Nel nome del Codice della Strada. Una sfida civile al sistema delle regole stradali.
- Altvelox

- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Tra qualche giorno sarà disponibile su Amazon, in copertina rigida e in formato digitale, “Nel nome della sicurezza stradale”, con un sottotitolo che non lascia spazio a equivoci: una sfida civile al sistema delle regole stradali. Non è un romanzo, non è una raccolta di sfoghi, non è un manuale per “fare ricorsi”. È il racconto, con atti e passaggi verificabili, di come in Italia si sia costruito un sistema dove la regola viene spesso trattata come un’opzione, e il cittadino come un numero, utile finché paga e fastidioso quando chiede prove.

Il primo passaggio, quello che nel libro ritorna più volte, è banalissimo: quando lo Stato sanziona, deve poter dimostrare. Sembra ovvio, ma nella pratica diventa una lotta. Altvelox nasce proprio qui, su una richiesta semplice e concreta: documenti. Non interpretazioni, non link, non frasi generiche, non “si rinvia al sito”, ma atti, decreti, certificazioni, presupposti tecnici, istruttorie, verbali completi, allegati integri. La strada è fatta di fatti, e la legalità amministrativa si misura così.
Il secondo passaggio è il muro. Quando un cittadino, o un’associazione, chiede trasparenza, la risposta troppo spesso è una sequenza già vista: dinieghi fotocopia, richiami a norme usate come scudo, risposte fuori termine, documenti “non ostensibili” senza spiegazione specifica, oppure consegne parziali che lasciano fuori proprio ciò che conta. È qui che la partita cambia, perché non stai più discutendo “se” una sanzione è giusta, stai verificando “se” l’amministrazione sta rispettando i doveri minimi di motivazione, istruttoria, e accessibilità degli atti. In altre parole, stai chiedendo allo Stato di comportarsi da Stato.
Il terzo passaggio è il cortocircuito tra sicurezza e bilancio. Il libro lo dice chiaro, senza moralismi: quando lasci agli enti la scelta tra legalità e incasso, troppo spesso vince l’incasso. Non per cattiveria, per comodità, e per abitudine. Il risultato è un sistema che parla di sicurezza stradale, ma spesso ragiona da ragioniere, spostando l’attenzione dall’obiettivo (prevenire incidenti, gestire la viabilità, pianificare) allo strumento più semplice (sanzionare). Il tema non è “fare multe” o “non fare multe”, il tema è fare controlli legittimi, su basi tecniche certe, con una filiera amministrativa pulita, e con la possibilità, per il cittadino, di verificare davvero.

Il quarto passaggio è il lavoro sporco, quello che non si vede. Il libro racconta la parte più concreta: accessi agli atti, richieste di documentazione, protocolli, attese, risposte, controdeduzioni, ricorsi, e poi denunce quando i documenti mancano, o quando emergono contraddizioni che non possono essere archiviate con una frase. È qui che nasce il capitolo sulle circa 200 denunce di Altvelox. Non è un numero da esibire, è la fotografia di un problema generalizzato, e del fatto che, in troppi casi, la normalità amministrativa non regge una verifica seria.

Il quinto passaggio, quello che fa male perché è semplice, è la “doppia velocità” della giustizia. Da una parte ci sono denunce documentate che restano senza riscontro sostanziale percepibile, ferme, diluite, o chiuse senza un accertamento che affronti davvero il merito; dall’altra, in un diverso procedimento, quando l’attenzione si concentra sulla tutela dell’istituzione, l’intervento investigativo si attiva con immediatezza, fino a perquisizione e sequestro. Non è una teoria. È un paradosso che chiunque capisce, e che in un Paese serio imporrebbe una domanda: perché?
Questo libro non chiede fiducia. Porta carte, nomi, atti, protocolli, e conseguenze reali, perché dietro ogni verbale c’è una persona vera, e dietro ogni diniego c’è un diritto che si restringe. Se qualcuno si riconosce, tranquilli, non è un caso. È perché c’era davvero.
A breve su Amazon, copertina rigida e digitale





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