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San Donà (VE): Dichiarazioni in stampa e atti mancanti Altvelox chiede documenti non slogan.

Dopo le frasi attribuite al sindaco Avv. Alberto Teso su “Modello 45”, “GIP” e cause civili, l’associazione pretende la base documentale delle affermazioni rese al Gazzettino, con accesso agli atti e trasparenza, e diffida anche gli Ordini forensi che, a oggi, non hanno nemmeno dato un riscontro minimo sul procedimento disciplinare segnalato.


L'avvocato Alberto Teso (Sindaco) e la sorella Avvocato Martina Teso
L'avvocato Alberto Teso (Sindaco) e la sorella Avvocato Martina Teso

Il 23 dicembre 2025, sulle pagine del Gazzettino, vengono riportate dichiarazioni attribuite al Sindaco pro tempore di San Donà di Piave, Avv. Alberto Teso: "strampalate denunce proposte da questo signore", “la mia denuncia per calunnia”, “causa civile per risarcimento danni”, e soprattutto un passaggio che pesa come un macigno comunicativo, l’affermazione secondo cui “la maggioranza” delle denunce di Altvelox sarebbe stata iscritta al cosiddetto “Modello 45”, con l’aggiunta che la denuncia del Sindaco sarebbe “davanti al GIP di Belluno”. Sono parole ad effetto, costruite per chiudere la discussione senza entrare nel merito.


Il problema è che, in uno Stato di diritto, le frasi non bastano. Servono atti.


Il Gazzettino del 23.12.2025
Il Gazzettino del 23.12.2025

Per questo Altvelox non risponde con un post indignato, ma con ciò che la legge prevede quando un amministratore pubblico porta in stampa riferimenti specifici a procedimenti, stati processuali, iniziative legali, e possibili spese a carico dell’ente: una richiesta urgente di accesso agli atti al Comune di San Donà di Piave, fondata sulla L. 241/1990 e sul D.Lgs. 33/2013. Qui non si chiede il fascicolo della Procura, che non è nella disponibilità del Comune e segue regole proprie. Si chiede la documentazione detenuta dall’ente che giustifica quelle esternazioni, cioè le querele o gli atti presentati, le ricevute di deposito, le comunicazioni formali che attesterebbero “GIP” e “Modello 45”, gli eventuali atti preparatori della causa civile, e i documenti che spiegano come quelle dichiarazioni siano state predisposte o diffuse, compresi eventuali comunicati e interlocuzioni con la stampa. È una richiesta lineare, verificabile, e difficilissima da contestare senza scivolare in un diniego pretestuoso.


Il punto, anche per chi non mastica diritto amministrativo, è semplice e reale: se un Sindaco dichiara pubblicamente che certe iniziative “sono infondate” perché “Modello 45”, deve poter indicare su quali carte basa l’informazione, almeno per gli atti che transitano dall’ente o dai suoi incaricati. Altrimenti si crea un cortocircuito pericoloso, la reputazione di un soggetto collettivo viene colpita con argomenti “tecnici” ma non controllabili, e nel frattempo i cittadini continuano a ricevere verbali, spese, e contenziosi. Una frase lunga può fare rumore per un giorno. Un documento, quando esiste, parla per anni.


Estratto della memoria difensiva prodotta dall'Avvocato Martina Teso difensore di fiducia del fratello sindaco
Estratto della memoria difensiva prodotta dall'Avvocato Martina Teso difensore di fiducia del fratello sindaco

In parallelo, Altvelox ha diffidato anche gli Ordini forensi competenti e il Consiglio Distrettuale di Disciplina del Veneto, perché su un esposto disciplinare relativo all’Avv. Alberto Teso, trasmesso e sollecitato sin dal 15 settembre 2025, non risulta pervenuta nemmeno una comunicazione minima sullo stato della trattazione. Non si pretende un “giudizio” anticipato, né un verdetto mediatico. Si chiede l’ABC istituzionale, protocollazione, presa in carico, fase procedimentale, eventuali richieste di integrazione. Anche qui la pretesa è sobria, quasi imbarazzante per quanto è elementare.


La vicenda, va ricordato senza fare processi in piazza, nasce da un fatto molto concreto e documentale: il Sindaco avrebbe scelto di farsi assistere dall’Avv. Martina Teso, indicata come sua sorella, per iniziative successive e collegate alla gestione della propria denuncia (in particolare, per attività di tutela e per l’opposizione a provvedimenti di archiviazione), e Altvelox aveva rilevato che la stessa Avv. Martina Teso risulterebbe operare nel medesimo studio professionale del Sindaco, circostanza che, da sola, non è “illecita” ma impone trasparenza totale quando si parla di incarichi, compensi, titoli giustificativi e atti formali, soprattutto se ruotano attorno a figure pubbliche e alla spendita del ruolo istituzionale. Per questo l’associazione aveva chiesto al Comune di San Donà di Piave tutti i documenti che giustificassero l’eventuale difesa o consulenza resa dall’Avv. Martina Teso, incluse delibere, determine, impegni di spesa, incarichi, convenzioni, preventivi, liquidazioni, e ogni atto presupposto o consequenziale. Non avendo ricevuto alcun riscontro documentale idoneo, Altvelox ha quindi depositato una denuncia querela, con esposto anche all’Ordine degli Avvocati di Venezia, chiedendo verifiche sul piano deontologico e sulla regolarità degli atti, ma a oggi non risulta pervenuta una risposta nemmeno minimale sullo stato della trattazione.


L’associazione, per prudenza e per rispetto delle regole, mantiene pertinenza e continenza: niente accuse personali, niente etichette, niente processi sui giornali. Ma mette un paletto netto: quando un sindaco usa la stampa per raccontare procedimenti e per liquidare come “strampalate” iniziative che riguardano trasparenza, sicurezza e legittimità degli strumenti sanzionatori, la risposta corretta non è la polemica, è la produzione degli atti.


Se gli atti esistono, bene, si consegnano e si chiude il capitolo delle allusioni. Se non esistono, o se l’ente prende tempo con risposte vaghe, allora il tema cambia natura: non più “chi ha ragione”, ma perché un’amministrazione non ostende documenti dovuti. E quello, piaccia o no, è un terreno dove la legge non ama le sceneggiate e dove possono aprirsi valutazioni, anche penali, solo dopo una verifica seria, documentale, e senza scorciatoie.


Altvelox, in sostanza, sta dicendo una cosa che dovrebbe essere normale: basta narrazioni, basta titoli, basta frasi ad effetto. Portate i documenti. Senza documenti, la credibilità non si difende, si invoca. E in amministrazione, invocare non è una prova.


Sotto il video trovate le richieste formulate all'ordine degli avvocati e comune di San Donà di Piave.





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