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Barcavelox in laguna, quando la “sperimentazione” diventa una macchina per multe.

Altvelox ha presentato la quinta denuncia querela sul sistema "B CELERITAS" usato in laguna a Venezia, un impianto dichiarato sperimentale e privo di una approvazione e omologazione specifica per le vie d’acqua. Il Comune continua a emettere verbali, il MIT non esibisce gli atti tecnici e la Prefettura si dichiara estranea, lasciando i cittadini soli davanti a un sistema opaco e potenzialmente illegittimo.


Altvelox ha presentato la quinta denuncia querela sul sistema "B CELERITAS" usato in laguna a Venezia
Altvelox ha presentato la quinta denuncia querela sul sistema "B CELERITAS" usato in laguna a Venezia

In laguna è stato acceso da agosto scorso un sistema di controllo della velocità che viene raccontato come innovazione tecnologica, ma che, nei fatti, poggia su basi giuridiche e tecniche tutt’altro che solide. Parliamo del cosiddetto “barcavelox”, versione acquatica del B CELERITAS della Società Engine S.p.a., usato per sanzionare la velocità dei natanti nei canali di Venezia.


Altvelox ha depositato la quinta denuncia querela su questa vicenda, dopo mesi di accessi agli atti rimasti senza risposta e di sperimentazione trasformata in ordinaria attività sanzionatoria a carico di cittadini e operatori economici. Non è una questione di simpatia o antipatia verso le multe, ma di legalità degli strumenti utilizzati e di rispetto delle regole su cui la stessa pubblica amministrazione dovrebbe fondarsi.


Un rilevatore "barcavelox" B Celeritas
Un rilevatore "barcavelox" B Celeritas

Il punto centrale è semplice. L’apparecchiatura usata in laguna non nasce come strumento nuovo, sottoposto a un autonomo iter di prove, certificazioni e omologazione. È un assemblaggio di moduli e componenti già impiegati nei dispositivi di rilevazione della velocità su strada, approvati dal MIT unicamente per la circolazione viaria. Quegli elementi sono stati prelevati, rimontati in una nuova configurazione, chiusi in un involucro diverso e ribattezzati con un altro nome commerciale. In pratica, un “riciclo” di hardware pensato per l’asfalto e trapiantato sulle vie d’acqua, senza un provvedimento specifico che ne attesti l’idoneità tecnica e metrologica in ambiente lagunare.


Questo non è un dettaglio secondario. La normativa su strumenti metrici legali impone che gli apparecchi usati per accertare violazioni e generare entrate sanzionatorie siano omologati, verificati e sottoposti a controlli periodici. Lo ricordano il R.D. 7088/1890 e la legge 273/1991, lo ribadiscono l’articolo 45 del Codice della strada e l’articolo 192 del regolamento di esecuzione, e lo ha messo nero su bianco la Corte di cassazione in una serie di decisioni ormai consolidate, tra cui le ordinanze n. 10505, 19732 e 26315 del 2024, n. 26521 e 29318 del 2025, e la sentenza penale n. 36051 del 2025.


Secondo tali pronunce, l’uso di dispositivi privi di omologazione o fondati su presupposti tecnici non conformi comporta la radicale illegittimità delle sanzioni e profili di responsabilità per chi continua a utilizzarli. In questo quadro, la scelta di definire “sperimentale” il sistema B CELERITAS in laguna non può diventare un lasciapassare per sanzionare in massa. La legge 177/2024, all’articolo 11, prevede che la sperimentazione avvenga con istanze formali, relazioni tecniche, prove di laboratorio, verifiche documentate. Questi atti dovrebbero stare agli atti del Ministero e dovrebbero essere esibiti a chi li richiede, soprattutto quando da quelle apparecchiature dipendono sanzioni pecuniarie.


Il comune scrive a corredo della istanza di omologazione
Venezia parla di istanza di omologazione

Nel caso specifico, invece, l’Associazione ha chiesto ripetutamente la documentazione al Comune di Venezia, al MIT e agli uffici competenti, senza ottenere né i decreti di omologazione, né le relazioni tecniche, né i certificati metrologici. Gli accessi agli atti del 2 agosto e del 27 settembre 2025 sono rimasti sostanzialmente lettera morta, in violazione degli obblighi di trasparenza previsti dalla legge 241/1990 e dal d.lgs. 33/2013. Non è solo un problema ministeriale. Il Comune di Venezia continua a utilizzare il sistema per emettere verbali, collegando decine di postazioni alla Smart Control Room e integrando il tutto in un impianto di controllo capillare della laguna. Nel frattempo, lo stesso Sindaco ha parlato pubblicamente della necessità di “migliorare la precisione” dello strumento, confermando, sul piano giuridico, che l’affidabilità del sistema non è affatto pacifica.


Se un impianto è ancora in fase di messa a punto, non può essere la base per chiedere denaro ai cittadini, tanto più in assenza di un decreto chiaro di omologazione e approvazione. A questo scenario si aggiunge il comportamento della Prefettura. Nella nota del 17 novembre 2025, a fronte di un’istanza di accesso presentata per conto di un associato, l’Ufficio territoriale del Governo ha dichiarato di non detenere la documentazione sugli impianti e di non avere specifica competenza nella materia, senza attivare neppure i poteri minimi di verifica e coordinamento che ci si aspetterebbe da chi rappresenta il Governo sul territorio. Di fatto, mentre il Comune sanziona con strumenti ancora in discussione e il Ministero non esibisce gli atti tecnici, la Prefettura resta alla finestra.


Altvelox, in questa situazione, ha scelto una strada chiara. Con la quinta denuncia querela, l’Associazione ha chiesto alla magistratura di disporre il sequestro probatorio o preventivo delle apparecchiature B CELERITAS installate in laguna, di sospenderne l’uso a fini sanzionatori fino all’eventuale rilascio di un provvedimento di omologazione completo di tutti i riscontri tecnici e metrologici, e di trasmettere gli atti alla Corte dei conti e alle altre Autorità competenti per valutare eventuali profili di danno erariale e di illecito penale. Non si tratta di fermare i controlli in nome di una presunta libertà di violare i limiti, ma di pretendere che i controlli stessi siano svolti con strumenti legali, trasparenti, verificati e omologati, come imposto dalla legge e dalla stessa giurisprudenza di legittimità.


Fino a quando questo quadro non sarà chiarito, ogni nuovo verbale emesso in laguna con il sistema B CELERITAS resta esposto a seri dubbi di legittimità. I cittadini hanno diritto a sapere se la “sperimentazione” che li colpisce nel portafoglio è davvero supportata da atti regolari o se si trovano, ancora una volta, davanti a un uso disinvolto della tecnologia, costruito sulle loro tasche e sulla rinuncia delle istituzioni a farsi carico, fino in fondo, dei propri doveri di controllo e trasparenza.

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