Padova: 25 denunce sugli autovelox ignorate ecco perché abbiamo chiesto l’avocazione alla Cassazione.
- Altvelox

- 1 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Procura ferma, Prefetto zitto, Amministratori che si autoelogiano per non avere mai spento gli autovelox senza omologazione che contunuano a multare i cittadini. 25 denunce ignorate e la situazioe non è più tollerabile, per questo abbiamo chiamato in causa Cassazione e Presidente della Repubblica.

Dal 13 agosto 2024 al 22 novembre 2025 sono state depositate 25 denunce querela alla Procura di Padova, tutte sullo stesso tema: l’uso strutturale, non episodico, di strumenti di rilevazione della velocità privi di un decreto di omologazione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, da parte del Comune di Padova, della Federazione dei Comuni del Camposampierese, del Distretto di Polizia Locale PD1A, del Comune di Cadoneghe e di altri enti della provincia. Ogni atto porta date, nomi, atti amministrativi, flussi economici. Nessuno è uno sfogo d’umore, tutti sono costruiti come dossier completi. Il risultato, però, è sempre lo stesso, almeno sul territorio: gli impianti restano accesi e anzi gli amministratori si autoelogiano per averli mantenuti accessi. Tutto questo è intollerabile in uno stato di diritto !!!
Nel frattempo la Corte di Cassazione ha chiarito il quadro: la Suprema Corte ha ribadito che non si possono spacciare semplici determinazioni amministrative interne del Ministero per veri decreti di omologazione, che devono essere formali, adottati con il corretto procedimento e pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Senza una omologazione in senso proprio, le sanzioni emesse sono giuridicamente nulle, senza scorciatoie. A questo punto la domanda è inevitabile: se gli amministratori non spengono questi apparecchi e la Procura non interviene, chi difende i cittadini da questi soprusi sistematici?

A fronte di questo sistema che trasforma i cittadini in bancomat senza pin, cosa è successo in Provincia di Padova sul piano penale. Nulla di apprezzabile almeno all’esterno. Nessun sequestro, nessuna sospensione cautelare, nessuna indagine tecnica indipendente sugli apparecchi usati come fabbriche di verbali. L’articolo 112 della Costituzione parla chiaro: l’azione penale è obbligatoria, non facoltativa quando fa comodo. Trattare 25 denunce documentate come se fossero rumore di fondo significa svuotare di senso questo principio.
Accanto alla Procura c’è il Prefetto, che dovrebbe garantire legalità e coerenza nell’uso degli impianti di controllo. Invece, a Padova, il Prefetto continua a gestire i ricorsi come se la distinzione tra approvazione e omologazione fosse un dettaglio per specialisti, respinge le opposizioni dei cittadini e non assume iniziative forti verso i Comuni che utilizzano strumenti contestati, nonostante sentenze di annullamento e rilievi tecnici. In questo vuoto, anche il “censimento degli autovelox” è diventato uno schermo propagandistico: un semplice elenco amministrativo spacciato, tramite certa stampa compiacente, per bollino di legalità.
Dietro questa facciata, però, il diritto penale non scompare. In situazioni come questa entrano in gioco, in via astratta e da verificare in concreto, ipotesi di reato pesanti: truffa aggravata ai danni di una pluralità di persone (articolo 640, secondo comma, c.p.), quando un ente continua a incassare sapendo che la base tecnica è illegittima, falsità ideologica in atto pubblico (articolo 479 c.p.) se il verbale attesta come regolare uno strumento che non lo è, possibili profili di peculato o indebita gestione di denaro pubblico (articolo 314 e seguenti c.p.) se le somme derivanti da sanzioni nulle vengono usate come entrata ordinaria di bilancio, omissione di atti d’ufficio (articolo 328 c.p.) e omissione di denuncia (articoli 361 e 362 c.p.) per chi, pur informato, non interviene e non segnala.
Il problema non è solo penale, è costituzionale. L’articolo 101 impone che il giudice sia soggetto alla legge, non alle prassi comode degli enti locali. L’articolo 24 e l’articolo 111 garantiscono il diritto di difesa e il giusto processo. Eppure, nei ricorsi contro queste multe, vediamo giudici che annullano i verbali ma negano le spese al cittadino, quasi a non “disturbare” il Comune, o che ignorano ostinatamente il solco tracciato dalla Cassazione sulla omologazione.

Da qui la scelta di salire al livello di vertice. L’istanza di Altvelox chiede al Primo Presidente e al Procuratore Generale della Cassazione di valutare l’avocazione dei procedimenti nati da queste 25 denunce, di verificare l’uso improprio del modello 45 e di attivare i poteri di vigilanza e impulso nei confronti della Procura di Padova e, se del caso, della Corte dei conti per i profili di danno erariale. Non si chiede di sostituirsi al merito, si chiede solo che qualcuno ricordi che l’obbligatorietà dell’azione penale vale anche quando in gioco ci sono milioni di euro di multe.
La denuncia è stata indirizzata anche al Presidente della Repubblica, perché il caso Padova è solo la punta di un iceberg nazionale: 198 denunce querele depositate da Altvelox in oltre 20 Procure, tutte sullo stesso fenomeno, uso sistematico di strumenti non omologati, stessa inerzia, stesso silenzio. Finché autovelox privi di omologazione continueranno ad essere usati come bancomat e le Procure faranno finta di non vedere, parlare di sicurezza stradale sarà solo un alibi. Noi non abbiamo intenzione di abituarci a questa normalità malata.







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