Padova scandalo autovelox: Giudice di Pace contro la Cassazione denunciato.
- Altvelox

- 2 ott
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Con una sentenza del 16 settembre 2025 il GdP Antonio Bordin ha legittimato multe basate su un dispositivo solo “approvato” e non omologato, ribaltando vent’anni di giurisprudenza della Suprema Corte. Altvelox denuncia giudice e amministratori per falso ideologico, frode processuale e truffa. Il caso rischia di aprire la strada a un sistema sanzionatorio illegittimo e di minare la certezza del diritto.

Un Giudice di Pace di Padova, Antonio Bordin, è stato denunciato da Altvelox per una sentenza che, a detta dell’associazione, viola apertamente la legge e la giurisprudenza della Cassazione. La vicenda nasce da due verbali per eccesso di velocità rilevati con un dispositivo EnVes EVO MVD 1605. L’apparecchio era solo approvato con decreto dirigenziale MIT, non omologato. E qui sta il punto.
Da oltre vent’anni la Corte di Cassazione ripete che “approvazione” e “omologazione” non sono sinonimi. L’articolo 142, comma 6, del Codice della Strada è chiaro: fanno prova solo le apparecchiature debitamente omologate. Senza omologazione i verbali sono nulli. Lo hanno ribadito, fra le altre, le sentenze Cass. 10505/2024, 19732/2024, 10365/2025, 13996/2025 e 13997/2025. Nonostante questo, il Giudice Bordin ha ritenuto sufficiente la sola approvazione ministeriale, dichiarando esplicitamente di non aderire all’orientamento della Suprema Corte.

Questa scelta non è un dettaglio tecnico. Significa legittimare un sistema di sanzioni che manca della base legale. Il decreto MIT citato non è un atto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma un decreto dirigenziale, privo di forza normativa generale. In termini pratici, si tratta di un atto interno, valido per l’amministrazione ma non vincolante per i cittadini. Utilizzarlo per giustificare multe vuol dire poggiare un intero meccanismo repressivo su fondamenta fragili e, per giunta, già dichiarate invalide dalla Cassazione.
Altvelox denuncia quindi non solo il giudice, ma anche i responsabili della Federazione dei Comuni del Camposampierese, che hanno difeso i verbali sostenendo l’equipollenza approvazione/omologazione. Una linea definita “frode processuale”, perché induce il giudice in errore citando giurisprudenza di merito selezionata e ignorando le decisioni della Cassazione. In questo modo si mantiene in piedi un sistema di introiti milionari per i Comuni, basato però su strumenti privi di valore probatorio legale.
Le conseguenze giuridiche, se accertate, sono pesanti. Si configurano ipotesi di falso ideologico in atto pubblico (artt. 476 e 479 c.p.), frode in pubbliche forniture (art. 356 c.p.), omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.), oltre alla violazione dei principi costituzionali di legalità, difesa e giusto processo. Non è una mera divergenza interpretativa, ma una frattura con l’ordinamento che mina la certezza del diritto.

Il rischio è evidente. Se un giudice di merito può ignorare la Cassazione, il sistema crolla. Lo stesso ricorso, con identiche circostanze, può essere accolto da un giudice e respinto da un altro. Un cittadino a Treviso vede annullata la multa, un altro a Padova la paga con aggravio di spese. L’effetto è la perdita di fiducia nella giustizia e la percezione di un diritto “a macchia di leopardo”.
Altvelox ha già promosso azioni simili contro altri magistrati. In alcuni casi, dopo la denuncia, i giudici hanno cambiato orientamento, riconoscendo la nullità dei verbali senza omologazione. Ora tocca a Padova. L’associazione chiede l’apertura di un procedimento penale contro Bordin e gli altri soggetti coinvolti, la trasmissione degli atti al Consiglio Superiore della Magistratura per i profili disciplinari e l’intervento della Corte dei Conti per verificare le spese legali sostenute dalla Federazione dei Comuni.
La vicenda mette in luce un nodo più ampio: l’uso sistematico dei decreti dirigenziali MIT per legittimare strumenti mai omologati dal Ministero competente, che non è nemmeno il MIT ma il MIMIT, come ribadito dalla Cassazione. Senza pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e senza protocollo di omologazione, gli autovelox restano giuridicamente zoppi. Eppure vengono usati ogni giorno per sanzionare migliaia di automobilisti.
L’articolo 101 della Costituzione dice che il giudice è soggetto solo alla legge. Qui invece si è creato un diritto “parallelo”, costruito su circolari, interpretazioni di parte e provvedimenti dirigenziali. Non è indipendenza, è arbitrio. E l’arbitrio, quando tocca i diritti fondamentali dei cittadini, non è tollerato dall’ordinamento.
La sentenza di Padova non è un caso isolato, ma il sintomo di una deriva che rischia di consolidarsi. Per questo Altvelox rilancia la sua battaglia: ripristinare la legalità significa ristabilire il principio che senza omologazione non c’è prova, e senza prova non c’è multa. Non è una formalità, ma il cuore stesso del rapporto fra cittadino e Stato.







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