SR308 la Polizia Stradale disse NO!!! Prefetto e Sindaco tirano dritto. Denunciati.
- Altvelox

- 24 ago
- Tempo di lettura: 5 min
La vicenda degli autovelox installati lungo la SR308, la cosiddetta “nuova Strada del Santo” rappresenta uno dei casi più eclatanti di come la retorica della sicurezza stradale venga piegata a meri fini di cassa, in aperto contrasto con i principi di legalità sanciti dal Codice della Strada e con i pareri tecnici vincolanti della Polizia Stradale. Denunciati Prefetto di Padova, Sindaco di Campodarsego e Dirigente Polizia Locale del Camposampierese per omissione atti d'ufficio, falsità materiale e ideologica.

Fate particolare attenzione, perché oggi rendiamo pubblico un documento inedito ma di assoluta rilevanza per comprendere come siano state effettivamente gestite le autorizzazioni relative agli autovelox. La normativa vigente stabilisce che il Prefetto, prima di concedere l’autorizzazione all’installazione di dispositivi di rilevamento automatico della velocità, debba acquisire e valutare una relazione tecnica redatta dall’Organo di Polizia Stradale territorialmente competente. Tale relazione deve contenere considerazioni di carattere tecnico e operativo, idonee a verificare la rispondenza delle installazioni alle prescrizioni di legge e alle concrete esigenze di sicurezza della circolazione.
In questo contesto, il Dirigente della Sezione Polizia Stradale di Padova, con nota del 17 aprile 2012, espresse il proprio parere a seguito dell’istanza presentata dalla Federazione dei Comuni del Camposampierese, che richiedeva l’autorizzazione per l’installazione di nuove postazioni fisse sulla Strada Regionale 308, nel territorio del Comune di Campodarsego e in altri Comuni limitrofi.
La Polizia Stradale dice NO

Il parere emesso dal Dirigente della Polizia Stradale, prot. n. 3548/12 Rep. 220.15 del 17.04.2012, a firma del Vice Questore Carmine Tabarro, NON CONCEDEVA il proprio permesso alla richiesta di installazione autovelox sulla SR308 al Km.7+450 (direzione Padova) e Km.10+650 (direzione Castelfranco Veneto) e al Km. 5+270 (direzione Castelfranco) in quanto testualmente: "...renderebbe di fatto I'intera arteria sottoposta ad un "integrale" controllo della velocità al punto da prendere in considerazione l'idea interamente in Decreto anziché accettare il rischio di interventi ed invertire i termini logici delle norme in vigore arrivando (quasi strada è pericolosa perché ci sono gli autovelox e non il contrario. In conclusione, il parere di quest'ufficio è che I'implementazione dei dispositivi di controllo della velocità, allo stato attuale, non sia giustificato..."
ll parere reso dal Dirigente della Polizia Stradale, richiamato testualmente nei decreti prefettizi n. 18109/2012 e n. 16183/2020, attestava di avere “valutato attentamente gli esiti delle istruttorie nonché i pareri espressi in sede di apposita riunione da parte sia dell’Ente proprietario della strada che del Comando della Sezione della Polizia Stradale di Padova”.
Questo dato è dirimente. Dimostra in modo inequivocabile che la Polizia Stradale non era un soggetto marginale o meramente consultivo, bensì rivestiva un ruolo tecnico centrale e determinante nell’iter autorizzatorio degli autovelox sulla SR308. Nonostante ciò, il Prefetto di Padova ha scelto di ignorare un parere chiaramente negativo, motivato e proveniente dall’Autorità di polizia specializzata in materia di sicurezza della circolazione. Ha rilasciato ugualmente i decreti autorizzativi, con ciò realizzando una forzatura procedimentale che tradisce i principi fondamentali di legalità e buon andamento dell’azione amministrativa.L’autorizzazione prefettizia, infatti, non poteva legittimamente prescindere dal parere contrario della Polizia Stradale, unica Autorità competente a valutare la compatibilità delle installazioni con i requisiti di sicurezza fissati dal Codice della Strada e dalle circolari ministeriali.
Il Prefetto dice SI
Il Prefetto ha così assunto su di sé l’intera responsabilità giuridica e amministrativa per l’illegittima autorizzazione delle postazioni. Responsabilità aggravata dal fatto che lo stesso decreto prefettizio del 16 maggio 2012 affermava di avere “valutato attentamente gli esiti delle istruttorie” e i “pareri espressi” dalla Sezione di Polizia Stradale di Padova, fingendo quindi di aver recepito orientamenti tecnici che in realtà erano di segno opposto.

