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Il MIT tenta ancora di "salvare" gli autovelox senza omologazione. Altvelox porta il direttore generale in Procura.

In una nota ufficiale il Direttore Generale - Fausto Fedele del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha il coraggio di sostenere che le procedure di approvazione e omologazione sono sostanzialmente identiche. L’associazione ha presentato denuncia penale parlando anche di pericolosa “disinformazione pubblica” che confonde cittadini e favorisce i Comuni.


Il censimento degli apparecchi non esclude l'obbligo della omologazione
Il censimento degli apparecchi non esclude l'obbligo della omologazione

Quando si parla di autovelox, in questi mesi si sta giocando una partita molto più seria di quanto sembri. Da un lato c’è il nuovo “censimento nazionale” delle postazioni, presentato come grande operazione di trasparenza ma, nei fatti, inutile e fuorviante: fotografare dove sono gli apparecchi non li rende automaticamente legittimi, né supera l’obbligo di omologazione previsto dall’art. 142 del Codice della strada e ribadito da numerose ordinanze della Corte di Cassazione. Senza omologazione, la misura resta giuridicamente zoppa, anche se inserita nel più bello dei database ministeriali.


La nota del MIT che equipara le procedure tecniche
La nota del MIT che equipara le procedure tecniche

Dall’altro lato c’è una nota ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che insiste a equiparare “approvazione” e “omologazione”, come se fossero la stessa cosa, nonostante il diverso fondamento normativo e la funzione tecnica distinta. Una lettura del genere, se assunta come linea amministrativa, rischia di svuotare di senso anni di giurisprudenza, di spostare il confine della legalità con un semplice atto dirigenziale e di legittimare l’uso di strumenti che non hanno mai superato un vero percorso di verifica metrologica.


A fare da cornice c’è infine una parte della stampa che, richiamandosi alle fonti istituzionali senza verificarne la correttezza giuridica, diffonde articoli rassicuranti sul “via libera” agli autovelox censiti, tacendo però un punto decisivo per i cittadini: in assenza di omologazione le multe restano comunque nulle. Il risultato concreto è un mix perfetto di incertezza del diritto, disinformazione e vantaggio economico per molti Comuni, che possono continuare a fare cassa con apparecchi la cui legittimità è tutt’altro che scontata. In questo contesto, la gravità delle questioni sollevate non riguarda solo singoli verbali, ma il rispetto stesso dei principi di legalità, trasparenza e tutela degli utenti della strada.


Per chi pensava che sulla questione autovelox si fosse toccato il fondo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella. Con una risposta formale a una ditta che aveva diffidato il dicastero chiedendo oltre 600 mila euro di risarcimento per le mancate omologazioni, il Direttore generale Fausto Fedele ha scritto, nero su bianco, che approvazione e omologazione sarebbero “identiche procedure”.


Denuncia del 29.11.2025
Denuncia querela del 29.11.2025

Non un’opinione al bar, ma una posizione ufficiale. Ed è qui che la vicenda, da tecnica, diventa esplosiva. Secondo Altvelox, Associazione nazionale tutela utenti della strada, quella frase non è solo discutibile, è giuridicamente devastante. Perché il nostro ordinamento, e prima ancora il buon senso, distingue in modo chiaro tra semplice approvazione amministrativa e omologazione tecnico metrologica. L’art. 142 del Codice della strada parla di “dispositivi regolarmente omologati”, non di strumenti semplicemente approvati con una determina dirigenziale.


La Corte di Cassazione lo ha ribadito a raffica negli ultimi anni, con ordinanze e sentenze che richiamano la necessità di una omologazione vera, con prove tecniche, competenza metrologica e pubblicazione degli atti, non un semplice “ok” interno del MIT. In sintesi, per usare un esempio semplice, approvazione è un via libera burocratico, omologazione è il collaudo che certifica che quello strumento misura davvero come la legge pretende.


Dentro questo quadro normativo già complesso è arrivato il censimento nazionale degli autovelox, presentato al grande pubblico come la panacea di tutti i mali. Alcuni giornali sono arrivati a scrivere che, grazie al censimento, gli apparecchi sarebbero “salvi”, quasi che l’elenco aggiornato valesse più dell’omologazione prevista dal Codice della strada. Per Altvelox è il contrario: il censimento non sana nulla e non supera il problema di fondo. Serviva solo a confermare, con maggiore precisione, dove sono posizionati gli apparecchi, non a trasformare strumenti privi di omologazione in dispositivi “magicamente” legittimi. Tanto più che molte postazioni sorgono su strade prive dei piani obbligatori previsti dall’art. 36 CdS, come PUT, PGTU e PETU, in teoria indispensabili per programmare la sicurezza e non solo la repressione.


Su questo sfondo esplode la mossa di Altvelox. L’associazione ha presentato ieri una denuncia alla Procura della Repubblica contro il direttore generale Fausto Fedele, ipotizzando, tra gli altri, i reati di falsità materiale e ideologica in atto pubblico ex art. 479 c.p., omissione di atti dovuti ex art. 328 comma 2 c.p., oltre a possibili profili di truffa ai danni dei cittadini ex art. 640 c.p., concorso e continuazione ex artt. 110 e 81 c.p.


Nell’esposto si contesta che una struttura tecnica dello Stato, anziché adeguarsi alle più recenti pronunce di legittimità, continui a sostenere la validità di apparecchi privi di omologazione, alimentando una prassi che scarica sui cittadini il costo di un sistema costruito “a colpi di determina”. E si segnala anche l’inattività di chi, per legge, avrebbe l’obbligo di intervenire: Prefetti, Comandanti di Polizia Locale, Polizia Stradale, gestori delle strade, tutti ben consapevoli del quadro normativo e della legge 241/1990 sul diritto di accesso e sulla trasparenza.


Indagine della Corte dei Conti
Indagine della Corte dei Conti 29.11.2025

La questione non è più solo tecnica. È politica, economica e culturale. Da un lato Comuni che si reggono su bilanci drogati dai proventi delle multe, dall’altro cittadini che, non essendo giuristi, vengono bombardati da messaggi rassicuranti su censimenti, nuove direttive e presunti “via libera” del Ministero.


In mezzo, una verità semplice che Altvelox riassume così: senza omologazione, gli autovelox non possono essere usati per sanzionare, a prescindere da quanti elenchi o tabelle il Ministero compili.


La partita ora passa nelle mani della magistratura. Perché qui non si tratta solo di qualche verbale annullato, ma di verificare se anni di silenzi, interpretazioni forzate e atti amministrativi disinvolti abbiano prodotto una violazione sistematica dei principi di legalità e di tutela degli utenti della strada. Se la legge deve valere per tutti, è arrivato il momento di dimostrarlo anche dietro gli sportelli dei Ministeri e nelle cabine che fotografano i nostri passaggi.

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