Limiti di velocità: sicurezza vera o scorciatoia amministrativa?
- Altvelox

- 10 ore fa
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Quando il limite è troppo basso, non motivato e magari presidiato da un autovelox, il problema non è il rispetto delle regole. Il problema è la credibilità di chi quelle regole le impone. Le limitazioni devono nascere da effettive e reali necessità. Se il limite viene fissato senza una ragione riconoscibile, l’utente lo vive come una vessazione e può maturare il sospetto che la finalità non sia la sicurezza, ma il ricavo derivante dalle sanzioni.

Il limite di velocità non è un numero buttato su un cartello. È un atto amministrativo, tecnico e giuridico. Nasce dalla classificazione della strada, dalle sue caratteristiche geometriche, dalla visibilità, dal traffico, dall’incidentalità, dalla presenza di attraversamenti, scuole, abitazioni, utenze deboli o situazioni particolari. In sintesi: deve avere un motivo.
Il Codice della Strada stabilisce limiti generali diversi in base alla tipologia di strada: autostrade, strade extraurbane principali, extraurbane secondarie, strade urbane e centri abitati. Non è una distinzione decorativa, messa lì per rallegrare gli uffici tecnici. Serve a collegare la velocità consentita alla funzione reale dell’infrastruttura. Una strada di scorrimento non è una via residenziale. Una extraurbana rettilinea non è un vicolo storico. Una zona 30 non può essere solo una strada larga, dritta e vuota con un cartello nuovo.

La legge consente agli enti proprietari e gestori di stabilire limiti diversi da quelli ordinari, ma non consente di farlo a sentimento. Occorre un provvedimento formale, normalmente un’ordinanza, con indicazione del tratto interessato, dei riferimenti chilometrici, delle ragioni tecniche, della durata se il limite è temporaneo e della segnaletica coerente. Scrivere genericamente “per motivi di sicurezza” non basta. La sicurezza non è una formula magica che trasforma ogni scelta in atto legittimo.
Sul punto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato molto chiaro. Le limitazioni devono nascere da effettive e reali necessità. Se il limite viene fissato senza una ragione riconoscibile, l’utente lo vive come una vessazione e può maturare il sospetto che la finalità non sia la sicurezza, ma il ricavo derivante dalle sanzioni. Non lo dice un comitato di automobilisti arrabbiati al bar. Lo dice il Ministero. E quando persino il Ministero arriva a scrivere una cosa così, forse sarebbe il caso di leggerla prima di installare l’ennesimo cartello.
Il punto centrale è questo: un limite troppo basso, se non giustificato, può diventare esso stesso un fattore di rischio. Su strade dritte, larghe, visibili, prive di particolari criticità, imporre limiti bassissimi crea disorientamento. Alcuni utenti frenano bruscamente, altri non percepiscono il divieto come coerente, altri ancora lo rispettano solo in prossimità dell’autovelox. Il risultato non è una circolazione più ordinata, ma una guida meno omogenea. E una guida disomogenea, con velocità molto diverse tra veicoli sullo stesso tratto, può aumentare sorpassi, frenate improvvise e condotte imprevedibili.
A questo si aggiunge il tema della gestione della strada. Se il limite nasce perché il manto è dissestato, perché manca visibilità, perché ci sono intersezioni pericolose o segnaletica carente, l’ente non può limitarsi ad abbassare la velocità e considerare risolto il problema. Il cartello non ripara le buche, non illumina gli attraversamenti, non corregge una curva, non protegge un pedone. Può essere una misura temporanea, non un alibi permanente.

Il D.M. 5 novembre 2001 sulle norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade collega la progettazione alla velocità, alla sezione stradale, alla funzione della rete e alla gradualità delle transizioni. La velocità non è un nemico astratto. È un elemento tecnico da governare. Se una strada è costruita o percepita per una certa velocità, ma viene gravata da un limite molto inferiore senza interventi fisici coerenti, la regola perde forza. Non perché il cittadino abbia diritto di ignorarla, ma perché l’amministrazione ha il dovere di renderla comprensibile, proporzionata e verificabile.
Controlli sì, quindi. Ma controlli regolari, su limiti corretti, motivati e documentati. L’autovelox non può diventare il sigillo finale di una scelta amministrativa debole. Prima del verbale devono venire gli atti, le verifiche tecniche, la manutenzione della segnaletica, la coerenza della strada e la revisione dei limiti quando vengono meno le cause che li hanno giustificati.
La sicurezza stradale si costruisce con metodo, non con cartelli al ribasso e casse comunali in attesa. Dove il limite è serio, il cittadino lo riconosce. Dove il limite appare artificiale, la fiducia si spezza. E quando si spezza la fiducia, la strada diventa meno sicura per tutti.



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