Adria (RO): Autovelox illegittimi e inerzia giudiziaria Altvelox chiede l’avocazione delle denunce presentate.
- Altvelox

- 18 set
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Nuova denuncia-querela indirizzata direttamente alla Cassazione e alla Procura Generale di Venezia per sottrarre i fascicoli alla Procura di Rovigo che archivia sistematicamente a modello 45 senza indagini, nonostante le nostre accuse dettagliate e circostanziate. Non è più ammissibile che il cittadino sia immediatamente perseguito e le pubbliche amministrazioni sistematicamente archiviate.

Sintesi giuridico-formale dei fatti e delle violazioni
La vicenda del Comune di Adria conferma un sistema di gravi e reiterate violazioni del Codice della Strada e del Codice Penale. Sono stati utilizzati e continuano ad essere utilizzati, dispositivi elettronici di rilevazione della velocità privi della prescritta omologazione (artt. 45 e 142 CdS), dichiarati falsamente “omologati” nei verbali, inducendo in errore i cittadini e costringendoli a pagare sanzioni prive di validità giuridica. La Cassazione ha chiarito che la mera approvazione MIT non surroga l’omologazione, indispensabile per la validità delle rilevazioni.
Tali condotte integrano falsità ideologica (art. 479 c.p.), truffa aggravata ai danni della collettività (art. 640 c.p.), abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), concorso (art. 110 c.p.) e omissione di atti d’ufficio (art. 328 co.2 c.p.).

Si aggiunge l’assenza dei piani obbligatori PUT, PGTU e piani extraurbani (art. 36 CdS), nonostante rendiconti di spese al Ministero, con profili di danno erariale. Il Prefetto di Rovigo ha autorizzato postazioni in violazione dell’art. 4 D.L. 121/2002 conv. L. 168/2002 e della Direttiva Maroni 2009, mentre la Polizia Stradale ha omesso la denuncia di tali irregolarità (art. 361 c.p.).
Le richieste di accesso agli atti sono state negate o eluse, in violazione della L. 241/1990 e del D.Lgs. 33/2013, ostacolando il diritto di difesa. I verbali mancano dei prescritti verbali di funzionalità ex D.M. 282/2017, nulli ai sensi di Cass. n. 3335/2024 e giurisprudenza conforme (Trib. Frosinone, sent. n. 346/2025).
Dal 19 agosto 2024 ad oggi, questa Associazione ha ratificato alla Procura della Repubblica di Rovigo DIECI denunce-querele a capo di altrettante amministrazioni comunali della Provincia di Rovigo, in ordine sempre all'utilizzo di rilevatori elettronici privi di omologazione, assenza dei piani urbani ed extraurbani del traffico, decreti prefettizi privi di condizioni basilari (assenza dei requisiti delle strade e incidentalità).
Appare francamente inconcepibile come, a fronte di reiterate denunce corredate da notitiae criminis precise, dettagliate e corredate da elementi oggettivi, in nessuna di esse l'Autorità Giudiziaria abbia sinora adottato provvedimenti idonei a interrompere l’attività sanzionatoria illegittima posta in essere. È ormai fatto notorio, e suffragato dalle numerose sentenze dei Giudici di Pace che hanno annullato i verbali emessi, che gli strumenti utilizzati per il rilevamento delle violazioni al Codice della Strada risultano privi dei requisiti legali di omologazione previsti dall’art. 142, comma 6, del Codice della Strada, nonché dalle plurime pronunce della Corte di Cassazione, e che le sanzioni elevate vengono sistematicamente caducate, con conseguente condanna della Pubblica Amministrazione al rimborso delle spese di giudizio. Dovrebbero essere accertamenti doverosi. Il protrarsi dell’inerzia, oltre a minare la fiducia dei cittadini e a favorire la perpetuazione di prassi illegittime, rischia di generare un vulnus sistemico: sanzioni che continuano ad essere elevate con dispositivi non conformi, incassi senza titolo, contenzioso diffuso, discredito delle Istituzioni.
A fronte di denunce circostanziate e corredate da notitiae criminis precise, la Procura di Rovigo ha sistematicamente derubricato i fascicoli a modello 45, archiviandoli senza indagini effettive. Ciò in aperta violazione dell’art. 112 Cost. (obbligo di esercizio dell’azione penale) e dell’art. 358 c.p.p. (obbligo di svolgere le indagini). La sistematica adozione di provvedimenti di archiviazione infondati o immotivati, in presenza di denunce complete e documentate, determina un vulnus all’obbligatorietà dell’azione penale, mina il principio di uguaglianza ex art. 3 Costituzione e rischia di alimentare una pericolosa disapplicazione della legge, configurando una condotta omissiva che, lungi dall’essere neutrale, si traduce in una forma di protezione indiretta dei soggetti denunciati.

Per questi motivi avendo perso fiducia nell'operato e nella dovuta imparzialità della Procura di Rovigo, si ritiene imprescindibile l’intervento della Corte di Appello di Venezia e della Suprema Corte di Cassazione, quali organi deputati a garantire il corretto esercizio dell’azione penale, a ristabilire la certezza del diritto e a tutelare l’interesse pubblico al rispetto della legalità. Altvelox ha quindi formalizzato oggi nuova denuncia querela direttamente al Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, con tale istanza si sottolinea la necessità di avocazione delle denunce alla Suprema Corte di Cassazione e alla Procura Generale di Venezia, atteso come detto che è venuta meno ogni fiducia nell’operato della Procura di Rovigo, inerte a fronte di reiterate denunce corredate da prove, documenti e pronunce giurisprudenziali.
Le condotte di Sindaco di Adria, Prefetto di Rovigo, dirigenti di Polizia Locale e Polizia Stradale, unite all’inerzia della Procura di Rovigo, configurano un vulnus sistemico che mina legalità, uguaglianza e tutela dei cittadini. È dunque indispensabile l’intervento degli organi superiori per l’avocazione dei procedimenti, la cessazione delle condotte abusive e il ripristino della legalità violata.








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