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ASAPS Italia: Quando l'omologazione diventa una parolaccia. Se chi parla di sicurezza disprezza la legge, il problema è serio.

Gli amici e sostenitori della Polizia Stradale si sono scoperti facendo capire a tutti chi sono e come la pensano realmente. Egregio presidente Biserni, sulle autostrade non esiste un Far West probatorio anche il Tutor vive di omologazione, verifiche e garanzie e non di slogan volgari.


Giordano Biserni presidente ASAPS Italia
Giordano Biserni presidente ASAPS Italia

"...Pensa negli usa il limite sulle autostrade è 110 km/h, e li non esistono tutte le cazzate che abbiamo qui, omologazione, approvazione, li ti si mettono dietro con la macchina, se il loro conta km segna 111 ti arrestano. Come nel resto del mondo non sono cosi tolleranti, ste puttanate per favorire i trasgressori esistono solo in Italia..."

Lo scorso 6 febbraio ASAPS ITALIA nel proprio thread Facebook ha definito un attentato lo spegnimento per mancanza di omologazione dei TUTOR in autostrada e ha liquidato come “cazzate” e “puttanate” i presìdi di omologazione e approvazione delle apparecchiature di controllo, aggiungendo l’iperbole secondo cui “negli USA” il limite sarebbe “110 km/h” e che “se il conta km segna 111 ti arrestano”. È una dichiarazione “nuda e cruda”, come l’ha definita lei, ed è un problema serio perché non è un’opinione sul traffico: è una banalizzazione aggressiva di obblighi legali che tengono in piedi la prova.


Ricordiamo ad ASAPS alcune questioni di legge.


Post Facebook ASAPS del 06.02.2026
Post Facebook ASAPS del 06.02.2026

Fatto normativo:

L’art. 142, comma 6, Codice della Strada stabilisce che, per accertare l’osservanza dei limiti, sono fonti di prova le risultanze di “apparecchiature debitamente omologate”, e lo chiarisce “anche per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati”. È la base giuridica dei sistemi tipo Tutor in ambito autostradale, non un vezzo lessicale.


Fatto giurisprudenziale:

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024, ha detto in modo netto che approvazione e omologazione non sono equivalenti, e che i mezzi tecnici destinati all’accertamento della velocità devono essere sottoposti a omologazione perché solo così le risultanze possono valere come fonti di prova. Definire “cazzate” questi passaggi significa porsi contro la legge e contro la Cassazione, con un danno diretto per i cittadini e, paradossalmente, per la credibilità degli stessi controlli.


Fatto procedurale:

L’art. 45, comma 6, CdS rinvia al regolamento per disciplinare dispositivi e mezzi tecnici soggetti ad approvazione o omologazione, e l’art. 192 del D.P.R. 495/1992 descrive domanda, relazione tecnica, prove e prototipi. Questo è diritto positivo, non “tolleranza italiana”.


Fatto costituzionale:

La Corte costituzionale, sentenza n. 113 del 18 giugno 2015, ha imposto verifiche periodiche di funzionalità e taratura per le apparecchiature di misura, a tutela dell’affidamento e contro l’errore. In democrazia, la “tolleranza” è garanzia tecnica e procedimentale, non un favore ai trasgressori.


Quanto al paragone USA, è doppiamente improprio: il governo federale non fissa i limiti, che sono stabiliti da Stati ed enti locali, quindi l’affermazione “110 km/h” come regola generale è infondata. Anche sul versante penale, le soglie variano e riguardano eccessi rilevanti (es. Virginia: “reckless driving” oltre determinate soglie; Arizona: “criminal speeding” oltre 20 mph in molte ipotesi), non l’assurdo automatismo “111 e ti arrestano”.


Post Facebook ASAPS ITALIA del 06.02.2026
Post Facebook ASAPS ITALIA del 06.02.2026

Un’associazione che si qualifica come “Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale” dovrebbe avere un dovere aggiuntivo di misura, precisione e rispetto delle regole, perché parla nel perimetro simbolico di chi quotidianamente fa accertamenti, redige atti e sostiene la tenuta probatoria dei verbali davanti ai giudici. Se, invece, nello spazio pubblico si squalificano come “cazzate” e “puttanate” concetti come omologazione, approvazione, taratura e verifiche, non si sta facendo una battuta colorita e nemmeno una provocazione da social. Si sta delegittimando l’architrave che rende l’accertamento legittimo, verificabile e difendibile, cioè ciò che distingue un controllo serio da un prelievo autoritativo affidato alla fiducia cieca.


Qui sta il nodo, e non è ideologico: le garanzie tecniche e procedurali non sono “scappatoie” per trasgressori, sono il modo in cui uno Stato di diritto rende la sanzione accettabile e la prova controllabile, soprattutto quando la contestazione è automatica e il cittadino non ha un contraddittorio immediato sul posto. Senza quel perimetro, la pretesa punitiva perde credibilità, non la acquista.


C’è poi un profilo istituzionale che ASAPS dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro. Ogni volta che si banalizzano gli obblighi di conformità degli strumenti, si offre al pubblico il messaggio tossico che “la forma è un intralcio” e che “la legge è un optional”, con l’effetto concreto di alimentare sfiducia verso gli operatori e verso la stessa Polizia Stradale, che invece lavora dentro regole rigide e deve potersi presentare in giudizio con atti solidi. È un boomerang.


Risposta Croce Verde Bergano del 06.02.2026
Risposta Croce Verde Bergano del 06.02.2026

La polemica, quindi, non è sul tono. È sul contenuto e sulle conseguenze.


Un’associazione che richiama la sicurezza stradale, se è coerente, difende la legalità dei controlli con la stessa energia con cui pretende il rispetto dei limiti, perché la sicurezza non si costruisce insultando le garanzie ma pretendendo strumenti conformi e procedure pulite. Altrimenti la “sicurezza” diventa uno slogan buono per zittire chi chiede trasparenza.


Per questo una rettifica non è un atto di cortesia, è un atto dovuto: chiarire pubblicamente che omologazione, approvazione e verifiche non sono orpelli, eliminare o smentire il lessico denigratorio, e ricondurre il discorso alla legge e alla giurisprudenza. È l’unico modo per non fare danno ai cittadini e, prima ancora, all’autorevolezza dei controlli.


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