione precisa: presentare il provvedimento come soluzione. Il compito della stampa, però, non dovrebbe essere quello di copiare il comunicato, aggiungere un titolo rassicurante e consegnarlo al pubblico come verità già digerita.


Il punto giuridico è semplice, quasi fastidioso nella sua chiarezza: l’art. 142, comma 6, Codice della Strada attribuisce valore probatorio alle risultanze delle apparecchiature debitamente omologate. Il Codice della Strada è fonte primaria. Un decreto ministeriale è atto secondario o amministrativo regolatorio. Può disciplinare procedure, modalità tecniche e adempimenti. Non può però riscrivere la legge primaria, né trasformare automaticamente una precedente approvazione amministrativa in omologazione, né sanare retroattivamente verbali già emessi se al momento dell’accertamento mancava il requisito richiesto dalla norma.


Eppure, nel campione di stampa esaminato, solo una minoranza ha spiegato questo passaggio. Alcune testate hanno fatto il proprio mestiere, dando conto dei dubbi giuridici e distinguendo il futuro dal passato. Il Corriere della Sera ha scritto chiaramente che il decreto non chiude automaticamente i ricorsi e ha richiamato il principio per cui un decreto non può discostarsi dal Codice della Strada, che è legge. L’Automobile ACI ha parlato espressamente dei dubbi giuridici sul regime transitorio. Ethica Societas ha evidenziato il rischio di una lettura impropria del decreto come sanatoria tecnica. Mister Lex ha richiamato la necessità di prudenza sulle multe pregresse.


Molte altre testate, invece, hanno preferito la scorciatoia narrativa: “stop al caos”, “fine delle incertezze”, “regole certe”, “ora cambia tutto”, “autovelox regolarizzati”, “stop ai ricorsi”. Formule semplici, efficaci, comode. Peccato che il diritto non funzioni così, nonostante l’evidente fastidio che questa cosa provoca a una certa comunicazione pubblica.


Nel campione analizzato, almeno dieci testate hanno usato un taglio prevalentemente risolutivo o aderente alla linea ministeriale. Solo tre hanno affrontato in modo netto il nodo della gerarchia delle fonti e del limite del decreto ministeriale rispetto al Codice della Strada. Quanto alle domande dirette ai politici, nel materiale testuale consultabile non risultano quesiti chiari del tipo: “Ministro, come può un decreto ministeriale incidere su una norma primaria che richiede apparecchiature debitamente omologate?” oppure: “Sindaco, su quale base giuridica si può sostenere che impianti prima solo approvati siano ora automaticamente omologati?”


Questo è il problema. Non serve sostenere che la stampa italiana non sia libera in senso formale. Sarebbe una semplificazione. Il punto è più sottile e più grave: su temi che toccano direttamente cittadini, sanzioni, ricorsi, bilanci comunali e responsabilità amministrative, una parte rilevante dell’informazione appare poco incline a mettere in discussione la narrazione istituzionale. Riporta. Amplifica. Titola. Rassicura. Ma raramente incalza.


La libertà di stampa non si misura solo dalla possibilità di pubblicare un articolo. Si misura anche dalla capacità di fare la domanda scomoda quando tutti stanno applaudendo.


Nel caso del decreto autovelox, quella domanda era elementare: un decreto ministeriale può davvero superare il Codice della Strada? La risposta giuridica meriterebbe titoli più seri e meno slogan da comunicato. Ma pretendere precisione, nel Paese delle “svolte definitive” che durano fino al prossimo ricorso, pare ormai un atto di ostinazione civile.



Merita particolare attenzione il video del giornalista Stefano Elena, nella rubrica “Lo Schiacciasassi”, dedicato al decreto autovelox e alla questione dell’omologazione.


Dal nostro punto di vista, si tratta di un contributo informativo tecnicamente corretto, giuridicamente equilibrato e realmente utile al pubblico, perché non si limita a riprendere la comunicazione istituzionale, ma ricostruisce i diversi profili della vicenda: il contenuto del decreto, il rapporto con il Codice della Strada, il tema delle apparecchiature già approvate ma non omologate, le ricadute sui verbali, i dubbi sui contenziosi pendenti e le posizioni delle parti coinvolte.


In una materia complessa, che riguarda milioni di cittadini, Comuni, organi accertatori, Ministeri, giudici e associazioni impegnate nella tutela degli utenti della strada, l’informazione dovrebbe fare esattamente questo: spiegare, distinguere, verificare e porre domande. Non limitarsi a trasformare un provvedimento ministeriale in uno slogan risolutivo.


Il punto non è essere favorevoli o contrari ai controlli di velocità. Altvelox lo ribadisce da sempre: controlli sì, ma regolari, trasparenti e rispettosi delle norme. Il punto è capire se un decreto ministeriale possa davvero incidere su una questione che nasce da una norma primaria, l’art. 142, comma 6, Codice della Strada, e da un orientamento della Corte di Cassazione che ha distinto approvazione e omologazione.


Per questo il lavoro giornalistico che dà spazio ai dubbi giuridici, alle fonti normative, alle pronunce della magistratura e alle diverse posizioni in campo merita di essere riconosciuto. Non perché dica ciò che Altvelox sostiene, ma perché consente ai cittadini di farsi un’opinione completa, senza essere accompagnati per mano verso una conclusione già confezionata.


Questa è informazione. Il resto, troppo spesso, è solo amplificazione.

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