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Cassazione ancora una volta: senza omologazione gli autovelox sono carta straccia.

Una nuova sentenza ribadisce con fermezza che solo gli apparecchi debitamente omologati possono costituire fonte di prova. Altvelox denuncia il contrasto con le decisioni di alcuni Giudici di Pace di Padova e Rovereto, che hanno sostenuto l’equivalenza tra approvazione e omologazione. La Corte Suprema invece smentisce e riafferma la linea della legalità, aprendo scenari pesanti su chi ha continuato a legittimare strumenti irregolari.


 Nuova pronuncia di Cassazione del 01.10.2025
Nuova pronuncia di Cassazione del 01.10.2025

La Corte di Cassazione torna a farsi sentire e lo fa con chiarezza. Nella recente pronuncia n.26521/2025, i giudici supremi hanno ribadito che gli autovelox non possono essere utilizzati per accertare violazioni al Codice della Strada se non sono espressamente omologati.


Non basta quindi la semplice approvazione ministeriale, come da tempo qualcuno cerca di sostenere. Serve il titolo tecnico preciso, l’omologazione, che garantisce la conformità legale dello strumento.

Un principio già scolpito in numerose sentenze e ora riaffermato, senza ambiguità. La Cassazione ha infatti confermato che l’art. 142, comma 6, del Codice della Strada e l’art. 345 del Regolamento di esecuzione sono norme vincolanti, non interpretabili a piacere. Gli apparecchi devono essere omologati. Punto.


Ordinanza n.26521/2025 del 01.10.2025
Ordinanza n.26521/2025 del 01.10.2025

Questa chiarezza stride con quanto accaduto in diversi tribunali di merito. A Padova e Rovereto, ad esempio, nelle ultime settimane alcuni Giudici di Pace hanno sostenuto che approvazione e omologazione sarebbero concetti equivalenti.


Qualche settimana fa un giudice di Bologna. Una lettura che contrasta con la lettera della legge e con la costante giurisprudenza della Suprema Corte. Altvelox ha già denunciato penalmente questi giudici, ritenendo intollerabile che si continui a legittimare strumenti privi dei requisiti minimi previsti dalla normativa. Stesso copione a Bologna e Rovereto, dove ancora una volta si è cercato di legittimare sanzioni basate su apparecchi solo approvati, senza tener conto della differenza sostanziale tra i due procedimenti.


Un’interpretazione che appare forzata e che sembra più vicina a un’esigenza di cassa che al rispetto della legge. Non a caso Altvelox ha denunciato subito anche queste decisioni, segnalando il rischio di falsi giuridici e la compromissione della certezza del diritto.


La Cassazione invece non lascia scappatoie. Richiama i principi fondamentali: il cittadino può essere sanzionato solo sulla base di prove raccolte con strumenti conformi alla legge. Se lo strumento non è omologato, la prova non esiste. È un vizio insanabile che non può essere corretto con interpretazioni di comodo.


Il confronto tra la fermezza della Cassazione e le decisioni dei Giudici di Pace padovani e trentini è impietoso. Da un lato, un organo supremo che tutela la legalità e chiarisce che il diritto non si piega. Dall’altro, uffici giudiziari di primo grado che arrivano a negare l’evidenza normativa, al punto da essere oggetto di denuncia per abuso di potere e falsità ideologica.


Un passaggio della decisione della Cassazione
Un passaggio della decisione della Cassazione

Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un nodo centrale per la certezza del diritto e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Le multe basate su strumenti non omologati non solo devono essere annullate, ma pongono un problema più ampio: chi ha permesso che venissero elevate? Chi ha convalidato verbali fondati su strumenti illegali? E soprattutto, chi risarcirà i cittadini che hanno pagato ingiustamente?


La vicenda dimostra quanto sia fragile l’equilibrio tra il dovere di garantire sicurezza stradale e la tentazione di trasformare gli autovelox in bancomat per gli enti locali. La legge è chiara, ma viene piegata in nome della cassa. È qui che interviene la Cassazione, ricordando che il fine non giustifica i mezzi e che la sicurezza non può poggiare su strumenti illegali.


Altvelox non arretra. Dopo le denunce ai Giudici di Pace che hanno disatteso la legge, l’associazione continua a chiedere che vengano ripristinate regole certe, che i dispositivi non omologati vengano rimossi e che i cittadini siano risarciti. La nuova sentenza della Cassazione è un’arma in più, perché conferma ciò che da anni sosteniamo: senza omologazione non c’è legalità.


Un passaggio della decisione della Cassazione
Un passaggio della decisione della Cassazione

La strada è segnata. Non basteranno circolari ministeriali o pareri di comodo a cambiare la sostanza. La Cassazione ha parlato e continuerà a parlare, fino a quando il sistema non sarà ripulito da abusi e forzature. Per Padova, Rovereto e tutti i tribunali che hanno chiuso gli occhi, questa decisione è un richiamo severo: la legge non si interpreta per convenienza, si applica.

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