Ventimiglia condannata per lite temeraria: quando il Comune resiste “a prescindere” e il Giudice presenta il conto.
- Altvelox

- 15 gen
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Il 12 gennaio 2026, davanti al Giudice di Pace di Sanremo (dott. Pierfrancesco Coffano), è successo qualcosa che non si vede tutti i giorni nelle opposizioni a verbale: non solo il ricorso è stato accolto e la multa è stata annullata, ma il Comune di Ventimiglia è stato anche condannato per lite temeraria, cioè per aver resistito in giudizio in modo pretestuoso.

Il Comune di Ventimiglia continua a usare gli autovelox e a fare verbali come se nulla fosse, nonostante una scia di soccombenze che ormai non è più un incidente di percorso ma un dato strutturale. Negli ultimi mesi, la Corte di Cassazione ha chiuso altri otto ricorsi promossi dal Comune, con un esito che non lascia spazio a interpretazioni accomodanti: ricorsi dichiarati estinti, spese legali a carico dell’ente e principio confermato, l’approvazione ministeriale non è la stessa cosa dell’omologazione, quindi la pretesa sanzionatoria resta esposta.
Qui il punto non è “chi ha ragione” in astratto. Il punto è che ogni volta che un Comune perde in giudizio, non paga un’entità impersonale, pagano le casse pubbliche. Spese legali, contributi, rimborsi ai ricorrenti, tempo degli uffici, e nel frattempo la macchina sanzionatoria prosegue. È un cortocircuito: si continua a incassare dai molti che non impugnano, e si rimborsa ai pochi che resistono, lasciando il conto in fondo al bilancio comunale, quindi ai cittadini. Questo meccanismo, oltre a essere ingiusto sul piano sostanziale, genera una distorsione evidente sul piano istituzionale.

In questa vicenda, Ventimiglia non è un nome come un altro. Le cronache locali e nazionali hanno raccontato la questione degli autovelox in località Porra e il contenzioso che ne è derivato, con numeri che danno la misura del fenomeno: si parla di centinaia di ricorsi e di esborsi già sostenuti dall’ente per spese e soccombenze. Eppure, nonostante questa sequenza, l’amministrazione non molla l’osso. Continua.
Poi arriva un’udienza al Giudice di Pace di Sanremo, e succede qualcosa che, nelle opposizioni a verbale, si vede raramente. All’udienza del 12 gennaio 2026, nella causa n. XXX/25, la ricorrente OMISSIS assistita dall’avv. Marco Mazzola, ottiene l’accoglimento del ricorso contro il Comune di Ventimiglia. Il Giudice di Pace, dott. Pierfrancesco Coffano, annulla il verbale n. VI00029163 del 22/02/2025. Fin qui, qualcuno potrebbe dire: “Un annullamento come tanti”. No.
Perché insieme all’annullamento arriva anche la parte che fa davvero rumore: la condanna del Comune per lite temeraria.
Il dispositivo è chiarissimo e vale la pena leggerlo per quello che significa, non solo per i numeri.
Il Comune viene condannato:
alle spese di causa, 300 euro per onorari, oltre accessori e rimborso spese di iscrizione a ruolo,
ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., al pagamento di 500 euro a favore della ricorrente,
ai sensi dell’art. 96, comma 4, c.p.c., al pagamento di 500 euro a favore della Cassa delle Ammende,con sentenza immediatamente esecutiva.
Questa non è una “multa annullata”. È un giudice che sta dicendo una cosa precisa: non basta perdere, qui hai anche resistito in modo processualmente scorretto, o comunque non giustificabile, e per questo paghi di più. Spieghiamo in modo semplice, perché è qui che cambia tutto.

L’art. 96 c.p.c. serve a colpire chi usa il processo come un gioco d’azzardo. Se vinco incasso, se perdo pazienza, tanto paga qualcun altro. Il comma 3 consente al giudice di liquidare una somma ulteriore alla parte che ha dovuto subire una resistenza ingiustificata, ed è una forma di ristoro immediato, equitativo, senza far perdere altro tempo al cittadino. Il comma 4 aggiunge un profilo ancora più pesante: la somma alla Cassa delle Ammende è un segnale sanzionatorio, è la risposta dell’ordinamento a chi “intasa” la giustizia con condotte che non dovevano arrivare in aula, almeno non in quelle condizioni.
In altre parole, il Comune non è stato solo smentito nel merito. È stato anche richiamato sul metodo. E infatti questa sentenza è un precedente interessante per tutti quelli che, oggi, si sentono dire: “Tanto il Comune si costituisce sempre, tanto non conviene fare ricorso”. Qui il giudice ha dimostrato che quando l’ente insiste oltre il ragionevole, il processo non è più una formalità e può diventare un costo vero, aggiuntivo e immediato.
Controlli sì, certo. Ma regolari, documentati, e soprattutto difesi con serietà. Perché quando si forza la mano, prima o poi arriva qualcuno che presenta il conto.






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