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SS51: L'emergenza non è colpa delle frane ma delle leggi ignorate per 30 anni.

Per trent’anni Provincia di Belluno, ANAS e Prefettura hanno violato l’art. 36 del Codice della Strada. Oggi il Cadore e l'Ampezzano pagano il prezzo di omissioni, silenzi e responsabilità penali ma vogliono scaricare tutto sulle Dolomiti.

Per trent’anni Provincia di Belluno, ANAS e Prefettura hanno violato l’art. 36 del Codice della Strada.
Per trent’anni Provincia di Belluno, ANAS e Prefettura hanno violato l’art. 36 del Codice della Strada.

La frana del Marcora che ha interrotto la SS51 di Alemagna viene raccontata come una fatalità climatica, come se fosse solo “colpa della montagna” o del maltempo. Ma la realtà, giuridica e documentale, è ben diversa: ciò che oggi paralizza la mobilità del Cadore e mette in ginocchio cittadini, lavoratori e turisti era prevedibile e prevenibile.


Da oltre trent’anni, la Provincia di Belluno, assieme ad ANAS e sotto la vigilanza della Prefettura, era obbligata a predisporre e aggiornare ogni due anni i Piani Urbani ed Extraurbani del Traffico previsti dall’art. 36 del Codice della Strada, strumenti fondamentali per la sicurezza e la gestione delle emergenze.

Provincia Belluno non ha un piano di sicurezza
Provincia Belluno non ha un piano di sicurezza

Non lo ha mai fatto. E il silenzio complice della Prefettura, a partire dall’attuale Prefetto Roccoberton e dei suoi illustri predecessori, hanno coperto questa omissione istituzionale gravissima. Se quei piani fossero stati vigenti, le scelte progettuali sarebbero state diverse:


  • un piccolo traforo non sarebbe stato spacciato per soluzione risolutiva;

  • si sarebbe valutata per tempo un’alternativa viaria sulla sinistra del Boite, mettendo e mantenendo in sicurezza la strada forestale;

  • si sarebbero pianificate navette e sistemi di trasporto sostitutivi in modo serio e non con cartelli improvvisati scritti a pennarello poi scoloriti dalla pioggia e fonte di ulteriore disordine;

  • si sarebbero previste e prevenute le conseguenze di eventi naturali che, nella storia del Cadore, si ripetono ciclicamente.




Oggi si piange miseria e si invoca lo stato di emergenza per ottenere ulteriori fondi pubblici, come se la situazione fosse frutto di una calamità imprevedibile. Ma la verità è che per decenni si è scientemente scelto di non rispettare un obbligo di legge preciso e vincolante. L’articolo 36 del Codice della Strada non è un consiglio facoltativo, bensì un dovere inderogabile imposto alle Province, ai Comuni capoluogo e all’ANAS, sotto la vigilanza della Prefettura, proprio per prevenire situazioni di emergenza e garantire la sicurezza della circolazione.


Chiusura della SS51 a San Vito di Cadore
Chiusura della SS51 a San Vito di Cadore

Il continuo rinvio, il silenzio e l’inerzia istituzionale hanno prodotto un vuoto di pianificazione che oggi si tenta di colmare a posteriori, chiedendo risorse straordinarie e scaricando la responsabilità sul “clima” e sulla “montagna”.


Così, l’assenza di strumenti programmatori obbligatori si traduce in scelte improvvisate, cartelli scritti a mano, navette improvvisate e percorsi alternativi mai messi in sicurezza, mentre i cittadini e i lavoratori subiscono disagi e danni economici.


Non è quindi una fatalità naturale: è il frutto diretto di una violazione sistematica della legge protratta per trent’anni, coperta dal silenzio delle autorità competenti e oggi mascherata con la richiesta di nuovi finanziamenti.


Non è solo una questione politica:

  • qui emergono responsabilità penali per omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.),

  • attentato alla sicurezza dei trasporti (art. 432 c.p.),

  • e potenzialmente anche disastro colposo (art. 449 c.p.).


Un piano di sicurezza avrebbe anche organizzato un coordinamento nella comunicazione in caso di chiusura al traffico della SS51. Oggi le informazioni vengono diffuse in modo frammentario ed empirico, attraverso comunicati di ANAS o della Provincia inviati agli organi di stampa, senza un canale univoco e ufficiale. Ma i cittadini non usano tutti i social network e non tutti sono in grado di reperire notizie aggiornate. Per questo, il 24 luglio abbiamo formalmente chiesto a Prefettura, Provincia e ANAS di istituire un sistema unico, accessibile a tutti, capace di fornire in tempo reale la situazione della viabilità. Dopo sei giorni, nessuna risposta. Nessun aggiornamento immediato. Tutto rimane come prima, nel silenzio delle istituzioni e con gravi conseguenze sulla trasparenza e sulla sicurezza della popolazione.

Il Prefetto Antonello Roccoberton e il Presidente Provincia Roberto Padrin
Il Prefetto di Belluno Dott. Antonello Roccoberton e il Presidente Provincia Roberto Padrin

Abbiamo denunciato tutto alla Procura della Repubblica che al momento non ha attivato alcuna azione. Abbiamo scritto alla Presidente del Consiglio e al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Nessuna risposta. Il silenzio di ANAS, l’inerzia della Provincia e la mancata vigilanza della Prefettura sono fatti concreti, non opinioni. E preoccupa il mutismo politico: persino il senatore Luca De Carlo, sempre attento alla sicurezza stradale prima della chiusura della SS51, oggi si è dileguato. Una coincidenza? Forse no: la questione scotta troppo, e le elezioni regionali sono alle porte.


Noi di Altvelox continueremo a chiedere conto delle omissioni e delle responsabilità. Perché le frane ci sono sempre state, ma i reati commessi dalle istituzioni non possono essere coperti dal rumore della pioggia. Il silenzio assordante di chi dovrebbe dare risposte non ci fermerà conosciamo bene queste pratiche.

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