L’illegittimità si conferma e si aggrava nell’ultimo decreto autorizzativo del 2025, dove il Prefetto richiama formalmente l’Allegato A, punto 1, del Decreto Interministeriale sugli autovelox, che impone precisi presupposti per l’individuazione dei tratti di strada: un “elevato livello di incidentalità” documentato da un’analisi quinquennale del numero, della tipologia e delle cause degli incidenti, con particolare riferimento alla velocità quale causa principale o concausa; la documentata impossibilità o difficoltà di contestazione immediata dovuta alle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico; la rilevazione di velocità operative effettivamente superiori ai limiti consentiti, certificate dall’ente proprietario o gestore della strada.
Ebbene, nessuno di questi presupposti è stato oggettivamente accertato né documentato. Non risulta agli atti alcuna analisi quinquennale sull’incidentalità, non vi è traccia di relazioni tecniche periodiche, non è stato dimostrato un incremento reale di incidenti sul tratto interessato. La conferma delle postazioni avvenuta nel 2025 appare quindi una mera reiterazione burocratica, priva di base istruttoria, in aperto contrasto con il dettato normativo e con la consolidata giurisprudenza di Cassazione e Consiglio di Stato.
Il Prefetto di Padova ha dunque operato in totale spregio del principio di legalità, ignorando i vincoli tecnici imposti dal legislatore e, soprattutto, il parere vincolante della Polizia Stradale, che aveva già escluso la necessità e la legittimità delle installazioni. Una condotta che non solo configura un evidente vizio di legittimità degli atti, ma mina la credibilità stessa delle istituzioni preposte alla tutela della sicurezza stradale, ridotta a mera copertura retorica per un sistema sanzionatorio privo di fondamento.
Il Sindaco Autovelox per la sicurezza
Appare quanto meno paradossale, se non del tutto intollerabile, che gli amministratori locali, invochino la “sicurezza stradale” soltanto quando si tratta di giustificare l’utilizzo di autovelox, salvo poi disinteressarsi completamente dello stato disastroso della SR308, arteria gestita da Veneto Strade Spa e percorsa quotidianamente da migliaia di utenti.
Il manto stradale, in entrambe le direzioni Padova e Castelfranco Veneto, si presenta in condizioni fatiscenti, disseminato di buche, avvallamenti e vere e proprie voragini che costituiscono una minaccia concreta e quotidiana per l’incolumità degli automobilisti, dei motociclisti e di ogni utente della strada. Numerosi veicoli subiscono danni materiali, con conseguenti riparazioni a carico dei cittadini, mentre gli enti gestori omettono da anni ogni intervento strutturale risolutivo.

In tale contesto, appare ancora più grave la dichiarazione resa dal Sindaco di Capodarsego Valter Gallo, secondo il quale l’atto di indirizzo adottato dalla giunta dei sindaci costituirebbe “un segnale di grande responsabilità” in favore della sicurezza dei cittadini. Egli ha affermato che, sebbene gli autovelox siano stati temporaneamente spenti, il loro riavvio sarebbe “doveroso” in ragione delle segnalazioni di eccessi di velocità e di presunte statistiche allarmanti.
Tali parole, se rapportate alla realtà fattuale, assumono i contorni di una vera e propria presa in giro nei confronti della collettività. Da un lato si lascia colpevolmente la strada in condizioni indegne e pericolose, violando l’art. 14 del Codice della Strada che obbliga l’ente proprietario a garantire la manutenzione e la sicurezza della viabilità; dall’altro, ci si affretta a ripristinare i controlli automatici di velocità, senza che sia stata minimamente risolta la criticità principale, ossia la pericolosità strutturale della SR308.

È evidente che l’uso dello strumento sanzionatorio, in simili condizioni, non solo perde la sua legittimazione giuridica e sociale, ma si traduce in un meccanismo vessatorio volto unicamente a incrementare le entrate dei Comuni. La sicurezza viene evocata solo come paravento retorico, mentre i cittadini restano esposti a gravi rischi derivanti dall’incuria e dall’omissione degli obblighi primari di manutenzione.
Tale condotta configura non soltanto una violazione dei doveri d’ufficio da parte degli amministratori locali e degli enti gestori, ma integra ipotesi di responsabilità penale per omissione e attentato alla sicurezza stradale, oltre che profili di danno erariale per l’utilizzo distorto dei proventi delle sanzioni. Per questi motivi, la situazione impone una formale denuncia-querela affinché vengano accertate tutte le responsabilità, sia amministrative sia penali, di chi continua a brandire la parola “sicurezza” per giustificare gli autovelox, ignorando la realtà di una strada che andrebbe interamente rifatta e resa finalmente sicura.







E' uno schifo totale... finchè qualcuno di queste "Autorità" non varcherà le porte del carcere non vedremo mai un miglioramento e/o aggiustamento sia in tema della "sicurezza stradale" che per la "trasparenza amministrativa". Purtroppo queste persone occupano posti di potere ove in questa Nazione con il potere fai quello che vuoi.....;
La magistratura o meglio l'Organo inquirente ricevuta la denuncia (l'ennesima) si chiamerà "fuori" dalla scena poi magari, tra qualche giorno, archivierà senza nemmeno disporre indagini ... ..