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Autovelox fantasma a Piacenza, smontato il bluff: Altvelox ferma il progetto “Attenta-Mente”.

Smontate le scatole arancioni spacciate per autovelox a Piacenza. Nessuna omologazione e nessuna base legale. Dopo mesi di denunce e accessi agli atti, Altvelox ottiene il risultato: il Comune costretto a fermare l’esperimento. Un sistema ingannevole, smascherato dalla trasparenza e dalla legge, che mette in luce responsabilità amministrative e possibili profili penali.


Il comune di Piacenza dopo le nostre denunce smonta il sistema fantasma
Il comune di Piacenza dopo le nostre denunce smonta il sistema fantasma

Il caso di Piacenza non è un dettaglio da cronaca locale, ma un segnale nazionale. Il progetto “Attenta-Mente”, presentato con toni solenni come innovazione per la sicurezza stradale, è stato smontato pezzo dopo pezzo.


Quelle che il Comune definiva colonnine miracolose e strumenti di educazione stradale si sono rivelate scatole vuote. Simulacri di autovelox, privi di omologazione e di titolo giuridico, piazzati ai bordi delle strade per indurre nei cittadini la percezione di un controllo che non esisteva.


Denuncia-querela del 28.08.2025
Denuncia-querela del 28.08.2025

Altvelox aveva fiutato subito l’inganno. Con due istanze formali al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con denunce già depositate presso Procura, Corte dei Conti e ANAC, ha documentato la mancanza di atti autorizzativi, appalti opachi e soprattutto l’assenza di omologazione. In altre parole, nulla che potesse legittimare un impianto di rilevamento ai sensi dell’art. 142 CdS. La Polizia Locale stessa, rispondendo a un accesso agli atti, ha ammesso che i box arancioni erano solo strumenti statistici, incapaci di produrre verbali. Eppure, sul campo, venivano presentati ai cittadini come veri autovelox. Il risultato dichiarato dal Comune, meno 60% di potenziali infrazioni non nasceva da una misura di sicurezza reale, ma da un condizionamento psicologico fondato sull’inganno.


Qui non si parla di semplice leggerezza amministrativa. Esporre sulle strade manufatti camuffati da strumenti di accertamento significa utilizzare simboli e segnali riservati dalla legge a dispositivi autentici. Questo può integrare fattispecie penali precise: falso ideologico in atto pubblico, truffa ai danni della collettività e anche omissione di atti d’ufficio da parte di chi, pur informato, non ha impedito l’installazione. Non si tratta più di “abuso d’ufficio”, reato abrogato, ma di condotte che rientrano comunque nel codice penale.


Il Comune parlava di educazione stradale, di progetto innovativo, di salvataggio di vite. Ma mancavano studi scientifici, mancavano autorizzazioni, mancava perfino la trasparenza sugli appalti e sui costi. Si trattava in realtà di un’operazione di marketing politico, costruita sulle paure dei cittadini.


Da Libertà del 03 ottobre 2025
Da Libertà del 03 ottobre 2025

Altvelox ha denunciato tutto questo con chiarezza, chiedendo atti, documenti e verifiche ministeriali. Non solo: ha ricordato come casi analoghi fossero già stati smontati in passato, basti pensare agli “speed-check” e ai “velo-ok”, definiti fuori legge perfino dal Ministero e oggetto di inchieste televisive e giudiziarie. La storia si ripete: cambiano i nomi commerciali, ma la sostanza resta quella di scatole vuote vendute a caro prezzo alle amministrazioni locali.


La notizia di ieri, riportata dalla stampa ovviamente mascherando abilmente la notizia reale, ovvero che il sistema è stato smontato ben prima dei 12 mesi previsti come detto in video, conferma la vittoria della legalità: i box sono stati rimandati al mittente. L’amministrazione ha dovuto interrompere il progetto, ammettendo di fatto l’insostenibilità della propria iniziativa. È il frutto di un lavoro di pressione civile e legale che dimostra quanto sia possibile fermare sistemi opachi quando si usano le armi del diritto e della trasparenza.


Un box fasullo installato sul palo della luce pubblica
Un box installato sul palo della luce pubblica

Resta però una domanda: chi risponde ora dei costi sostenuti? Se si tratta di dispositivi mai omologati e mai autorizzati, l’acquisto potrebbe configurare danno erariale. E se i cittadini sono stati indotti a credere in controlli inesistenti, allora il danno è anche alla fiducia nelle istituzioni. La sicurezza stradale è un valore costituzionalmente protetto e non può essere giocata con simulazioni. Non si salvano vite con scatole vuote. Si salvano con piani del traffico, manutenzione, dispositivi certificati, educazione vera.


Il messaggio di Altvelox è netto: la trasparenza non è un optional, è un obbligo. Dove c’è opacità e inganno, ci sarà sempre una denuncia. Piacenza oggi lo dimostra: senza atti legali, un progetto si ferma. E a fermarlo sono stati i cittadini, tutelati dalla legge. la vicenda “Attenta-Mente” chiude un capitolo, ma apre un monito nazionale. Chi amministra la cosa pubblica non può permettersi di sostituire la legge con la psicologia, né la sicurezza con la scenografia. La prossima volta, le scatole vuote sarà meglio lasciarle in magazzino. Ovviamente la questione per noi non finisce cosi perchè sarebbe troppo facile. Il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti deve rispondere al nostro accesso atti entro il prossimo 1 novembre 2025 e la Procura della Repubblica qualora intendesse archiviare la nostra denuncia-querela si troverà una ferma opposizione di Altvelox che chiede il processo per Sindaco, Dirigente Polizia Locale, Prefetto e di tutti coloro che direttamente o anche indirettamente hanno permesso questa schifezza a danno dei cittadini.



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