Rieti: Il Prefetto ignora la Cassazione e difende l’autovelox senza omologazione.
- Altvelox
- 8 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Dal ricorso di un automobilista alla denuncia querela contro Prefetto, Viceprefetto e Sindaco. Un atto presentato proprio nel giorno in cui la Corte di cassazione, con le sentenze penale n. 36051/2025 e civile n. 29318/2025, ribadisce che l’uso di autovelox privi di omologazione integra fattispecie di reato.

Quando un Prefetto respinge un ricorso su una multa, il cittadino si aspetta almeno una cosa semplice: che venga applicata la legge. Nel caso di Rieti, secondo la denuncia presentata da Altvelox, è successo l’esatto contrario. Il ricorso dell'associato signor (omissis), sanzionato a Torricella in Sabina con un Velocar Aguia Red&Speed, è stato respinto con un’ordinanza che, alla prova delle norme e della giurisprudenza, appare difficilmente difendibile.
Il cuore del problema è noto a chi si occupa di Codice della strada. Per rilevare la velocità a distanza non basta un qualsiasi apparecchio elettronico. L’articolo 142 richiede strumenti “debitamente omologati”, non semplicemente “approvati” con un atto interno del Ministero. La Corte di cassazione, da anni, ha chiarito la differenza sostanziale tra approvazione e omologazione, ribadendo nel 2024 e nel 2025 che l’accertamento con dispositivi solo approvati è illegittimo, con conseguente caducazione del verbale.

Nel caso di Torricella in Sabina, invece, l’ordinanza prefettizia si appoggia a un decreto ex articolo 4 del decreto legge 121 del 2002 e a una generica pericolosità del tratto, senza alcuna istruttoria concreta su incidentalità, flussi di traffico, condizioni plano altimetriche, impossibilità di fermo in sicurezza. In pratica, la contestazione differita viene trattata come regola ordinaria per fare cassa, non come eccezione giustificata da dati oggettivi.
Manca del tutto anche il riferimento ai piani del traffico obbligatori ex articolo 36 del Codice della strada. Nessuna verifica sulla esistenza di PUT, PGTU o piani extraurbani che giustifichino quel limite di velocità e quella postazione. Eppure il Codice è chiaro: la sicurezza stradale si persegue con pianificazione e scelte coerenti, non solo con un autovelox lasciato a lavorare in automatico sul margine di una provinciale.
Altro passaggio critico riguarda la parte tecnica. L’ordinanza sostiene che gli strumenti di rilevazione oggi sarebbero solo “approvati”, non più “omologati”, richiamando il decreto ministeriale 282 del 2017 e qualche circolare. La Cassazione ha già smentito in modo netto questa lettura, chiarendo che circolari e determinazioni dirigenziali non possono cambiare ciò che stabiliscono le norme primarie. Se la legge chiede omologazione, una semplice approvazione interna non basta, e non può diventare surrogato del titolo abilitante.
Proprio qui entra in gioco il tema penale. Il vecchio abuso d’ufficio è stato abrogato, ma questo non significa che il pubblico ufficiale sia “libero” di ignorare la legge. A seconda dei ruoli e dei comportamenti, nel caso di Rieti si prospettano ipotesi come rifiuto o omissione di atti dovuti, omessa denuncia di reato, falso ideologico in atto pubblico quando si attesta la regolarità di sistemi privi dei presupposti legali, fino alla truffa in danno dei cittadini che pagano sanzioni fondate su strumenti illegittimi.

La denuncia di Altvelox non si limita al Prefetto e al Viceprefetto. Coinvolge anche il Sindaco, il dirigente dell’area vigilanza del Comune, la Polizia locale e, in prospettiva, gli stessi ministeri responsabili della filiera metrologica, quando tollerano la circolazione di apparecchi privi di un serio inquadramento normativo. Il danno non è solo per chi prende la multa e si vede respingere il ricorso con motivazioni stereotipate. È un danno per la credibilità dello Stato, che dovrebbe essere il primo a rispettare le proprie regole.
In sintesi, il caso di Torricella in Sabina e della Prefettura di Rieti è un esempio concreto di come il sistema possa deragliare: si usa un apparecchio di dubbia legittimità, si ignora la Cassazione, si dimenticano i piani del traffico, si respinge il ricorso con formule di rito. A questo punto è inevitabile che la questione venga portata davanti alla magistratura penale e contabile. Perché la sicurezza stradale è una cosa seria, ma non può essere il paravento per un sistema sanzionatorio costruito fuori legge.
In questo quadro, la nostra associazione non ha alcuna intenzione di abbassare la testa. Continueremo a depositare denunce querela ogni volta che un autovelox verrà usato fuori dalle regole, ogni volta che un Prefetto, un Sindaco o un dirigente sceglieranno di ignorare la legge e la giurisprudenza per far quadrare i conti sulle spalle dei cittadini. Siamo arrivati a oltre 190 denunce querele presentate in tutta Italia, davanti a 24 Procure della Repubblica diverse, senza che ad oggi si sia vista una sola azione concreta in grado di fermare il sistema che abbiamo documentato da anni. Sul versante disciplinare non va meglio: il Consiglio Superiore della Magistratura, a fronte di sentenze che sembrano scritte contro la lettera chiara delle norme e della Cassazione, continua a non ravvisare alcuna violazione, quasi fosse normale che il cittadino venga punito anche quando ha ragione. Se qualcuno pensa che questo basti a scoraggiarci, si sbaglia. Proprio l’inerzia e il silenzio di chi dovrebbe intervenire rende ancora più necessario che qualcuno continui a raccontare, documentare e portare davanti alle sedi competenti ogni singolo abuso, fino a quando il sistema non sarà costretto a cambiare.







Commenti