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Decreto “SALVAVELOX”: Come avevamo detto, come un gatto in tangenziale.

16 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Per mesi ci è stato spiegato che il problema dell’omologazione degli autovelox sarebbe stato definitivamente risolto dal nuovo decreto ministeriale. Ci è stato raccontato che la procedura europea TRIS avrebbe sostanzialmente chiuso ogni discussione e che Bruxelles non avrebbe avuto nulla da eccepire. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, dalle verifiche preliminari svolte dalla Commissione europea sarebbe emersa una differenza sostanziale tra il testo trasmesso dall’Italia a Bruxelles il 3 febbraio 2026 e quello successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.


dalla Commissione europea sarebbe emersa una differenza sostanziale tra il testo trasmesso
Dalla Commissione europea sarebbe emersa una differenza sostanziale tra il testo trasmesso

Per mesi il decreto sull’omologazione degli autovelox è stato presentato come il provvedimento destinato a chiudere definitivamente una vicenda che, invece, continua ad aprire interrogativi sempre nuovi. L’idea che si è cercato di far passare è stata piuttosto semplice: con il nuovo decreto ministeriale e con il passaggio attraverso la procedura europea TRIS, il problema dell’omologazione sarebbe stato finalmente risolto e tutte le contestazioni sollevate negli ultimi anni sarebbero diventate sostanzialmente superate. ALTVELOX, fin dall’inizio, ha sostenuto che le cose non stavano affatto così e che la procedura europea non poteva essere utilizzata come una sorta di certificato generale di legittimità di ciò che era stato fatto in precedenza.


Sole 24 Ore del 8 ottobre 2026
Sole 24 Ore del 8 ottobre 2026

Già il 5 marzo 2026 l’Associazione aveva trasmesso alla Commissione europea specifiche osservazioni sulla notifica TRIS n. 2026/0053/IT, chiedendo che venisse verificato con particolare attenzione se il meccanismo predisposto dallo Stato italiano rappresentasse realmente un nuovo e autentico percorso di omologazione oppure se, dietro quella costruzione normativa, si stesse tentando di attribuire una regolarità successiva ad apparecchiature già prodotte, commercializzate e utilizzate senza il procedimento di omologazione previsto dall’ordinamento. Non era una contestazione generica, perché nelle osservazioni inviate a Bruxelles ALTVELOX aveva espressamente chiesto di valutare la compatibilità del modello proposto con i principi europei in materia di metrologia legale, vigilanza del mercato, tutela dei consumatori, parità di trattamento e certezza del diritto.    



La questione oggi torna ad assumere un rilievo ancora maggiore perché, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, sarebbero emerse differenze tra lo schema trasmesso dall’Italia alla Commissione europea e il testo poi definitivamente pubblicato, con particolare riferimento all’Allegato B, vale a dire proprio alla parte del decreto sulla quale si concentra il regime previsto per i dispositivi già esistenti. Secondo quanto riferito, nello schema notificato sarebbero stati quindici gli apparati direttamente interessati, mentre nel testo definitivo il numero sarebbe salito a venticinque, con un ampliamento che non appare affatto marginale e sul quale, sempre secondo le informazioni pubblicate, sarebbero in corso approfondimenti a livello europeo.


Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni difficili da liquidare come una semplice questione formale, perché se il testo definitivamente adottato contiene una disciplina più ampia rispetto a quella sottoposta alla procedura TRIS, occorre comprendere attraverso quali atti, valutazioni tecniche e passaggi amministrativi si sia arrivati a questa modifica e, soprattutto, se un cambiamento di tale portata avrebbe richiesto una nuova comunicazione alla Commissione europea. Non compete ad ALTVELOX anticipare conclusioni che spettano alle istituzioni competenti, ma è altrettanto evidente che la questione merita una risposta documentale e non può essere superata con formule generiche.


ALTVELOX aveva già chiesto alla Commissione di verificare se la disciplina proposta potesse trasformarsi, nella sostanza, in un meccanismo di regolarizzazione postuma di apparecchiature che erano state precedentemente utilizzate senza i requisiti previsti dalla normativa nazionale ed europea.  Successivamente l’Associazione ha chiesto gli atti ai Ministeri competenti e ha portato la formazione del decreto e dell’Allegato B all’attenzione delle autorità competenti, proprio perché una norma destinata ad incidere su migliaia di accertamenti e su milioni di cittadini non può nascere attraverso passaggi opachi o tecnicamente non verificabili.


La procedura TRIS, inoltre, non può essere raccontata come un’approvazione europea del decreto italiano, perché il suo scopo è consentire alla Commissione e agli altri Stati membri di esaminare preventivamente i progetti di regole tecniche nazionali e verificare che non introducano ostacoli ingiustificati al mercato interno. La stessa osservazione inviata da ALTVELOX ricordava espressamente questa funzione della procedura europea.   


Come un gatto in tangenziale cosi Altvelox nel giugno 2026
Come un gatto in tangenziale cosi Altvelox nel giugno 2026

La questione, quindi, resta esattamente quella che avevamo posto sin dall’inizio: un decreto successivo non può trasformare automaticamente una precedente approvazione in una omologazione se la legge richiede procedimenti distinti, né può attribuire retroattivamente agli strumenti una qualificazione giuridica che essi non possedevano al momento del loro utilizzo. Adesso, però, alla discussione sull’omologazione si aggiunge anche il problema della possibile differenza tra ciò che l’Italia ha notificato a Bruxelles e ciò che è stato successivamente pubblicato.


Il decreto che avrebbe dovuto mettere definitivamente a tacere la vicenda degli autovelox continua quindi a produrre nuovi interrogativi e nuove verifiche, mentre ALTVELOX continuerà a chiedere una cosa molto meno rivoluzionaria di quanto qualcuno vorrebbe far credere: che quando una legge impone un determinato procedimento, quel procedimento venga rispettato anche dalla pubblica amministrazione.


Quanto al decreto “salvavelox”, per usare un’espressione che qualcuno aveva giudicato eccessiva, al momento sembra avere esattamente la tenuta che avevamo previsto: come un gatto in tangenziale.

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