Padova: il paradosso degli autovelox: sanzioni nulle spacciate per legittime e Altvelox deposita nuova denuncia.
- Altvelox

- 3 ott
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Il Comune di Padova continua a utilizzare strumenti privi di omologazione nonostante la Cassazione abbia ribadito che senza tale requisito i verbali sono nulli. Il Vice Sindaco Bonavina li definisce “legali” e i Giudici di Pace padovani convalidano verbali contra legem. Un sistema che mina la certezza del diritto, produce danni economici ai cittadini e solleva ipotesi di reati penali e responsabilità erariali.

La vicenda padovana sugli autovelox non è più soltanto una questione tecnica o amministrativa, ma una vera e propria emergenza giuridica. Con la nuova denuncia-querela depositata da Altvelox, siamo di fronte alla quarta azione penale che mira a fermare un sistema che appare ormai distorto: l’utilizzo reiterato di strumenti privi di omologazione, elevazione di verbali nulli e dichiarazioni pubbliche che inducono i cittadini a credere legittime sanzioni in realtà inesistenti.

La legge è chiara e i giudici per obbligo Costituzionale sono soggetti alla legge. L’articolo 142, comma 6, del Codice della Strada e l’articolo 345 del Regolamento stabiliscono che solo gli apparecchi debitamente omologati possono produrre prove valide. La Corte di Cassazione lo ha ribadito in decine di sentenze, l’ultima delle quali depositata il 1° ottobre 2025. Eppure, a Padova si procede diversamente. I dispositivi installati lungo le tangenziali non risultano omologati, ma soltanto “approvati” con meri decreti dirigenziali, privi di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dunque senza valore di legge.
In questo quadro già critico, la dichiarazione del Vice Sindaco Diego Bonavina al quotidiano Il Gazzettino del 2 ottobre ha aggravato la situazione. Secondo Bonavina, i Giudici di Pace di Padova avrebbero confermato la legittimità delle multe e il Comune avrebbe fatto bene a non spegnere gli autovelox. Una simile affermazione non è una semplice opinione politica: è un atto che, provenendo da un pubblico ufficiale, attribuisce legalità a ciò che per la legge è radicalmente nullo. Significa indurre in errore i cittadini, spingerli a pagare sanzioni che non hanno alcun fondamento giuridico, e consolidare un sistema che mina la certezza del diritto.

La denuncia depositata da Altvelox individua in capo del Sindaco, Vice Sindaco e Dirigente Polizia Locale di Padova numerosi possibili reati. In primo luogo il falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.), perché attestare la legittimità di strumenti non conformi equivale a dichiarare vero ciò che non lo è. Vi è poi il falso materiale (art. 476 c.p.) nei verbali che richiamano presupposti inesistenti, il rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) per non aver interrotto l’uso di dispositivi illegali, e la truffa aggravata (art. 640 c.p.) ai danni della collettività: migliaia di automobilisti indotti a pagare sanzioni inesistenti, con indebito profitto per il Comune. Si aggiungono l’ipotesi di peculato (art. 314 c.p.), per l’uso di fondi pubblici destinati a dispositivi non idonei, e quella di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.), laddove i fornitori abbiano dichiarato falsamente la conformità degli strumenti.
Il tema non riguarda solo l’amministrazione comunale.
I Giudici di Pace di Padova, con le loro decisioni, hanno di fatto legittimato sanzioni contra legem, negando la funzione nomofilattica della Cassazione. Un atteggiamento che apre scenari ancora più inquietanti: se un giudice ignora principi consolidati, senza motivazioni puntuali e fondate, non esercita indipendenza, ma arbitrio.

La conseguenza è devastante per i cittadini. Chi capita davanti a un giudice che applica correttamente la legge vede annullata la multa illegittima; chi invece si imbatte in decisioni contra legem rischia di dover pagare importi maggiori della stessa sanzione, con evidente disparità di trattamento. In questo modo la giustizia appare incerta e variabile, con un effetto di sfiducia diffusa nelle istituzioni.
Altvelox ha chiesto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti di accertare non solo i profili penali, ma anche le responsabilità erariali legate alla spesa di denaro pubblico per apparecchiature inutilizzabili. Le casse comunali, infatti, vengono gravate da acquisti o noleggi illegittimi e dalle spese legali per i contenziosi, mentre i cittadini subiscono danni economici diretti.
«Non siamo di fronte a un cavillo tecnico, ma a un sistema illegale che si regge su dichiarazioni ingannevoli e decisioni giudiziarie contra legem» afferma Gianantonio Sottile Cervini, Presidente di Altvelox. «Chiediamo che l’Autorità Giudiziaria intervenga per ripristinare il rispetto della legge e porre fine a un meccanismo che mina le basi dello Stato di diritto».
La battaglia di Padova diventa così simbolica di un problema nazionale. Perché se passa il principio che un Comune può dichiarare legittimo ciò che non lo è, e che un giudice può ignorare la Cassazione senza darne conto, allora a crollare non è solo la legalità degli autovelox, ma la fiducia dei cittadini nello Stato.







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