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Multe calcolate sul reddito. La Costituzione Italiana già lo prevede.

Articolo 53 - "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Troppo spesso dimentichiamo che la Costituzione Italiana è stata pensata e promulgata molto bene e purtroppo in troppo pochi la conoscono.


Le multe calcolate in base al reddito danno risultati migliori sotto il profillo della deterrenza e dal punto di vista dell’equità sociale. La loro applicazione è però complessa. Per l’Italia, poi, andrebbe considerato l’alto livello di evasione fiscale.


Un vero peccato però è ricordare che già dal 1948 anno di entrata in vigore, i nostri "padri costituenti" molto lungimiranti anche su questo tema, avevano già previsto questa opportunità per i cittadini Italiani. Vi pubblichiamo un interessante articolo che ci spiega la questione.


Multe determinate sulla base del reddito

Vi è mai capitato di essere sorpassati in autostrada da una costosissima auto sportiva? Se sì, allora forse vi è anche capitato di pensare che, se la stessa pena pecuniaria per il superamento dei limiti di velocità viene applicata a individui con reddito diverso, l’effetto di deterrenza è più basso per chi ha un reddito più elevato. È come se avere pene pecuniarie uniformi per tutti, indipendentemente dal reddito, concedesse ai più ricchi la possibilità di “comprare” il diritto di violare la legge. Una recente proposta del viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Galeazzo Bignami, prevede l’introduzione di sanzioni proporzionali al reddito, così come già succede in molti altri paesi, per esempio in Finlandia e Danimarca. Queste sanzioni sono definite day fines perché sono espresse in giorni di reddito medio. Per esempio, un eccesso di velocità può essere punito con 15 “giorni di reddito”. Alcuni studiosi sostengono che le day fines sono un modo per garantire una migliore (e più giusta) deterrenza e ridurre il ricorso a pene più costose dal punto di vista sociale (come il carcere), ma allo stesso tempo avvertono che la loro attuazione si basa su una valutazione, costosa e imperfetta, dei mezzi finanziari a disposizione di ciascun trasgressore prima della determinazione della sanzione da comminare.


Lo studio

In un recente studio ci siamo chiesti a quali condizioni questo tipo di sanzioni pecuniarie che dipendono dal reddito (o, a seconda del paese, dalla ricchezza) possano funzionare, e per quali violazioni; quindi, anche al di là delle infrazioni al codice della strada. Ci siamo concentrati principalmente su tre fattori: la gravità del reato, le disuguaglianze economiche presenti nel paese di riferimento e i costi per l’accertamento del reddito, che sono chiaramente legati al livello di evasione fiscaleInnanzitutto, quali paesi hanno già adottato le day fines? E per quali reati? Sui 196 paesi esaminati, 43 prevedono day fines esplicitamente (indicati in blu scuro figura 1). Tra questi, alcuni le hanno introdotte all’inizio del 1900, come la Finlandia (1921), mentre altri solo di recente, come l’Angola (2019). Le day fines sono spesso utilizzate come alternativa alla detenzione, specialmente per reati meno gravi. Abbiamo anche riscontrato che nessun paese con un sistema legale di common law le adotta. Due sono le ragioni comunemente addotte: la preservazione della discrezionalità dei giudici nel comminare sanzioni e una diffusa cultura retributiva che predilige pene detentive a quelle pecuniarie. 


Le day fines sono spesso parametrizzate non solo al reddito, ma a un indicatore composito della capacità finanziaria, che tiene conto sia del reddito che della ricchezza complessiva (immobiliare e finanziaria) al netto di eventuali crediti e delle spese necessarie per il mantenimento della famiglia (per esempio, in Slovenia e Svizzera). La base per il calcolo è dunque una dichiarazione dei redditi già in possesso del fisco prima della violazione (come avviene in Finlandia), oppure rilasciata in sede di applicazione della sanzione e quindi dopo la violazione (come avviene in Germania). Questo solleva ovviamente enormi problemi in paesi in cui l’evasione fiscale è particolarmente elevata: l’uso di day fines richiede un sistema efficace ed efficiente di auditing, sostenuto da sanzioni adeguate per disincentivare dichiarazioni mendaci. Le formule utilizzate per la determinazione delle day fines variano. Alcuni paesi, come la Svezia e la Svizzera, stabiliscono un numero minimo e massimo di giorni. Altri, come la Germania e la Polonia, stabiliscono anche un ammontare minimo e massimo delle sanzioni a prescindere dalla capacità finanziaria, in alternativa o in aggiunta al numero minimo e massimo di giorni. In caso di mancato pagamento, è spesso prevista la detenzione per un periodo proporzionale al numero di giorni di multa e all’ammontare non pagato, come avviene, ad esempio, in Portogallo e Romania. I risultati della nostra analisi teorica indicano che la sanzione uniforme ottimale è di poco superiore a quella che sarebbe tale per i “poveri”. Questo perché i “ricchi” sono generalmente meno numerosi e quindi incidono meno sulla determinazione della sanzione uniforme ottimale. Ci sono casi in cui “ricchi” e “poveri” non hanno la stessa probabilità di commettere il commettono lo stesso reato con probabilità diverse: per esempio, i reati finanziari come l’insider trading non possono essere commessi se si è sprovvisti di mezzi economici sufficienti. Se un reato è perpetrato con più alta probabilità dai ricchi, l’effetto appena descritto sarà meno marcato e la sanzione uniforme si allontanerà da quella che sarebbe ottimale per i poveri. Se invece il reato è commesso più spesso dai poveri, si avrà l’effetto opposto e i risultati saranno rafforzati. In generale, per reati comuni ai due gruppi, assumendo che la sanzione uniforme sia fissata al livello socialmente ottimale, il grado di deterrenza raggiunto è un po’ troppo alto per i poveri ed eccessivamente basso per i ricchi, confermando l’intuizione che le sanzioni uniformi non sono efficaci per indurre chi ha reddito elevato al rispetto della legge.



L’analisi mostra anche che, nella scelta tra i due regimi, la disuguaglianza rende le day fines più desiderabili. Il risultato è in linea con quanto evidenziato dai nostri dati. In una regressione che esclude paesi di tradizione di common law, un livello più elevato di disuguaglianza dei redditi, misurato dal coefficiente di Gini, aumenta la probabilità che un paese adotti day fines (14 per cento più probabile per un aumento del coefficiente di Gini del 7 per cento, pari ad una deviazione standard). In secondo luogo, le day fines dovrebbero essere preferite alle sanzioni uniformi per violazioni che generano un danno sociale relativamente elevato. Il fatto che in molti paesi (36 su 43) siano utilizzate in alternativa alla detenzione lo rende molto plausibile, visto che le pene detentive sono normalmente riservate a reati più gravi rispetto a quelli per i quali si applicano pene pecuniarie. Le day fines diventano però meno desiderabili quando aumentano i costi di verifica del reddito o della ricchezza. Quest’ultimo risultato implica che in paesi con autorità fiscali inefficienti, dove cioè la verifica della ricchezza è molto difficile e costosa, sono relativamente meno allettanti e quindi dovrebbero essere adottate solo quando la disuguaglianza è particolarmente elevata. Quella prospettata dal viceministro dei Trasporti è dunque una riforma che presenta notevoli complessità di applicazione, come già notato in un altro recente articolo, e sicuramente la piena riuscita della sua introduzione dipende molto dai dettagli applicativi. Nel caso dell’Italia, l’indiscutibile superiorità teorica delle day fines dal punto di vista dell’equità sociale va poi soppesata vagliando al contempo l’inefficienza del sistema fiscale e l’alto livello di evasione.

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