Il Comune di Venezia soccombe il Prefetto annulla la sanzione manca l'omologazione dello strumento.
- Altvelox

- 3 ott
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Multe illegali nelle zone a tempo dell'aeroporto Marco Polo di Venezia. La svolta che nessuno si aspettava, dopo anni di rigetti automatici da parte del Prefetto. Un segnale chiaro: senza omologazione le multe non valgono nulla. Il Comune di Venezia soccombe davanti all’evidenza un risultato sensazionale che ribalta le tesi del comune veneziano e apre uno scenario tutto nuovo.

Dallo scorso marzo 2024 i ricorsi contro le sanzioni elevate con apparecchiature prive di omologazione erano destinati a essere respinti dalle Prefetture, quasi in modo automatico. Una prassi consolidata, fondata su circolari ministeriali e interpretazioni che equiparavano l’approvazione all’omologazione. Una tesi smentita più volte dalla Corte di Cassazione ma raramente accolta a livello amministrativo.

Oggi, però, qualcosa si muove. Il Prefetto di Venezia ha accolto un ricorso fondato proprio su questo vizio insanabile: lo strumento di rilevazione utilizzato non era mai stato omologato, ma solo approvato tramite determina dirigenziale. Per la prima volta, un’autorità prefettizia prende atto che senza omologazione non esiste una prova legale valida e che la multa deve essere annullata.
Il caso riguarda lo strumento denominato “PA-ZTC”, impiegato all’interno dell’aeroporto Marco Polo di Tessera per controllare i tempi di permanenza nelle aree a traffico controllato. Il verbale contestava un accesso superiore ai minuti consentiti. Ma, come è stato documentato nel ricorso, lo strumento non poteva costituire fonte di prova perché privo dell’omologazione richiesta dall’art. 142, comma 6, del Codice della Strada. Non basta una firma di un dirigente ministeriale né una semplice determina: serve un decreto di omologazione conforme alla legge, mai emanato.
Il prefetto ha dovuto riconoscerlo. Ed è un passaggio che pesa. Perché fino a oggi gli uffici si trinceravano dietro pareri interni e circolari che invitavano a respingere i ricorsi, nonostante la Cassazione – da oltre vent’anni – ribadisca la differenza tra approvazione e omologazione. La decisione di Venezia dimostra che le denunce-querele, i ricorsi e le pressioni legali portati avanti negli ultimi mesi stanno producendo effetti concreti.

La vicenda non si limita al piano amministrativo. L’uso di strumenti privi di idoneità legale può integrare diversi reati. Non si parla più di abuso d’ufficio, ormai abrogato, ma di fattispecie precise: omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) per non aver verificato la legittimità dello strumento; falsità materiale (art. 476 c.p.) e ideologica (art. 479 c.p.) quando si certifica un’omologazione inesistente; truffa (art. 640 c.p.) se vengono riscosse somme non dovute; inosservanza dei provvedimenti dell’autorità (art. 673 c.p.) se si insiste nell’uso di apparecchi illegittimi.
Il segnale è chiaro: la stagione dei rigetti automatici potrebbe essere finita. L’accoglimento del ricorso a Venezia apre un varco che altri cittadini e associazioni potranno percorrere. Non si tratta di un cavillo tecnico, ma del rispetto della gerarchia delle fonti e del principio di legalità. Senza omologazione non c’è certezza della misura e senza certezza non c’è prova valida.
La domanda ora è inevitabile: quante multe emesse negli ultimi anni, fondate su strumenti solo approvati e non omologati, sono da considerarsi nulle? La risposta spaventa chi ha costruito interi bilanci comunali sulle sanzioni, ma restituisce fiducia ai cittadini che chiedono soltanto il rispetto delle regole.
Altvelox continuerà a vigilare e ad agire. Perché non basta una vittoria isolata. Serve che questo precedente diventi sistema, che ogni Prefettura e ogni giudice riconoscano ciò che la Cassazione ripete da tempo. La legalità non è un’opzione, è un obbligo. E senza strumenti omologati non può esserci alcuna sanzione legittima.







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