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Strade di sangue e amministratori assenti: L'Italia conta i morti e accende gli autovelox.

Negli ultimi venti giorni una nuova sequenza di vittime ha attraversato il Paese. Ma la sicurezza stradale continua a essere ridotta a multe automatiche, mentre pianificazione, manutenzione, pattuglie e responsabilità istituzionali restano sullo sfondo.


L'Italia conta i morti e accende gli autovelox
L'Italia conta i morti e accende gli autovelox

Nei soli ultimi venti giorni il Veneto ha contato almeno tredici morti sulle proprie strade. Una sequenza impressionante, consumata tra centri abitati, strade provinciali, statali e autostrade:


  • 7 giugno, Altivole, Treviso: un motociclista di 60 anni muore dopo l’uscita di strada e l’impatto contro il muro di un’abitazione;

  • 7 giugno, Ponte nelle Alpi, Belluno: un motociclista di 19 anni perde la vita nello scontro frontale con un’automobile lungo la statale 51 di Alemagna;

  • 8 giugno, Riese Pio X, Treviso: muore un motociclista di 37 anni dopo la collisione con un veicolo;

  • 9 giugno, Gosaldo, Belluno: un motociclista di 47 anni perde la vita nello scontro con un’automobile lungo la strada provinciale 3;

  • 10 giugno, Orgiano, Vicenza: un ragazzo di 15 anni rimane gravemente ferito nello scontro tra il proprio scooter e un’automobile e muore il 13 giugno in ospedale;

  • 12 giugno, Grezzana, Verona: un automobilista di 83 anni esce dalla carreggiata e finisce con il veicolo in un canale;

  • 14 giugno, Castelfranco Veneto, Treviso: un pedone di 57 anni viene investito mentre attraversa la strada e muore due giorni dopo;

  • 16 giugno, autostrada A22 tra Affi e Verona Nord: una persona muore nello scontro tra un’automobile e un mezzo pesante, mentre un’altra rimane gravemente ferita;

  • 17 giugno, Zero Branco, Treviso: un motociclista di 19 anni muore nello scontro con un trattore;

  • 19 giugno, San Biagio di Callalta, Treviso: una bambina di 9 anni rimane gravemente ferita nel frontale tra un’automobile e un camion lungo la Postumia e muore il 22 giugno;

  • 20 giugno, San Giorgio in Bosco, Padova: un motociclista di 29 anni perde la vita nello scontro con un trattore lungo la statale Valsugana;

  • 21 giugno, Jesolo, Venezia: un giovane di 23 anni muore dopo che l’automobile esce dalla sede stradale e precipita nel fiume Sile;

  • 23 giugno, Trevignano, Treviso: un uomo di 65 anni muore nello scontro tra due automobili, nel quale rimangono ferite altre sette persone.

Giornale di Vicenza 25 giugno 2026
Giornale di Vicenza 25 giugno 2026

Tredici vite spezzate in meno di tre settimane. Non statistiche da esibire durante una conferenza sulla sicurezza, ma persone morte mentre percorrevano strade che le istituzioni hanno il dovere di controllare, pianificare e rendere concretamente più sicure.


In un tragico incidente si è verificato stamattina, verso le 9.15 sulla Superstrada in direzione Montecchio Maggiore è morto Don Francesco e l'animatore 16enne che sarebbero stati in viaggio, con un gruppo di ragazzi e ragazze del Grest, diretti a Gardaland.


Dal 15 al 24 giugno le cronache hanno registrato incidenti mortali nel Piacentino, nel Maceratese, sull’Ascoli-Mare, sulla Pontina, a Senago, sull’A26, a Roma e nella galleria di Taormina. Automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Famiglie distrutte e strade chiuse dopo l’ennesimo schianto. Il 20 giugno l’Osservatorio ASAPS-Sapidata ha contato cento ciclisti morti dall’inizio del 2026. A Roma, il motociclista deceduto il 23 giugno risultava la quarantottesima vittima dell’anno sulle sole strade cittadine, escluso il raccordo.


Di fronte a questi numeri non basta ripetere che la colpa è sempre di chi guida. Velocità, distrazione, alcol e violazioni devono essere contrastati con rigore. Ma la sicurezza non è un obbligo a senso unico. Sindaci, Province ed enti proprietari devono conoscere i punti critici, analizzare i sinistri, programmare gli interventi e mantenere infrastrutture adeguate. Quando ciò non avviene, esiste una responsabilità politico-amministrativa che non può essere nascosta dietro un apparecchio automatico.


Riscontro Prefetto Belluno 18.05.2026
Riscontro Prefetto Belluno del 18 giugno 2026. Belluno ha adottato il PUT da febbraio 2026 ma nessuna delibera è ancora stata sottoscritta, Feltre e Cortina non hanno PUT ne PGTU ma per il Prefetto va tutto bene cosi

L’articolo 36 del Codice della strada impone i piani del traffico, ne stabilisce l’aggiornamento biennale e li finalizza espressamente al miglioramento della circolazione e della sicurezza. Il comma 10 prevede inoltre che gli enti inadempienti siano segnalati dal prefetto al Ministero. Dove i piani mancano o sono vecchi, bisogna quindi verificare anche se quella segnalazione sia mai partita. Il silenzio istituzionale non mette in sicurezza una curva e non sostituisce gli atti dovuti.


Lo stesso vale per le barriere. Guardrail datati, terminali esposti, sostegni metallici scoperti e protezioni prive di dispositivi salva-motociclisti possono aggravare le conseguenze dell’urto. Il decreto ministeriale del 2019 ha previsto l’installazione dei dispositivi di protezione per motociclisti in specifiche curve e condizioni. Eppure troppe infrastrutture vengono controllate soltanto dopo la morte, quando arrivano fiori, cordoglio e promesse destinate spesso a dissolversi con la riapertura della strada.


Altvelox non contesta i controlli. Contesta l’idea che la sicurezza coincida con una fotografia e una sanzione spedita a casa. Servono pattuglie visibili, verifiche nei fine settimana, manutenzione, illuminazione, segnaletica coerente, barriere sicure e piani realmente attuati. L’autovelox può essere uno strumento, non l’alibi per rinunciare alla presenza sul territorio.


Il problema non è Altvelox che denuncia. Il problema sono le omissioni che quelle denunce costringono finalmente a documentare.


La scala dei valori del direttore Gazzettino
La scala dei valori del direttore Gazzettino e la capacità di informare onestamente

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