Il grande censimento di Salvini: tanta propaganda, pochi dati seri e inutili per renderli legali.
- Altvelox

- 7 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Quando il Ministero guidato da Salvini ha annunciato il “censimento degli autovelox”, molti hanno pensato: finalmente un po’ di chiarezza. Peccato che, andando a leggere il file, di chiaro ci sia soprattutto una cosa: il pasticcio. Per chi non ha tempo di sfogliare migliaia di righe excel, ecco cosa non funziona, spiegato in modo semplice.

Quando il Ministro Salvini ha annunciato il “grande censimento degli autovelox”, qualcuno avrà persino tirato un sospiro di sollievo pensando che finalmente lo Stato avesse deciso di fare ordine. Trasparenza, regole chiare, cittadini informati. Sulla carta suonava quasi bene. Poi è arrivato il file del MIT, quello vero, pieno di codici, sigle, campi vuoti, decreti inesistenti, date creative e apparecchi che sembrano più fantasmi amministrativi che strumenti di controllo della velocità. A quel punto la sceneggiatura è cambiata: più che un atto di chiarezza, sembra una gigantesca foglia di fico messa a coprire un sistema che continua a non stare in piedi.

Il problema non è solo politico, è proprio tecnico giuridico. Un censimento serio dovrebbe dire con precisione chi usa cosa, in base a quale decreto e con quale dispositivo. Qui, invece, abbiamo “denominazioni” ridotte a codici interni incomprensibili, “Polizia Locale” senza nemmeno indicare di quale Comune, sigle tipo “ND” o “PL” al posto del nome dell’ente. Dal punto di vista del diritto amministrativo, è come se molte di quelle righe non esistessero. Non si capisce chi sia il titolare del potere sanzionatorio, eppure si pretende che quelle stesse righe legittimino gli autovelox agli occhi dei cittadini.
Sul fronte dei decreti la situazione è persino peggiore. In un elenco ufficiale del Ministero ci si aspetterebbe numeri e date precisi. Invece compaiono “0”, trattini, la parola “NESSUNO”, date “00/00/0000”, formati ballerini, numeri seriali di Excel spacciati per date. In alcuni casi non c’è proprio nulla. Il tutto mentre, nelle aule di giustizia, la Corte di Cassazione continua a ricordare che la differenza tra semplice approvazione interna e vera omologazione formale non è un dettaglio, ma il punto che decide della validità o meno delle sanzioni. Qui, al contrario, si costruisce una vetrina ministeriale in cui l’apparenza conta più della sostanza.
Non va meglio con marca e modello. In teoria dovrebbero dire quale apparecchio è stato installato. In pratica il censimento ospita righe con “NESSUNA”, “ND”, trattini, fino ai casi in cui un ente dichiara espressamente di non avere alcun velox, ma compare lo stesso nell’elenco. In altri casi il dispositivo è indicato in modo talmente generico che nessuno, senza documenti esterni, potrebbe ricondurlo a un prodotto effettivamente omologato.
Questa premessa serve proprio a chiarire un punto semplice. Il “censimento degli autovelox” voluto e rivendicato politicamente come risposta alle critiche non è uno strumento di garanzia per i cittadini, è un file ministeriale pieno di buchi, contraddizioni e dati inutilizzabili. Non certifica l’omologazione, non sana le irregolarità, non rende legittime per magia le sanzioni elevate con apparecchi privi dei requisiti di legge. In compenso offre un ottimo argomento per chi, come Altvelox, da anni denuncia un sistema fondato più sull’incasso che sul rispetto rigoroso delle norme. Se questo è il massimo della trasparenza promessa al Paese, il problema non sono i cittadini che diffidano, ma chi pretende di convincerli con un foglio di calcolo pieno di “NESSUNO” e “00/00/0000”.
Denominazione dell’ente: chi è il responsabile?
Nel censimento dovrebbe essere scritto chiaramente quale ente usa il dispositivo.
Invece troviamo:
Codici al posto del nome dell’ente. In decine di casi, nella casella “Denominazione” c’è solo un codice interno (tipo “CMGEP223”) al posto del Comune o dell’ente. Così non sai chi è il titolare del velox.
“Polizia Locale” senza indicare il ComuneSpesso c’è scritto solo “POLIZIA LOCALE”, senza dire di quale Comune o Unione. Ma la multa non la fa “la categoria”, la fa un ente preciso, che qui non è identificato.
Sigle senza senso. Compaiono sigle come “ND”, “PL”, numeri vari. Sono riempitivi, non denominazioni. Dal punto di vista giuridico è come avere il campo vuoto.
Risultato: il “censimento” non indica in modo certo chi è il soggetto responsabile di molti dispositivi.
Decreto e data decreto: il cuore dell’omologazione… che manca
Qui dovrebbero esserci numero e data del decreto ministeriale che autorizza lo strumento.
Cosa troviamo invece:
Campi vuoti. - In alcuni casi non c’è proprio nulla: né decreto, né data. Il dispositivo risulta inserito senza alcun riferimento giuridico.
“0”, “-”, “NESSUNO” Ci sono righe dove il decreto è indicato come “0” o “-”, oppure addirittura “NESSUNO”, con data “00/00/0000”. Questo non è un dato impreciso, è l’ammissione scritta che il riferimento al decreto non esiste.
date scritte in mille modi diversiLa stessa autorizzazione è scritta con date diverse, formati diversi, a volte come numero di serie di Excel. In un elenco ufficiale del Ministero ci si aspetterebbe uno standard minimo, non un collage di inserimenti manuali.
Risultato: il censimento non consente, per molti casi, di collegare in modo chiaro il dispositivo a un vero decreto di omologazione o approvazione.

Marca e modello: “ND”, “NESSUNO” e altri capolavori
Marca e modello servono a capire che apparecchio è stato installato. Qui invece troviamo:
marca e modello mancantiIn alcune righe non c’è proprio scritto che modello è.
In altre troviamo solo “-”.
“NESSUNA” o “ND”- Ci sono casi in cui l’ente dichiara: decreto “NESSUNO”, data “00/00/0000”, tipo “NESSUN VELOX”, marca “NESSUNA”, modello “NESSUNO”. Queste righe non descrivono un dispositivo, descrivono il vuoto, eppure stanno dentro il censimento ufficiale.
Record fantasma. Esistono righe dove praticamente tutte le caselle principali sono vuote o riempite con trattini. Sono record che non hanno alcun valore informativo, ma risultano comunque “censiti”.
Risultato: anche dove si parla di marca e modello, il dato spesso è incompleto, generico o inutilizzabile.
Che valore ha un censimento fatto così?
Un censimento del MIT dovrebbe servire a:
dare trasparenza ai cittadini
permettere verifiche serie sugli strumenti
rafforzare la legittimità degli accertamenti.
Con questi buchi, invece, produce l’effetto opposto:
non identifica chiaramente molti enti titolari
non collega in modo affidabile i dispositivi ai decreti ministeriali
non descrive con precisione marca e modello di diversi apparecchi
inserisce perfino righe senza dati, o che dichiarano di non avere alcun velox.
In sintesi, Il “censimento degli autovelox” venduto come svolta di trasparenza politica è, nei fatti, un file pieno di lacune tecniche e giuridiche. Non certifica l’omologazione, non risolve i dubbi, non mette in sicurezza la legittimità delle sanzioni. È un ottimo strumento di propaganda, molto meno un serio strumento di garanzia per i cittadini. E questo, più che prendere in giro noi, finisce per prendere in giro chi quel censimento lo ha annunciato come la soluzione a tutti i problemi.








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